RIFLESSIONI SULLA NOSTRA SOCIETA’ - Priorità Vitali

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RIFLESSIONI SULLA NOSTRA SOCIETA’

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RIFLESSIONI SULLA NOSTRA SOCIETA’


Vi propongo di seguito alcune riflessioni che vi prego di avere la pazienza di leggere e che potrebbero essere uno  spunto per un confronto interessante.
Osservando con un minimo di spirito critico la attuale Società Occidentale, e in particolare la Società Europea e la Società Italiana, appare evidente uno stato di degrado morale e i segni di un progressivo suicidio etnico e culturale. Nonostante la qualità della vita (o forse proprio per questo), dal punto di vista puramente materiale, sia ad un livello decisamente superiore a quello presente nei periodi storici precedenti, si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad una società decadente, confinata in una condizione stagnante dalla quale non si vedono vie di uscita.
Poiché niente avviene per caso, ma tutto è conseguenza di eventi ed azioni precedenti, è naturale ed importante chiedersi il perché di questo stato di cose, infatti se sono note le cause è più facile, o meno difficile, individuare le azioni da compiere per apportare dei correttivi o per lo meno proporre e discutere azioni che non siano basate su sensazioni o semplicemente su desideri che non portano a risultati concreti. Se vogliamo, chiamiamo queste azioni “programma”, a me piace di più il termine “pianificazione strategica”.

Escludendo cervellotiche teorie di complotti organizzati da gruppi votati al male, che paiono più fantastiche che reali (bastano il normale e individuale egoismo e la normale e individuale cupidigia per fare tanto male) , non si può però non riconoscere che forte è la tendenza in ogni uomo a cercare nel contesto in cui vive, e che si evolve, il maggior tornaconto possibile, nei limiti della propria concezione etica, che spesso è molto elastica o totalmente messa da parte.
Proviamo ad esaminare il contesto in cui viviamo ed i motivi che lo hanno portato a consolidarsi.
Nella seconda metà del secolo scorso abbiamo vissuto le vicende di una Europa uscita da due  dittature che si sono concluse con una guerra mondiale, e abbiamo assistito all’impegno dei popoli che hanno effettuato la ricostruzione materiale e sociale delle nazioni, con la presenza di due teorie economiche e sociali in forte contrapposizione tra loro, che hanno fatto sì che il mondo si dividesse in due blocchi politico- militari in perenne stato di allerta, in quella che è passata alla storia come Guerra Fredda.
Focalizzando l’attenzione sulla nostra Italia, abbiamo visto negli anni ’60 il realizzarsi del boom economico, risultato di quella ricostruzione industriale della quale la Democrazia Cristiana è stata importante artefice, coordinando e incanalando l’energia e la voglia di migliorare di una popolazione che aveva vissuto gli orrori e le miserie della guerra e della dittatura. In quegli anni la partecipazione dei cittadini alla vita politica era molto elevata, la percentuale di cittadini che si presentava alle urne era intorno al 92- 93% e la percentuale dei voti utili era intorno al 90%. Memori del recente passato le persone non erano disposte a rinunciare al loro diritto di scegliere i propri governanti, inoltre gli schieramenti politici erano ben definiti ideologicamente e il voto dei cittadini aveva un preciso e inequivocabile significato. L’Italia faceva parte della NATO sin dalla sua istituzione, alla quale erano contrapposti i Paesi aderenti al successivo Patto di Varsavia. La posizione strategica dell’Italia al centro del Mediterraneo era di forte interesse per  l’Unione Sovietica che facendo passare l’Italia dalla NATO al Patto di Varsavia avrebbe modificato, a suo favore, gli equilibri internazionali in essere nella Guerra Fredda. Il Partito Comunista Italiano, ideologicamente legato all’Unione Sovietica e da questa sovvenzionato, mise in atto un piano a lunga scadenza per arrivare a governare l’Italia, articolato strategicamente sulle istituzioni fondamentali dello Stato quali l’Istruzione, la Magistratura e le Forze Armate. Su queste ultime il piano fallì, mentre riuscì in maniera eccellente nell’Istruzione Pubblica e da questa, in tempi successivi, anche nella Magistratura. Fu facile per degli attivisti professionisti agire sui giovani facendo leva sul naturale entusiasmo e il naturale spirito “rivoluzionario” presente negli studenti ed inoltre richiamando l’attenzione di questi sulle ingiustizie sociali che erano, ovviamente e come sempre, presenti. Era sin troppo facile additare come fascisti tutti quelli che non erano comunisti, creando spesso confusione e crisi di coscienza in chi fascista non era e non era mai stato, ma neppure era né si sentiva comunista. La sinistra si appropriò della Resistenza, nata dalla reazione di un popolo sottomesso, prima alla dittatura e poi alla violenza della guerra, e la presentò ( la presenta tuttora)  come una rivoluzione di matrice marxista.
Il ’68 rivoluzionò, apparentemente, il mondo studentesco ma fu principalmente una vittoria del marxismo, da un punto di vista culturale  e politico.
Lo sviluppo economico sollevò il livello medio dei redditi delle famiglie italiane e la qualità materiale della vita, così che da un lato ampie fasce della sinistra si diluirono in una borghesia moderata e una parte della borghesia trovò “culturalmente valido” aprirsi a una visione più “democratica”, almeno apparentemente. Questo portò delle conseguenze politiche.
Se andiamo a esaminare la situazione politica italiana alla fine degli anni ‘70,  possiamo vedere che la DC stava perdendo consensi e per mantenere il potere si era aperta al Pentapartito ed all’allenza col Partito Socialista di Craxi, il quale a sua volta si stava allontanando da Marx per avvicinarsi a Proudhon nell’ottica di un socialismo libertario. In quegli anni ci fu anche l’inizio della politica mediatica e l’inizio della politica-spettacolo, sempre voluti e promossi da Craxi. Negli anni seguenti col C.A.F. e l’affermarsi del Craxismo la differenza ideologica stava cominciando a diluirsi tra i vari partiti e agli occhi di un numero sempre maggiore di elettori, andò facendosi sempre più evanescente così che il valore del voto perse importanza, non essendo più determinante nella scelta delle politiche di base della Nazione, inoltre un livello medio di benessere rendeva meno urgente e pressante l’esigenza di utilizzare la forza democratica del voto.
La caduta del Muro di Berlino nel 1989 fu il simbolo del fallimento storico del marxismo e determinò una rivoluzione negli equilibri internazionali e la fine della Guerra Fredda. Il confronto tra il Capitalismo ed il Marxismo fu vinto dal primo per abbandono dell’altro contendente.
In Italia il PCI non avrebbe avuto più ragione di esistere, d’altra parte era in possesso di una organizzazione ben collaudata,  aveva ottenuto una  forte penetrazione culturale nella società, ma non aveva più una ideologia da sostenere. Cambiò nome, cambiò vestito e si propose come partito socialdemocratico progressista, amico della NATO. Quando Mani Pulite demolì scientificamente la DC, il PSI e gli altri componenti del Pentapartito, la Quercia di Occhetto, fingendo di avere una personalità ed una ideologia che non aveva più si propose per la guida del Paese, certa della vittoria per mancanza di antagonisti organizzati e confidando nella legge elettorale di Mattarella che passava ad un sistema prevalentemente maggioritario a turno unico. Per fortuna di chi di sinistra non era, scese in campo Silvio Berlusconi che vinse le elezioni del ’94. Fu una fortuna anche per la sinistra che trovò così una sua ragion d’essere : distruggere Berlusconi.   

Ci siamo così trovati in una situazione in cui l’economia era guidata ed ispirata da un liberismo-capitalismo senza più freni, che si è spinto sempre più su posizioni estreme ed ha dimostrato, in particolare negli ultimi anni con una crisi mondiale prima finanziaria e poi economica tuttora in evoluzione, che anche questo non è il sistema economico perfetto. Per nulla..

Il denaro, nato agli albori della storia come strumento per facilitare lo scambio delle merci, si è “evoluto” acquistando una vita propria, si è rapidamente trasformato in un fine, è diventato il centro e il motore dell’economia ( ma non era un altro il significato etimologico di “economia”? Se non ricordo male significava “gestione (ottimale) della casa” ossia delle proprie risorse ),  ha assunto caratteristiche quasi divine ( è molto più facile trovare un ateo, che uno che non creda nel denaro ), ha i suoi templi e i suoi sacerdoti, ha i suoi dogmi e i suoi adoratori, ma in fondo non è altro che una pura e semplice convenzione.
Il mondo di oggi è fortemente, direi diabolicamente, condizionato dal denaro. Le persone non sono più persone, sono ( è orribile anche solo dirlo, ma è ormai un termine di uso comune ) “consumatori”. Sembra un termine neutro, ma ha un profondo, agghiacciante, significato. Siamo tutti macchine per consumare, cioè per spendere. Una perversa persuasione occulta ci ha convinto che tutto questo è anche giusto. Se non consumiamo, diminuisce la produzione e se diminuisce la produzione diminuisce il lavoro, per cui se si vuole continuare a lavorare e guadagnare bisogna consumare ( e quindi spendere). In pratica, bisogna spendere il più possibile per poter avere ancora denaro da spendere. Se no si finisce nella miseria. Una perfetta macchina che non si può fermare. L’Economia è un gigante goffo che corre in continuazione, perché se si ferma o rallenta crolla a terra.
Ma l’uomo è qualcosa di più di una macchina per produrre denaro e per spenderlo. E’ molto di più, anzi è tutta un’altra cosa.
Al lavoro, al guadagno, al profitto si sacrifica tutto: la famiglia, la morale, la propria umanità.
C’è da meravigliarsi se la nostra è una società malata ?
Se la gente è depressa ?
Se non ci sono più valori etici?
Se la moralità e l’onestà sono considerate un’opzione, eredità di altri tempi ?
Un giovane che si deve inserire in questa società ha la prospettiva, se tutto va bene, di entrare in un meccanismo, che lo renderà schiavo, che non gli permetterà di essere una persona umana nel pieno della sua dignità. Salvo forse nel tempo libero. Ma attenzione, perché il tempo libero deve essere principalmente utilizzato per spendere e “consumare”. L’altra opzione è essere un emarginato.
C’è da meravigliarsi se i giovani si drogano ?
C’è da meravigliarsi se non vogliono diventare adulti ?
C’è da meravigliarsi se non si vogliono sposare e costituire una famiglia ?
C’è da meravigliarsi se non vogliono avere figli, cioè mettere al mondo altri schiavi, altri “consumatori” ?
C’è da meravigliarsi se anche la politica è diventata principalmente un modo per “fare soldi” ?

Ciò che più sconcerta è la constatazione che la bontà e solidità dei pilastri su cui si fonda la nostra società non vengono seriamente messe in discussione da nessuna forza politica e da nessuna organizzazione, anzi pare che il sistema sia ottimo e vada solamente perfezionato nei particolari.
E’ sconcertante che lo “sviluppo della società” sia misurato da un punto di vista puramente economico. Una società si sviluppa o é in recessione a seconda dell’andamento del PIL, ossia se il fatturato globale di una nazione aumenta ( e questo vuol dire, in termini banali, che si incassa di più e, specularmene, si spende di più : quando uno incassa c’è un altro che paga ) vuol dire che la nazione si sta sviluppando. Possibile che non si possano,o non si vogliano, prendere in considerazione altri parametri ?  Siamo sicuri che produrre di più sia da considerare sviluppo e non spreco ? Siamo sicuri che le montagne di rifiuti che abbiamo difficoltà a smaltire non siano per buona parte dovute al fatto che per continuare a produrre siamo indotti a buttare quello che potrebbe essere benissimo utilizzato o di cui non avevamo bisogno ?
Potremmo continuare su questa falsariga per ore.
Tornando al punto dal quale siamo partiti, la situazione a cui siamo giunti si è sviluppata secondo un percorso logico e in parte facilmente prevedile. Era logico che lasciando che l’ambiente scolastico venissero infiltrato da ideologie di sinistra, nel giro di 10 -15 anni, le nuove generazioni avrebbero portato un profondo cambiamento nella “cultura” della società e quindi nel mondo del lavoro e delle istituzioni con notevole influenza nella politica, ma non si fece nulla per impedirlo. Non era facilmente prevedibile, invece, che il modello di società marxista crollasse in maniera clamorosa, ma era prevedibile, dopo che accadde, che questo avvenimento avrebbe portato come effetto un dilagare del peggior liberismo selvaggio, ma non si fece nulla per tenerlo sotto controllo, anzi si ignorò completamente tale possibilità o forse si volle ignorarla. Oserei dire che si è fatto di tutto per favorire questa svolta, non ultimo il ”Mercato Globale” e la costituzione di una Unione Europea che accomuna le Nazioni per fini principalmente economici e mercantili, anche se si è cercato di mimetizzarli dietro un velo di ideali e di cultura comune. Ben venga una Europa che accomuni tutte le Nazioni che la compongono, ma non mi pare che si possa ottenere questo risultato partendo da premesse di economia e di marcato. Nella attuale crisi libica l’Europa ha ampiamente dimostrato di non esistere come unità politica, ma sono immediatamente emersi gli interessi economici delle singole nazioni europeee dietro le parole “libertà” e “democrazia”. Come sempre.
E’ logico prevedere che, se non avvenissero eventi nuovi, la società occidentale sarebbe indirizzata verso ( non una oligarchia, ma direi verso ) una “teocrazia” avente per dio il denaro, dove il cittadino-consumatore-lavoratore sperpererebbe la sua esistenza in un circolo vizioso all’inseguimento del  traguardo di un benessere economico irraggiungibile perché sempre un passo più avanti di quanto desiderato. Ovviamente in questo tipo di società l’uomo si ridurrebbe ad essere poco più di un animale da allevamento, privo di qualunque stimolo ad una crescita morale, sociale e culturale. Questo scenario da fantascienza horror ( che si vorrebbe esportare in tutto il mondo come modello eccelso di civiltà), quasi certamente non si realizzerà, ma in questa direzione andremo sino a quando qualche evento imprevisto, ma che sicuramente si verificherà, non cambierà questo percorso. Questo evento potrà essere una crisi economica devastante, un cataclisma naturale, una guerra, una presa di coscienza dei cittadini che potrà portare ad una rivoluzione violenta o ad una rivoluzione civile e democratica.
Noi, sono certo, vorremmo che si verificasse questa ultima ipotesi, che tra quelle immaginate è l’unica non traumatizzante e non violenta.
Cerchiamo, con tutte le nostre forze e capacità, di far girare il timone in questa direzione. Siamo tutti d’accordo ?

Antonello Tedde

26 Marzo 2011

 
 
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