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TRA GATTO&LUMACA

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Tra GATTO & LUMACA

Di Matteo Maria Martinoli


Questa mattina, percorrendo il vialetto asfaltato che, tra le aiuole del giardino condominale, mi conduce alla pubblica strada, incrocio una lumaca che, attraversando lo stesso viale porta il suo guscio/casa sua da un’aiuola all’altra. Stamane ho incrociato anche lo sguardo di un gatto che immobile sembrava fissare il rosso di un inesistente semaforo per muoversi a un verde da aspettarsi soltanto all’avvenuto passaggio di me e della lumaca. Senza schiacciare la Lumaca e infastidito dall’immobilismo sazio del Gatto rimastico il seguente vecchio adagio accademico dalla eterna verità. Così come nelle discipline più scientifiche le leggi chimiche che governano il regno minerale valgono anche per il regno vegetale e le leggi di quest’ultimo valgono per il regno animale; allo stesso modo il diritto naturale e l’etica delle virtù universali devono valere in ogni disciplina più specificatamente umanistica (qual è l’economia rispetto alla matematica e anche all’intermedia medicina).  Poi sul touchscreen (schermo tattile) del cell (telefonino portatile) leggendo la mia Radiocor quotidiana apprendo che “La Germania ha registrato negli ultimi dieci anni la crescita piu' modesta del costo del lavoro rispetto a tutti gli altri Paesi europei. I costi relativi a un'ora di lavoro nel settore privato e' aumentato, tra il 2001 e il 2011, del 19,4% in Germania contro il 39,2%, oltre il doppio, in Francia. Il costo del lavoro resta, comunque, piu' elevato in Germania, dove un'ora nel settore privato costa 30,10 euro contro una media di 22,80 euro nella Ue e di 27,70 euro nella media dell'Eurozona. In quanto al cuneo fiscale gli imprenditori tedeschi hanno inoltre dovuto versare nel 2011 soltanto 28 euro in costi accessori per ogni 100 euro in salario lordo (16simo posto in Europa la cui media è di 32 euro). Ai primi posti figurano Svezia (52 euro), Francia (50 euro), Belgio (47 euro) e Italia (41 euro).” Cifre pubblicate dall'Ufficio federale di statistica tedesco, Destatis.
Tra autobus e metropolitana, inseguito dal dilemma di come sia possibile riesumare le lungimiranti politiche di quelle Lumache Europee che visti con gli occhi edonisti e relativisti dell’odierna speculazione globale erano i governi democristiani del primo dopoguerra di Adenauer, De Gasperi e Schumann per farle ripercorrere al sornione Gatto dell’attuale governo democristiano tedesco/europeo, ne ho tratta questa meditazione sulle attuali inique e insopportabili  politiche fiscali e marco-macroeconomiche europee e per conseguenza italiane. Dei tre criteri che devono contrassegnare l’etica fiscale occorre rispettare la gerarchia naturale: 
1. Tutto il gettito deve essere speso con efficacia ed efficienza per servizi sussidiari alla persona che i singoli, le famiglie o le professioni e le imprese costituite dalle loro libere associazioni private non riescono a garantire: Moneta, Difesa e Giustizia ecc.
2. Il carico fiscale deve essere equamente distribuito in base alla reale capacità contributiva (senza quoziente fiscale, gabbie salariali, bonus bebè e voucher scolastici ciò è impossibile).
3. Gli sprechi delle Pubbliche Amministrazioni, in primo luogo gli eccessi burocratici e le troppe leggi con i troppi balzelli devono essere costantemente monitorati e ridotti da governi impegnati a non spendere un euro in più di quanto incassato annualmente, almeno fino a quando non si abbia un debito pubblico sostenibile o prossimo a zero.
Questo avrebbe voluto dire da parte dello Stato vendere a privati almeno a partire dal 1989 [il perché di tale data è ovvio e troppo lungo da spiegare qui] almeno Alitalia, FS, le Poste e la Rai e smettere di rifinanziare la FIAT e le squadre di calcio; da parte della Consob non permettere alle squadre di calcio la quotazione perché non ne avevano e non ne hanno i requisiti. Quanto gettito in più e sprechi in meno soltanto da un’accorta politica contabile di questo tipo cui l’ultimo Governo Andreotti aveva dato il là, avviando la privatizzazione di Alitalia e ritrovando l’avanzo primario da un’impostata riduzione graduale (e mirata agli sprechi) della spesa pubblica! Quanto carico fiscale, invece dai Governi Amato, Ciampi, Prodi e D’Alema con le loro perenni una tantum, gli ultimi due con l'aggravante delle loro missioni militari, che da ex-schiavi di Mosca non faticarono a fare facendosi i più docili servi di Washingtong! 
L’opPRESSIONE FISCALE si può sintetizzare quantitativamente su tre norme iniquissime: IRAP (l’ammazzimprese / distructorcupazione), IMU (lo strozzafamiglia) e il CONCOMITANTE AUMENTO di Iva e Irpef (riduttore progressivo di PdA- potere d’acquisto e consumi).
La tassa patrimoniale sulla prima casa (a meno che non sia un castello) gravava odiosamente sulle fatiche di quasi nove italiani su dieci che ne sono oggi proprietari, novella tassa sul macinato. Come mai quando fu abolita non fallirono il 99% di comuni italiani? Perché dovrebbero fallire il 99% degli ospedali se fosse abolita immediatamente l’IRAP, novella POLL TAX sulle aziende? La verità è che gli ospedali vendono allo Stato per 100 un servizio che a loro costa 10 e senza il gettito IRAP lo venderebbero a 20 allo Stato e a 50 a padroni/(Gruppi sanitari) esteri ricavandone un piccolo minor profitto ed esportando un po’ di sovrapproduzione (i mille inutili esami in salute). Infine pare che il Governo Monti abbia compreso come in un contesto di riduzione consistente del reddito da lavoro e delle pensioni (dovuto all’impennata dell’Irpef e delle sue addizionali locali imposta dalle ultime milionate di finanziarie draconiane) l’annunciato aumento dell’IVA a ottobre dal 21 al 23% con conseguente aumento dell’inflazione reale di almeno il doppio di punti percentuali (4% circa) trasformerebbe il crollo dei consumi in irreversibile discesa degli investimenti e in un avvitarsi greco dell’attuale recessione economico-sociale. Speremm! Spes contra spem?
Voglio concludere con una ideina che Governo e Parlamento potrebbero immediatamente attuare a costo zero per risollevare l’economia almeno con un pizzico di fresco ossigeno d’imprenditorialità diffusa.   
Il meccanismo è in teoria semplice. Un lavoratore o un pensionato costituiscono con un disoccupato una Società in accomandita (di persone alla nascita o per azioni se "sfondano"). Il disoccupato gestisce e lavora e l'altro socio apporta il capitale finanziario principale. Entrambi partecipano di utili e perdite. Perchè sorgano tante società così composte serve che sindacati e imprese liberino i lavoratori dipendenti degli attuali divieti a svolgere un tale tipo di attività imprenditoriale che in realtà è soltanto di investimento  finanziario. Ancor più serve che il governo esoneri entrambi i soci da Irpeg, Irpef, Ires, Irap, Ici e Iva almeno per i primi due  anni di vita dell'impresa.


 
 
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