UNA ANALISI DEI RISULTATI DELLE ELEZIONI - Priorità Vitali

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UNA ANALISI DEI RISULTATI DELLE ELEZIONI

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UNA ANALISI DEI RISULTATI DELLE ELEZIONI

di
Antonello Tedde


Dopo il primo impatto dei dati sparati addosso dai media : exit pool, proiezioni, dati parziali e infine dati definitivi non è male esaminare con calma i numeri e cercare di trovare qualche risposta un poco più articolata di “Ha  vinto Tizio” o “Ha perso Caio” anche perché la situazione del dopo voto appare piuttosto ingarbugliata e sono ben lontani i tempi in cui la “magica” Legge Elettorale faceva sì che poco dopo la chiusura delle urne si sapesse chi avrebbe governato, e come, per i successivi 5 anni.
Almeno in teoria questo era quanto si diceva e si voleva che credessimo. Non era vero e queste elezioni lo hanno dimostrato ampiamente.
Esaminiamo innanzitutto il dato dell’affluenza alle urne. L’affluenza è stata bassa, lo hanno detto subito, giusto perché durante le operazioni di voto non c’è altro da dire poi ci si è tolto il pensiero e non se ne è parlato più.
L’affluenza è stata la più bassa da che esiste la Repubblica : il 75,2 % . Nei primi 30 anni della Repubblica l’affluenza era superiore al 90 % . I media e i politici non ne vogliono parlare poiché le  conclusioni porterebbero a pensare che i cittadini non vanno a votare perché il sistema elettorale è stato studiato in maniera tale da non permettere all’elettore di scegliere né i parlamentari, né i partiti e pertanto votare è inutile. Questa considerazione non è ovviamente gradita né al Centrodestra né al Centrosinistra  che con questa legge elettorale pensavano di aver ottenuto l’immortalità politica.
Il dato numerico dell’astensione è ancora più impressionante della percentuale, infatti i non votanti sono stati 11.633.613, ben 2.466.368 in più rispetto alle politiche del 2008. Se poi andiamo ad aggiungere le schede bianche e le schede nulle i numeri salgono ancora : 12.902.630 contro 10.584.560 del 2008.
Se quasi tredici milioni di italiani non sono andati a votare, in una situazione economica e sociale come l’attuale c’è da preoccuparsi e non poco.

Vediamo i risultati delle urne : il centrosinistra esulta perché ha vinto, il centrodestra esulta perché non ha perso, il M5S esulta perché ha vinto.
Le considerazioni che faremo si baseranno sui dati della Camera, ma le stesse valgono anche per il Senato poiché i risultati sono analoghi.
Il centrosinistra ha ottenuto 10.047.808 e pertanto ha perso 3.641.522 rispetto alle elezioni del 2008 nelle quali era stato sconfitto dal centrodestra.
Il centrodestra ha ottenuto 9.922.850 e quindi ha perso 7.141.656 rispetto alle elezioni del 2008 che aveva ampiamente vinto.
Il M5S non era presente nel 2008 per cui i suoi 8.689.458 sono tutti nuovi consensi ed ha ragione di festeggiare per essere la terza forza politica in Parlamento.
Il partito di Monti ha ottenuto 3.591.607 e, ciò nonostante,  non vi sono dubbi : ha indiscutibilmente perso perché si era proposto dopo un anno e mezzo di governo per continuare sulla strada intrapresa e la maggioranza degli elettori ha bocciato la politica che ha messo in ginocchio l’Italia..
Speriamo che non si parli più del fatto che “Monti ha salvato l’Italia” infatti ancora non sappiamo chi salverà l’Italia da Monti e dai tanti danni che ha fatto.

Osservando i numeri su riportati si arriva alla conclusione che il partito che ha il maggior numero di sostenitori in Italia è il “partito” dei non votanti che con i suoi 12.902.630 “non voti” supera di quasi 3.000.000 i voti del centrosinistra  che risulta essere la prima forza politica del Paese.
Questa inquietante constatazione pare non turbare minimamente né i partiti né le istituzioni eppure è un segnale fortissimo che dovrebbe  mettere in allarme perché la maggioranza relativa degli italiani non crede più che i metodi democratici siano validi per governare una nazione. Resta da chiedersi se questa maggioranza silenziosa sia rassegnata o aspetti altre soluzioni. Quale delle due alternative sia la più realistica è difficile da valutare, quello che è certo è che  siamo tornati indietro di decenni, anzi di secoli, nel cammino della civiltà.

Cerchiamo di capire che strada hanno preso i 10.783.178 voti persi da Centrosinistra e Centrodestra.
Poiché Monti con ogni probabilità ha preso1.442.000 dall’UDC (che li ha persi) i restanti 2.150.000 circa dovrebbero provenire dal Centrosinistra e dal Centrodestra, possiamo supporre suddivisi in maniera  pressoché uguale, forse con una leggera prevalenza dal Centrosinistra. Restano circa 8.600.000 voti che sono presumibilmente andati al M5S.
Il numero di voti che ha determinato seggi al parlamento è stato di 32.251.723 contro i 32.804.065 del 2008
I voti dispersi, ossia attribuiti a partiti che non hanno raggiunto la soglia minima, è stato di  1.750.801  contro i 3.653.189 del 2008.
E’ abbastanza chiaro che il M5S ha intercettato e incanalato la rabbia e la frustrazione di una grossa parte di quelle  persone che hanno visto stravolto il loro modo di vivere e le prospettive per il futuro, e pertanto il messaggio :"Chi ci Governa è incapace e pensa solo ai suoi interessi. Rimandiamolo a casa !" ha raccolto un vasto consenso. E’ molto meno probabile che gli elettori del M5S siano stati convinti dal programma proposto che appare superficiale, completamente inconsistente su temi come l’economia, il lavoro e l’energia, incomprensibilmente ben definito su temi di importanza marginale.
Il voto a M5S pare pertanto avere una motivazione principalmente emotiva ed il programma sembra sia servito unicamente a dare una giustificazione razionale alla scelta.
La platea degli elettori del M5S, come abbiamo visto, proviene dai delusi del centrosinistra e del centrodestra e la maggior parte dal centrodestra, perché se anche tutti i voti persi dal centrosinistra (3.600.000) fossero andati al movimento di Grillo i restanti 5.000.000 di voti non possono che provenire dal centrodestra. Per quanto gli elettori siano arrabbiati con i partiti ai quali hanno per anni dato la loro fiducia e che  li hanno poi delusi, il loro modo di pensare e di sentire dovrebbe essere rimasto uguale, difficilmente il M5S, dopo l’entusiasmo iniziale, troverà soluzioni condivise tra i suoi elettori.
Si comprende adesso perché il programma era ed è nebuloso, si comprende perché spesso Grillo ha affermato che non è né di sinistra né di destra ma è…. sopra. Una battuta per non dire nulla di compromettente. E’ abbastanza facile mettersi d’accordo su cosa è fatto male, molto più difficile mettersi d’accordo su cosa  fare per aggiustare le cose.
Grillo ha affermato, anzi si è vantato, di non conoscere i candidati del suo Movimento e di aver letto i loro curriculum sul Web. Non li ha scelti lui, non li ha scelti il movimento, non li ha potuti scegliere l’elettorato : questa o è anarchia o è faciloneria.
Queste considerazioni possono ovviamente essere completamente sbagliate, ma credo che chi ha votato il M5S e anche chi non lo ha votato, abbia il diritto di sapere cosa il M5S intende fare e come, per cui una soluzione doverosa e auspicabile sarebbe di assegnare al M5S l’incarico di governare e vederlo all’opera. La fiducia ad un Governo la si può togliere molto rapidamente se non è all’altezza.
Un grande errore sarebbe permettere al M5S di non assumersi responsabilità, di continuare nella sua posizione di critica sterile e tornare a votare col rischio di fargli ottenere una maggioranza tale da non essere più controllabile.
Preoccupante è anche il fatto che il garante del movimento non si sia candidato, pertanto non è stato eletto, e quindi non ha nessuna responsabilità nei confronti degli elettori e nessun potere sui deputati eletti salvo il suo ascendente personale. Una posizione piuttosto atipica e che lascia molto perplessi.
Antonello Tedde

6 Marzo 2013

 
 
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