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UNA STORIA FIORENTINA

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UNA STORIA FIORENTINA
di
Magda Menchini

Bravo Matteuccio,
ce l''hai fatta, il tuo sogno ambizioso si è realizzato.  Sei riuscito ad aggiudicarti quel posticino che ti piaceva tanto, che ti attirava come la falena è attirata dalla luce del fuoco.  Già, proprio come la falena, se non stai attento, potresti bruciarti le belle ali che ti rendono così simpatico e così fascinoso.

Per arrivare lì dove sei attualmente hai fatto di tutto, aiutato da un piccolo gruppo di esperti che ti hanno costruito la bella immagine che ti rende così appetibile agli italiani.  Hai cominciato con la Provincia di Firenze dove, se non mi sbaglio e se ho ben letto i giornali, hai lasciato qualche debituccio, roba da poco, un milioncino di euro che, di questi tempi, è proprio nulla.  Dalla Provincia, con agilissima mossa degna di un Tarzan, sei passato al Comune di Firenze da dove lanciasti all'aere ed ai fiorentini incantati il proclama dei 100 punti da mettere a dimora in pochissimo tempo.  Ti sei circondato dei tuoi amici per non esporti al pericolo di essere defenestrato ed hai cominciato a gettare le corde per passare al ben più arduo traguardo della politica nazionale, nel mentre che, ogni tanto, davi un'occhiatina alla tua Firenze, giusto per non perdere quel trampolino di lancio che ti serviva per farti ammirare meglio.  

Devo ammettere, però, che l'orrenda pensilina accanto alla Stazione di S.M. Novella sei riuscito a toglierla e, di questo i fiorentini ti sono stati grati.  Poi....... beh, poi dovevi pure lavorarti il cammino per entrare nella stanza che conta, un lavoro duro e disseminato di spine.  Ma, essendo tu un ottimo acrobata, veramente ottimo, sei riuscito a evitarle prendendoti in mano il partito con le frasi che hai sentito in giro nei mercatini rionali e nel Mercato Vecchio dalle cui vicinanze hai buttato fuori le bancarelle storiche che abitavano lì da decenni.

La gente, ipnotizzata, ti guardava ed annuiva, estasiata dalle frasi nelle quali si riconosceva in pieno.  Sfido io, erano le sue proprie frasi  quelle che sentiva, rivedute e corrette e pronunciate nel modo giusto, erano le proteste che salivano al cielo e che tu acchiappavi a mezz'aria con immensa soddisfazione, riponendole nella tua saccoccia e tenendole da parte.  L'innamoramento era diventato collettivo, Matteo qui e Matteo là, il cuore rosso del PD batteva a 100 all'ora.  E tu hai spinto sempre di più, forte della tua giovane età e del tuo fascino dantesco. E non solo, da piccolo genio quale sei, hai capito che l'andare avanti con il solito e vetusto refrain anti-berlusconi non ti avrebbe ripagato - cosa che la sinistra nostra non ha mai compreso in vent'anni - e, con grande e munifico gesto, hai teso la mano al vecchio leone,  azzoppato da vent'anni di persecuzione tribunalizia, attirandoti anche le simpatie di quel bacino di voti berlusconiani di cui avevi bisogno. E il vecchio leone, abituato alle punzecchiature crudeli che gli venivano inflitte dai tuoi compagni, ti ha guardato con rispetto, gratificandoti di una fiducia che mai avrebbe pensato di dare ad un uomo di sinistra. (Ho solo un commento piccolo piccolo da fare a tal proposito al Silvio nazionale: si rilegga bene quella tal favola che si dice sia persiana, di autore sconosciuto, intitolata "La rana e lo scorpione".  Assolutamente istruttiva.)
E proseguo.
Ma tu, bricconcello, i tuoi conti te li eri fatti proprio bene ed infatti, non curandoti dello scandalo, hai rimesso in pista il Re portandotelo nel Tempio sacro del Nazareno, non per riguardo a lui ma per riguardo ai circa dieci milioni di voti che si annidavano nella sua criniera.  Giusto, questa è la politica.  E siglasti il Trattato, che tutti si auguravano non fosse come quelli che il Governo americano stipulava con gli indiani e dei quali abbiamo ben nota memoria.

Magda Menchini
Associazione La Martinella


Marzo 2014

 
 
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