Un check-up alle istituzioni, prima di votare - Priorità Vitali

Vai ai contenuti

Menu principale:

Un check-up alle istituzioni, prima di votare

Articoli

Un check-up alle istituzioni, prima di votare

di Vittorio Zedda

16 Ottobre 2012


L’attuale vita politica dell’Italia e della UE presenta alla nostra riflessione un dato inquietante : uno “strisciante” cambiamento di significato dei pilastri stessi dello stato moderno,quasi che il cambiamento in atto ignorasse la “norma” ,il  “principio  fondamentale” di un diritto consolidato,come se un pensiero ignoto ne avesse  alterato la portata e la percezione,senza una preventiva riformulazione condivisa,ma semplicemente “usurpandone” il nome, e sostituendone arbitrariamente il contenuto. Mi rendo conto che è una sensazione catastrofica ,tutta da verificare. Ma ha pure qualche fondamento .Mi riferisco alle “istituzioni”,intendendo con questo termine non solo gli enti,gli organi fondamentali dell’ordinamento costituzionale,ma anche il complesso di valori e regole cui sono inscindibilmente connessi. Per porre al centro la connessione irrinunciabile e la coerenza interna dell’”institutio”,che è ciò che è alla base di quanto è stabilito e disposto;che è quindi  regola e ordine stesso, e dando ordine, forma e informa l’oggetto al centro di questa riflessione.
Le istituzioni democratiche :minacciate dalla crisi? Ponendosi  dal punto di vista del cittadino che vive onestamente del suo, che paga le tasse,che tenta di salvaguardare i pochi risparmi,se ne ha, l’attuale crisi politico-finanziaria dell’Italia e dell’Europa appare come un fluire di eventi imprevedibili e incomprensibili, nel corso dei quali non è chiaro a quale politica di governo sia opportuno dar fiducia e a quale negarla, e perché. Emerge una inedita difficoltà di scegliere, di sapere,di capire. Politica e soprattutto l’economia e la finanza assumono aspetti poco decifrabili ai più,sia perché pochi sono competenti in materia , sia perché i tavoli su cui si giocano le partite del nostro destino, appaiono lontani,misteriosi,riservati a pochi e talvolta ignoti, attori protagonisti. Dubitiamo,non di rado ,che le nostre istituzioni democratiche  ci tutelino ancora, come prima. Pare, invece ,che  ci lascino disarmati e scoperti di fronte a eventi gravi e minacciosi. Alla gente resta il mugugno , l’incertezza, lo sconcerto.  Piove,governo ladro. E ci hanno tolto l’ombrello.
L’ombrello,però, ce l’avevano tolto già ben prima che piovesse. E non ce n’eravamo accorti. Infatti  non è tanto o soltanto la crisi che minaccia le istituzioni . La crisi stessa ,infatti ,ci sta rivelando ( ed è l’unico aspetto positivo) quanto certe  istituzioni, e da tempo, andassero incontro ad un occulto depotenziamento, per far posto ad un nuovo assetto politico continentale,per la  cui realizzazione la moneta unica ha una funzione primaria e fondamentale. Un’operazione di tale portata però è possibile se le istituzioni dei paesi UE sono già state adattate e “curvate” allo scopo, oppure se certi cambiamenti maturano autonomamente  in spazi extraistituzionali ,nel cui ambito i poteri legittimi degli stati  poco o nulla possono. O  tutte e due le cose assieme, come ormai sempre più chiaramente si sta palesando.
Cittadini o sudditi ?  L’aumentata,incommensurabile distanza tra il cittadino e il “potere”,appare in questo frangente tale per cui  molti non sono in grado di capire se e quanto le scelte degli elettori possano  contribuire a determinare alcunché. Ne è la riprova il cosiddetto governo tecnico, non uscito dal voto degli elettori, insediato al posto del preesistente  governo politico, eletto dai cittadini ,ma “imploso” e fallito per le più varie motivazioni. Il “governo tecnico” , aldilà delle motivazioni che l’hanno determinato e dell’opportunità dei provvedimenti assunti per fronteggiare la  crisi , “boccia” unilateralmente e clamorosamente la politica parlamentare e le istituzioni democratiche, e svilisce il ruolo del cittadino elettore, cui è stato sottratto il potere di scegliere in quell’occasione. E ciò non di meno,la scelta del presidente della Repubblica appare di un tale “peso”, da presupporre la presenza d’un “contrappeso” generatore di grave squilibrio,sui piatti di una bilancia che la democrazia non sposta  minimamente.            Si potrebbe  pensare che,varando un governo tecnico, si sia voluto evitare ai cittadini di constatare quanto potesse essere ininfluente una loro eventuale scelta elettorale, stante il fatto che i “giochi” ,come sopra detto,si svolgono su tavoli totalmente al di fuori di qualsiasi “democratico accesso” da parte del cittadino. E questa appare come l’unica,anche se accuratamente non dichiarata,ragione del varo di questo governo . A supporto di quest’ipotesi c’è più di qualche sospetto : il referendum negato al popolo greco , in riferimento alla “manovra economica” auspicata dall’UE per la Grecia, è un esempio di politica “comunitaria”,che in quanto tale riguarda anche noi,anche se  non ci toccò nello specifico,direttamente. Se non,però, come surrettizio monito. Una volta,quando s’andava in calesse,bastava uno schiocco di frusta per far correre il cavallo. Lo si colpiva più con la paura , che con la nerbata! Ma uno schiocco di frusta non è certo un modo di interloquire , nemmeno con i sudditi, al più basso livello.
Che cosa  è oggi la nostra repubblica democratica ? Le leggi elaborate ed approvate nelle nostre sedi parlamentari ,sono,si dice,all’80% la trasposizione normativa di direttive comunitarie. Non è una novità che  l’adesione alla UE e alla moneta unica abbia comportato per il nostro paese una cessione di sovranità.
Ma questa cessione di sovranità merita una verifica ponderale ,tecnica,giuridica e politica ;un attento controllo del rapporto costi-benefici, non solo economici ,ma anche politici e sociali. Nonché una valutazione del nuovo  inedito “status” di “cittadino a sovranità ridotta” .Ma quanto ridotta? L’adeguamento del bilancio del nostro stato alle esigenze di stabilità della moneta unica , ha indotto il governo ad una rigorosa,e pesantissima,politica fiscale .Né il prelievo fiscale è ormai più giustificato dalla necessità di finanziare i servizi e lo stato sociale, anche perché su questi non si riversano nuove risorse, bensì  ulteriori “tagli”. E a parte questo, gli economisti segnalano da tempo come il prelievo fiscale sia ormai più che altro finalizzato a riequilibrare l’inflazione,piuttosto che  a pareggiare il bilancio e a finanziare servizi e istituzioni.. Negli stati a moneta sovrana il finanziamento dei servizi e del “welfare” è conseguito anche,o prevalentemente,con l’emissione di valuta. L’Italia e gli altri paesi dell’euro-zona non hanno più sovranità monetaria. La nuova regola che impone il pareggio di bilancio (su cui molti economisti dissentono recisamente) pone vincoli i cui effetti appaiono già da ora preoccupanti . E’ evidente quanto le esigenze di stabilità dell’euro siano  alla radice delle scelte possibili in tema di sanità,scuola,trasporti,welfare,sicurezza,ecc.  E’ l’euro , non il “popolo sovrano”, che impone e condiziona le scelte vitali ,civili ,politiche, sociali ed economiche d’un paese. E le condiziona prima delle scelte democratiche  e politiche interne a ciascun paese ,prima dei diritti della persona,prima della cultura e dei valori.. L’euro ormai pesa progressivamente più della democrazia. Quando veniamo chiamati  a difendere la Costituzione da certi attacchi della politica, chiediamoci prima che ne è della nostra Costituzione, e da cosa dobbiamo difendere quel che resta dei principi basilari della nostra Carta fondamentale. Per evitare di essere troppo pessimisti,facciamo un check-up alla nostra Costituzione. Che ha parti da salvaguardare e altre da riformare o riformulare . E ciò perché  non resti solo una Carta.
Ripartiamo dal più ampio significato del termine e dal valore politico di questa scelta .E poniamo all’inizio della ricerca quegli aspetti  che sono più vicini al cittadino e ai suoi interessi. Cioè : in che cosa si sostanzia il suo “essere cittadino”. Di quale sovranità o parte di essa è titolare. Quale peso può avere,oggi, l’espressione del suo voto, e in rapporto a che cosa. Quale valore ha la moneta che ha in tasca. Verso quali prospettive di vita e di società civile lo conduce la politica della UE e dell’Italia.  E poi le istituzioni,in genere: occorre valutarne lo “stato”, in tutte le accezioni del termine,per poter individuare i problemi prioritari da affrontare, le metodologie e le mete da conseguire. A partire da una base condivisa : i nodi fondamentali da sciogliere.                                                                                                               


 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu