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Vademecum - come rispondere ai negazionisti

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Vademecum - come rispondere ai negazionisti

di        
Andrea Cavalleri


I concetti generali del denaro-debito sono semplici e accessibili a tutti.
Proprio per questa ragione troll e debunkers di ogni tipo (nonché un folto drappello di “utili idioti”) estraggono dal cilindro ogni genere di contorto formalismo e ragionamento sofistico pur di negare la connessione tra signoraggio bancario e debito pubblico/privato.
Dato che periodicamente compaiono articoli di questo tipo, finalizzati a confondere e sconcertare le persone che non hanno il tempo e la voglia di approfondire il problema da sé, può essere utile sapere dove cercare le informazioni che permettono di toccare con mano la realtà.

Ciascuno di noi ha un amico, un parente, un conoscente a cui sta cercando di spiegare l'assurda realtà monetaria che condiziona la nostra vita, e ciascuno di noi si trova di fronte a un'opposizione che nasce da un duplice problema: l'amico non ne sa nulla e non riesce di ammettere di non sapere nulla perché utilizza abbondantemente i mezzi di informazione: possibile che le TV e i giornali non ne parlino mai? Così tanto meno ne sa, tanto più si ostina a negare, soprattutto se si imbatte in uno di quegli articoli di cui sopra, o in un sito che sostiene che “il valore del denaro è la cambiale sottostante”, che “il denaro serve per comprare debiti” e che “passare una notte in albergo è un debito” (tutte frasi e concetti che ho letto personalmente su “Informazione corretta”).

Prima di elencare le più comuni obiezioni e confutarle (indicando sopratutto gli indirizzi in cui verificare i dati) occorre ricordare che certi fatti che si imputano al sistema bancario (come la creazione di denaro dal nulla) sono assolutamente veri nella sostanza. Formalmente però il sistema ha adottato dei percorsi tesi a mascherare il proprio operato, cosicché sul piano dei puri regolamenti non è sempre possibile o evidente dimostrarli.

Obiezione N°1

Le banche centrali sono enti istituzionali, perciò non possono operare in contrasto con gli interessi dei cittadini.
Risposta: Non tutte le banche centrali sono pubbliche, ad esempio la FED americana è completamente privata e privata è anche la banca d'Italia – vedere qui:
http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti    
(sarà un caso che USA e Italia detengano il primo e il quarto debito pubblico al mondo?).
La BCE è a maggioranza pubblica, però abbiamo visto che i Governatori, per quanto nominati dalle autorità pubbliche 1) provengono dal mondo delle banche private (Draghi era addirittura presidente della Goldman Sachs Europa) e 2) continuano a fare gli interessi delle banche private, con scarsissima attenzione agli interessi dei cittadini, per i quali propongono solo austerità.
In realtà, anche per le Banche Centrali private, la nomina del Governatore avviene da parte del governo politico, però i candidati alle nomine sono proposti dagli azionisti, quindi i governi non compiono delle vere scelte, ma ratificano i desiderata della finanza. Si veda ad esempio quanto scritto nell'Articolo 18 dello Statuto della banca d'Italia.
http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/statuto Dopo aver scaricato il PDF leggere l'Articolo 15 che definisce il Consiglio Superiore: un organismo di vertice della Banca d'Italia, nominato dagli azionisti. All'Articolo 18 si dice che il Governatore è nominato dal Presidente della Repubblica etc etc “sentito il parere del Consiglio Superiore”. Ovvero la politica nomina i candidati presentati dal Consiglio Superiore, cioè dagli azionisti.
Con trucchi assolutamente simili è gestita la direzione della FED e, sempre in base a logiche analoghe, gli interessi privati riescono a prevalere all'interno della BCE.


Obiezione N°2

Le banche centrali fanno utili modesti, che restituiscono in buona parte allo Stato. Dunque non possono influire sui debiti pubblici.    
Risposta:  http://www.ecb.europa.eu (banca centrale europea) cliccare su pubblications nel menù a tendina in alto, scegliere annual report nel riquadro rosa a sinistra, selezionare anno e lingua e scaricare il PDF.
Andare alla voce stato patrimoniale del bilancio e verificare ATTIVI-CREDITI INTERNI ALL'EUROSISTEMA-crediti derivanti dall'allocazione delle banconote in euro ….
Poi vedere PASSIVI-BANCONOTE IN CIRCOLAZIONE... confrontare le cifre (identiche).
In cosa consiste quel passivo? Di certo non sono le spese per la stampa delle banconote, già annotate in fondo al conto economico (pagina seguente), dopo le altre spese, alla voce “servizi di produzione di banconote”.
L'unica pseudo-spiegazione è che se la Banca Centrale dà le banconote allo Stato, le segna al passivo, segnando all'attivo la restituzione con gli interessi. Ragionando in questo modo, si riscontra  la clamorosa mancanza sul bilancio dell'attivo corrispondente alla creazione delle banconote nuove.
In ogni caso il bilancio è falsato da un regolamento contabile irrealistico, che, pur essendo legale, è totalmente scorretto.
Se il vostro amico non capisce perché è scorretto, provate a suggerirgli di fare qualcosa di nuovo, per esempio di costruirsi una mansarda, e poi di andare al catasto a segnarla come passivo: forse comincerà a intuire il motivo.
In realtà il trattamento delle banconote è assimilato alle opere d'ingegno (come i brevetti e i romanzi) tant'è che sugli euro cartacei è presente il simbolo del copyright (guardare una banconota, appena a sinistra della scritta BCE). Facendo il paragone con un autore, questi non può segnare all'attivo un “valore del romanzo”, poi segnare al passivo lo stesso “valore” per  la cessione all'editore e infine riportare l'attivo dei diritti, ma segna solo questi ultimi in cambio dello sfruttamento del romanzo. Se poi il romanziere scrivesse sulla dichiarazione dei redditi solo il presunto passivo, “dimenticandosi” l'attivo della creazione del bene, esattamente come fa la Banca, per lui si spalancherebbe l'opportunità di creare un nuovo romanzo carcerario, raccogliendo il materiale tramite esperienza diretta in una confortevole cella.

Bisogna notare che i criteri contabili  sono stati elaborati dalla Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, che, a onta del nome altisonante, è di fatto un club di banchieri privati.
La conclusione è che la banca inventa passivi inesistenti di modo che i suoi utili non risultano in bilancio e tanto meno vanno a coprire il debito pubblico, che si trova così decurtato dell'entrata del reddito da signoraggio (o almeno le tasse su di esso). Dopodiché la banca pretende un interesse da riscuotersi su un debito che non aveva ragione di esistere.

Obiezione N°3

La BCE non presta soldi agli Stati, ma solo alle banche. Dunque non può influire sui debiti pubblici.    
Risposta: Nonostante faccia talvolta eccezione, è vero che la BCE dovrebbe prestare solo alle banche. Ma, il punto è proprio questo, è il sistema bancario nel suo complesso a sfruttare il signoraggio a danno della collettività. La Banca Centrale è l'emblema del sistema di indebitamento e l'anello della catena in cui la truffa è più evidente, ma non è l'unico né il maggiore per dimensioni.

La Banca Centrale emette la “base monetaria” ovvero crea soldi completamente dal nulla. Tutte le altre banche adoperano il “moltiplicatore monetario”, ovvero erogano crediti per un valore molto maggiore rispetto ai soldi che hanno in deposito. I criteri che definiscono il rapporto tra soldi nella disponibilità della banca e credito erogato, nonché il concetto stesso di capitale della banca, sono stati fissati nel solito club di banchieri della BIS da un gruppo di banchieri centrali del G10 nelle norme di Basilea I, Basilea II e (non ancora in vigore) Basilea III. Ebbene i criteri di Basilea non definiscono nemmeno più il credito erogabile a partire dal patrimonio, ma, viceversa, impongono alla banca di detenere un certo patrimonio in base al credito erogato (che dunque dipende solo dalla capacità di indebitamento dei clienti).

Una prova globale della creazione di denaro tramite il “moltiplicatore monetario” è presente nel bilancio delle banche. Prendiamo ad esempio banca Intesa. Percorso: www.intesasanpaolo.com , cliccare sul menù a tendina “il gruppo” e selezionare la voce “Investor Relations”, sul menù a sinistra scegliere “Bilanci e relazioni”, selezionare un bilancio completo (ad esempio 2012) e scaricare il PDF. Usando il tasto ctrl+ per ingrandire la visuale, a pag 154 (Stato patrimoniale consolidato) si può notare la voce “crediti verso clientela” ovvero i prestiti erogati, pari a 376.625 (milioni di €). Poi andare a pag 158 e vedere la terza voce da destra “patrimonio netto consolidato” al 31-12-2012 pari a 50.199 (milioni di €). Con l'uso elementare di una calcolatrice si può verificare che il patrimonio di banca Intesa nel 2012 è il 13,3% dei prestiti erogati. Analoga è la situazione di Unicredit, con un patrimonio netto di 66.453 (milioni di €) a fronte di crediti verso la clientela di 547.144 (milioni di €) con un rapporto capitale detenuto/prestato del 12,1%. E queste sono le due maggiori banche italiane...

La commistione incestuosa tra pubblico e privato, a cui abbiamo accennato sopra, rivela ora tutti i suoi effetti deleteri: banchieri privati emanano delle regole, che vengono recepite dai banchieri pubblici, a vantaggio delle S.p.A. di proprietà dei primi.

Vediamo dunque come funziona il sistema di prestiti: il cittadino, o anche lo Stato, hanno un conto in una banca. Quando hanno bisogno di soldi la banca eroga un prestito, accreditando la cifra richiesta sul conto del debitore anche se la banca quella cifra non ce l'ha (se tutto va bene ne ha un decimo). La banca fa rientrare queste operazioni nelle pratiche di “gestione del rischio”, ma nella sostanza, dare una cosa che non c'è, significa crearla. La contabilità utilizzata è identica a quella della Banca Centrale, ovvero la banca segna al passivo tutta la somma erogata, ma in cosa consiste il passivo se quei soldi non c'erano? Ben diverso è il trattamento del debitore, ad esempio un privato che ha contratto un mutuo: se non ha tutti i soldi per pagare le rate, la casa gli viene pignorata.

Quindi la banca percepisce interessi sia sui soldi che aveva (ben pochi) sia su quelli che non aveva.
E il cittadino paga interessi sia sui soldi che prende in prestito personalmente, sia su quelli che prende lo Stato (in Italia il 20% delle tasse è utilizzato solo per pagare interessi sul debito pubblico), sia sui prestiti contratti dagli imprenditori. Infatti il costo dei mutui, leasing e “castelletti” (anticipo fatture) delle imprese vengono scaricati sul prezzo del prodotto finito e quando andiamo a fare la spesa paghiamo tutti questi interessi per conto dell'imprenditore.
La banca incassa tutte queste rendite senza aver fatto nulla, solo perché è nella posizione legale di poter dare soldi, per una pura convenzione.
Sempre per una pura convenzione dunque i cittadini e soprattutto lo Stato, che dovrebbe detenere il potere di battere moneta, si indebitano (e più oltre vedremo in quali termini).

A volte la “catena alimentare” del debito è spudorata, come nel caso del LTRO di Mario Draghi: un finanziamento della BCE di 1000 miliardi al'1% per le banche europee. Le banche, con quei soldi, non hanno fatto altro che comprare buoni del tesoro statali con rendimenti del 6-7% andando così ad arricchirsi a spese dei debiti altrui e, naturalmente, senza fare assolutamente nulla di utile.

Obiezione N°4

La Banca Centrale non spaccia a 100 le banconote che le costano pochi centesimi come fanno i falsari.     
Risposta: Chiunque prenda banconote dalla Banca Centrale le prende con un tasso di sconto, e quindi a un prezzo superiore a quello che accettano i falsari.  I falsari non tengono la contabilità, la banca tiene una contabilità falsa per legge. Quindi, sia nella sostanza, sia nella forma, la Banca Centrale non fa come i falsari, ma peggio.

Obiezione N°5

Il debito pubblico è comunque colpa dello Stato, che spende più di quanto incassa.     
Risposta: Uno Stato non è un'azienda con fini di lucro, ma ha degli scopi sociali. Pertanto è perfettamente normale che spenda più di quanto ha incassato, incorrendo così in un deficit. Esistono cattivi motivi per fare un deficit, se sono legati a sprechi e ruberie, ma esistono anche buoni motivi per farlo, legati a variazioni demografiche, crescita economica o sollecitudini umanitarie.

Fatta questa premessa, occorre dire che il sistema di finanziamento dei deficit pubblici è la quintessenza dell'usura. Innanzitutto perché questo finanziamento è registrato come debito, quando, se fosse lo Stato a battere moneta, non ci sarebbe nessun debito. E per convincersene basta guardare i livelli del debito pubblico italiano fino al 1981 (termine della sovranità monetaria) o i debiti pubblici di Paesi come la Norvegia, la Danimarca e la Svizzera, che hanno la Banca Centrale di Stato.
Ma sopratutto perché il debito pubblico affidato “al mercato” risente del tipico schema usuraio: si contrae nuovo debito per pagare gli interessi del precedente. Vediamo il debito pubblico italiano dal 1981 (quando è stato “privatizzato”) a oggi.

Anno             PIL             Debito             Deficit             interessi
1981           243,632       140,554           26,488              10,483
1982           287,552       169,338           28,784              17,016
1983           334,833       203,193           33,855              24,254
1984           382,831       247,150           43,957              29,908
1985           429,649       300,360           53,210              33,678
1986           475,031       375,161           56,801              38,317
1987           519,651       416,994           59,833              38,304
1988           577,455       480,779           63,785              45,186
1989           634,021       553,241           72,462              55,074
1990           701,352       667,848           76,229              70,837
1991           765,806       755,011           87,163              86,536
1992           805,682       849,920           94,910              98,293
1993           829,758       959,713          109,793            105,379
1994           877,708    1.069,415          109,702            100,059
1995           947,339    1.151,489            82,074            109,891
1996         1.003,778   1.213,508            62,019            115,434
1997         1.048,766   1.238,170            24,661              97,535
1998         1.091,361   1.254,386            16,216              89,492
1999         1.127,091   1.282,062            27,676
             74,388
2000         1.191,057   1.300,341            18,279
            76,288
2001         1.248,648   1.358,333            57,992
            78,665
2002         1.295,226   1.368,512            10,179
            73,828
2003         1.335,354   1.393,495            24,984
            69,438
2004         1.390,539   1.444,604            51,108
            66,746
2005         1.423,048   1.512,779            68,165
            66,883
2006         1.475,401   1.582,009            69,230
            67,868
2007         1.554,199   1.598,971            16,963
            77,710
2008         1.575,144   1.663,353            64,382
            80,332
2009         1.519,695   1.762,724          124,975
            78,220
2010         1.553,166   1.841,912          111,768
            74,001
2011         1.580,220   1897,179             89,238
            84,243
2012             ….        Circa 2.000            78,653
            88,892
   
Totali                        Circa 2.000        1.915,534         2.223,178


Osservando questo schema possiamo notare che tutte le volte che gli interessi sono stati maggiori del deficit, significa che il disavanzo è stato causatoproprio dagli interessi. Questa situazione è diventata costante dagli anni '90 a oggi, nonostante il calo del tenore di vita, imposto da una tassazione sempre più selvaggia.

Se dunque il debito è il cumulo dei disavanzi, possiamo dire che la causa prima del debito sono gli interessi sul debito stesso.

Se guardiamo ai totali risulta che dal 1981 a oggilo Stato italiano ha preso in prestito 1.915 €mld,ha in essere un debito di circa 2.000 €mld e ha già pagato 2.223 €mld di interessi.
Uno strozzinaggio vergognoso e inaccettabile.

Qualcuno si è persino divertito a calcolare gli interessi pagati al netto dell'inflazione.
L'enormità del latrocinio la si può leggere qui:
http://scenarieconomici.it/scandaloso-litalia-ha-pagato-3-100-miliardi-di-interessi-in-3-decenni-198-del-pil/

I dati di bilancio sono facilmente reperibili sul "bilancio semplificato dello Stato" (battere la frase su google e selezionare il triennio da consultare). Ivi si trovano i anche i dati sull'ammontare del gettito fiscale e si può facilmente verificare che per il 2013 gli interessi sul debito corrispondono al 20% di tutti gli incassi dello Stato.

Obiezione N°6

Il problema è italiano, altri Stati amministrati meglio non ne risentono.
Risposta: Cercare il sito eurostat, nella schermata home andare a sinistra sul riquadro “selected statistic”, clik su “government finance” selezionare “main tables”, scegliere la cartella “government deficit and debt”, aprirla e selezionare “general government gross debt”. Normalmente viene presentata la percentuale sul PIL, ma nella tendina “unit” in alto è possibile selezionare “milion euros” (il debito in termini assoluti).

Se si controlla il debito pubblico dei 17 Stati della zona euro, confrontando l'anno di ingresso e la situazione attuale, se ne ricava una tabella come la seguente (aggiornata al 2012).



Il debito di tutti i Paesi è cresciuto, di un fattore variabile tra 1,5 e 3 volte.
Da notare che i primi della classe, Germania, Olanda e Francia non sfuggono alla legge, che ha una ragione puramente aritmetica.

La conclusione è che il finanziamento dello Stato a debito con interessi è insostenibile.
Se qualche Stato va economicamente bene, può farlo solo a discapito di qualche altro. È come il gioco della sedia mancante, un partecipante resta sempre in piedi e viene eliminato.
Così è con il denaro-debito: la restituzione con interessi è maggiore della massa monetaria totale.
Qualcuno riesce a pagare perché riesce a guadagnare i soldi degli altri (esportando più di ciò che importa).  

Ovviamente, per uno che va bene un altro va male. Non è possibile che tutti esportino più di quello che importano. In generale non è possibile restituire più di quello che c'è, a meno di crearlo e questo vale anche per il denaro. Ma se il nuovo denaro viene creato solo a fronte di un nuovo debito corrispondente, il circolo è vizioso e il debito totale inestinguibile per definizione.

Obiezione N°7

È bene che comunque la Banca Centrale sia autonoma dalla politica. Altrimenti i politici non resisterebbero alla tentazione di usarla per i loro interessi.
Risposta: La Federal Reserve è la Banca Centrale degli Stati Uniti d'America, è completamente privata ed esiste dal 1913. In un secolo di vita ha subito uno e un solo controllo da parte del Congresso, grazie alle insistenze del senatore repubblicano Ron Paul, che ha ottenuto una revisione (parziale) dei conti nel 2010. Qui sotto l'articolo sul sito di Ron Paul che ne riporta gli esiti
http://www.dailypaul.com/188540/audit-teh-federal-reserve-reveals-16-trillion-in-secret-bailouts
La morale è riassunta da  Douglas Wead, un collaboratore di Ron Paul: «abbiamo appreso che nel 2008 (i banchieri centrali) hanno creato 17 trilioni che hanno prestato alle banche, [senza interessi e dopo due anni neppure un centesimo era stato restituito] per lo più alle banche gestite dai membri del consiglio d’amministrazione della FED, e a numerose grandi imprese come General Electric». Tutto ciò in segreto, e con falsi contabili vistosi. Ecco la lista dei principali beneficiari con le cifre.

(Nei paesi anglosassoni billion= miliardi, trillion=migliaia di miliardi)
Citigroup:                         
               $2.5 trillion ($2,500,000,000,000) 
Morgan Stanley:                
               $2.04 trillion ($2,040,000,000,000) 
Merrill Lynch:                    
               $1.949 trillion ($1,949,000,000,000) 
Bank of America:               
               $1.344 trillion ($1,344,000,000,000) 
Barclays PLC (United Kingdom):  
       $868 billion ($868,000,000,000) 
Bear Sterns:                              
      $853 billion ($853,000,000,000) 
Goldman Sachs:                        
       $814 billion ($814,000,000,000) 
Royal Bank of Scotland (UK):      
       $541 billion ($541,000,000,000) 
JP Morgan Chase:                      
       $391 billion ($391,000,000,000) 
Deutsche Bank (Germany):         
       $354 billion ($354,000,000,000) 
UBS (Switzerland):                     
       $287 billion ($287,000,000,000) 
Credit Suisse (Switzerland):         
      $262 billion ($262,000,000,000) 
Lehman Brothers:                      
       $183 billion ($183,000,000,000) 
Bank of Scotland (United Kingdom):    $181 billion ($181,000,000,000) 
BNP Paribas (France):                  
     $175 billion ($175,000,000,000) 

Se si considera che il PIL degli Stati Uniti è di 14,5 trilioni, significa che i banchieri centrali hanno stampato soldi (che hanno incamerato nelle banche di loro proprietà e in quelle di “suo cuggino”) in misura maggiore del PIL. Nessun politico della storia, da Nerone a Mao Tse Tung ha mai rubato più del PIL del proprio Paese, mentre i banchieri privati l'hanno fatto.
Inoltre abbiamo la prova che l'hanno fatto questa volta, ma chissà quante altre volte l'avevano già fatto, dato che nessuno li ha mai controllati!

Quindi chi ripete la sciocchezza dell'obiezione di cui sopra, farebbe bene a preoccuparsi di quello che realmente fanno i banchieri, piuttosto che di ciò che ipoteticamente potrebbero fare i politici.
Inoltre abbiamo molti esempi di politici puniti per le loro malversazioni, mentre di banchieri pochini pochini. Se Madoff per aver rubato 50 miliardi è stato condannato a 100 anni di galera, a Bernanke , in base a una banale proporzione aritmetica spettavano 34.000 anni di prigione.
Invece, non solo non è stato condannato, né incriminato, ma neppure interrogato da un giudice.
E così col suo faccione e il suo bel sorriso eginetico si è presentato indisturbato ai meeting del Bilderberg 2011, 2012 e 2013.

Obiezione N°8

La Banca Centrale Europea è comunque neutrale, dato che il suo unico scopo è quello di controllare l'inflazione.
Risposta: I tre strumenti più importanti nel governo della macroeconomia sono: l'emissione monetaria, il tasso di interesse di riferimento e il cambio valutario. Con l'avvento dell'euro sono finiti tutti e tre nelle mani della BCE. Se facciamo un paragone con un'automobile corrispondono più o meno allo sterzo, al cambio e al freno. E la Banca Centrale userebbe i più potenti mezzi di controllo dell'auto solo per assicurarsi di non superare il limite di velocità (l'inflazione eccessiva)? Mentre per portare il mezzo a destinazione, tenere la carreggiata senza uscire di strada, evitare gli incidenti etc etc, dovrebbero pensarci i politici, con quali mezzi, con le cinture di sicurezza?
Ovvero, fuor di metafora, l'occupazione, la crescita e lo sviluppo, la distribuzione della ricchezza e il welfare dovrebbero venir da sé, perché chi ha gli strumenti di governo non se ne occupa?
Quella della BCE non è neutralità ma ignavia e ha strumenti, sovradimensionati ai suoi scopi, che le devono venir sottratti per tornare in mani più vicine ai cittadini, alle persone concrete, le quali (e non i “conti in ordine”) devono essere oggetto e fine delle preoccupazioni economiche.

Obiezione N°9

Se l'emissione di denaro fosse affidata allo Stato, si verificherebbe un'impennata dell'inflazione.
Risposta: a proposito di questo argomento sembra che si sia diffusa un'epidemia di Alzheimer, dato che si tratta di opinioni ripetute ossessivamente senza motivazioni di sostegno. Comunque facciamo notare che:
1) Se a battere moneta sia lo Stato o sia la banca, per l'inflazione non fa differenza. Non è che i prezzi salgano se la moneta è emessa dallo Stato e scendano se è emessa dalla banca.
2) Le banche guadagnano esattamente sull'emissione di moneta. Quindi esiste un conflitto di interessi sistemico a causa di cui la banca non impedirà mai l'inflazione.
3) La banca produce ingenti incrementi della massa monetaria, ma al tempo stesso, creandola come debito a interesse, requisisce la liquidità del mercato concentrandola in poche mani. Il risultato è una rarefazione monetaria artificiale che produce disoccupazione e distribuisce povertà.
4) Non bisogna aver paura di un po' di inflazione, tutte le economie in crescita ne hanno. L'inflazione in realtà è odiata dai redditieri (coloro che guadagnano senza lavorare) in quanto erode il potere d'acquisto dei profitti da capitale, rischiando di costringere i capitalisti, tra cui in primis i banchieri, a lavorare: non sia mai!

Obiezione N°10

La separazione dei poteri è una prerogativa delle democrazie. Tutte le democrazie moderne hanno una Banca Centrale autonoma.
Risposta: la separazione dei poteri proposta da Montesquieu è quella tra il legislativo, l'esecutivo e il giudiziario. È diventata un'usanza molto diffusa, ma non è un dogma. In ogni caso Montesquieu non ha mai parlato di separare il potere monetario, è solo negli ultimi anni che si è teorizzata una separazione dell'autorità monetaria dal governo (mai stato così in secoli di governi anche democratici). Il motivo consiste nel fatto che in realtà la banca (cioè i banchieri) non si contenta di una separazione, ma pretende una prevaricazione sulle istituzioni democratiche e sui cittadini.
È scritto a chiare lettere nel trattato di Maastricht (vedere all'indirizzo sotto)
http://eur-lex.europa.eu/it/treaties/dat/11992M/htm/11992M.html

A)* Conformemente all'articolo 107 del trattato, nell'esercizio dei poteri e nell'assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dal trattato e dal presente statuto, né la BCE, né una Banca centrale nazionale, né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai Governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni e gli organi comunitari nonché i Governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE o delle Banche centrali nazionali nell'assolvimento dei loro compiti.
B)* La BCE può formulare pareri da sottoporre alle istituzioni o agli organi comunitari competenti o alle autorità nazionali su questioni che rientrano nelle sue competenze. (art 105)
C)* articolo 106, paragrafo 6, la BCE ha il potere di infliggere alle imprese ammende o penalità di mora in caso di inosservanza degli obblighi imposti dai regolamenti e dalle decisioni da essa adottati.
D)* 10.4. Le riunioni hanno carattere di riservatezza. Il Consiglio direttivo può decidere di rendere pubblico il risultato delle proprie deliberazioni.

Come si può vedere, il Governatore della BCE non è tenuto a prendere ordini o ascoltare pareri da nessuno, mentre lui può esprimere pareri e anche ordini, dato che può infliggere punizioni.
Non è dato sapere come maturano le sue scelte, visto che le sue riunioni sono secretate.
Si aggiunga che il Governatore non risponde davanti agli elettori (non è eletto, ma nominato) e gli unici casi in cui può essere rimosso sono l'impossibilità fisica (malattia-morte) di svolgere le sue mansioni, o “gravi colpe” che riguardano solo i termini del trattato e non i risultati del suo governo:

E)* Un Governatore può essere sollevato dall'incarico solo se non soddisfa più alle condizioni richieste per l'espletamento delle sue funzioni o si è reso colpevole di gravi mancanze. Una decisione in questo senso può essere portata dinanzi alla Corte di giustizia dal Governatore interessato o dal Consiglio direttivo, per violazione del trattato o di qualsiasi regola di diritto relativa all'applicazione del medesimo.

Persino la revisione dei conti è del tutto autoreferenziale:

F)* 27.1. La contabilità della BCE e delle Banche centrali nazionali viene verificata da revisori esterni indipendenti proposti dal Consiglio direttivo ed accettati dal Consiglio.
(il Consiglio direttivo è composto solo da banchieri:  10.1. Conformemente all'articolo 109 A, paragrafo 1 del trattato, il Consiglio direttivo comprende i membri del Comitato esecutivo della BCE nonché i Governatori delle Banche centrali nazionali).

Da questa rassegna di articoli del trattato di Maastricht scaturisce il ritratto del Governatore della BCE quale autocrate, senza responsabilità e al di sopra della legge.

Lui è il tiranno e noi i suoi schiavi.

29 Gennaio 2014








 
 
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