Referendum per l’abrogazione - Priorità Vitali

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Referendum per l’abrogazione

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Referendum per l’abrogazione dell’ articolo 2
della Legge 31 ottobre 1965, n. 1261


di Antonello Tedde


Un caso evidente del tipo di informazione che nella nostra democraticissima Repubblica viene fornito ai cittadini.
E’ in corso la raccolta di 500.000 firme per il Referendum che chiede l’abrogazione dell’Art.2 della Legge n. 1261 del 31 ottobre 1965 che recita  

Articolo 2
Ai membri del Parlamento è corrisposta inoltre una diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma. Gli Uffici di Presidenza delle due Camere ne determinano l'ammontare sulla base di 15 giorni di presenza per ogni mese ed in misura non superiore all'indennità di missione giornaliera prevista per i magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate; possono altresì stabilire le modalità per le ritenute da effettuarsi per ogni assenza dalle sedute dell'Assemblea e delle Commissioni.”.

Il termine per la raccolta delle firme, che si effettua presso gli uffici del comune di residenza, è il 26 luglio prossimo. Consentitemi di invitare chi non l’avesse già fatto, ad andare ad apporre la propria firma.
Giornali e televisioni hanno ignorato in maniera quasi totale l'esistenza di questa proposta di referendum, evidentemente i politici ed i “poteri forti”, che si insiste a considerare inesistenti, non gradiscono questo tipo di interferenza da parte dei cittadini.
Ammettiamo pure che, per come è stato formulato, il quesito del Referendum risulti non ammissibile, ammettiamo anche che certamente l’eliminazione della diaria ai parlamentari non risolve i problemi economici e finanziari dell’Italia, ma il punto importante e sul quale richiamo l’attenzione, è che in un periodo in cui si chiedono sacrifici a tutti i cittadini, i nostri parlamentari, con una uniformità trasversale impressionante per la sua compattezza, non sono disposti a rinunciare a nessuno dei loro privilegi.
E’ scoraggiante constatare che i parlamentari rappresentano soprattutto se stessi e la loro maggiore attenzione e rivolta a mantenere le posizioni acquisite e non si preoccupano affatto degli interessi dei cittadini. Viene il giustificato sospetto che i “feroci e appassionati” interventi alla Camera ed al Senato da parte della cosiddetta maggioranza e della cosiddetta opposizione, altro non siano che una commediola  ben orchestrata per prendere per il bavero i cittadini.
Credo che la maggior parte di noi cittadini ed elettori siamo veramente stanchi di essere presi per il bavero e considerati degli idioti da manovrare a piacimento dagli “intelligentissimi e furbissimi” politici.
La Prima Repubblica, oggi molto criticata e presentata come una esperienza da non ripetere, è stata quella che ha portato l’Italia dalla condizione di un paese reduce da una dittatura, dilaniato e messo in ginocchio dalla guerra, ad essere una delle prime nazioni industrializzate del pianeta.
Non erano necessari “programmi”, allora, perché ogni partito era distinto da una ben precisa ideologia, estrema o moderata. Chi votava sapeva quali sarebbero state le scelte, e le risposte,  agli eventi ed ai problemi che si sarebbero presentati, dei propri rappresentanti eletti.
I guai, per la politica e per gli italiani, sono cominciati quando i parlamentari ed i partiti si sono preoccupati di mantenere il potere e le proprie prerogative e sempre meno si sono preoccupati della gestione della cosa pubblica. Ancora meno si sono preoccupati della coerenza delle loro scelte rispetto alle ideologie  che rappresentavano. Molti elettori, sentendosi traditi e insoddisfatti dei partiti che avevano votato, hanno scelto la via della protesta passiva, ossia hanno cominciato a non votare, commettendo il più grave errore che un cittadino possa commettere in una democrazia, perché il non voto non viene visto come una protesta, ma viene semplicemente e comodamente ignorato.
In queste condizioni la Prima Repubblica ha cominciato veramente a mostrare tutti quegli elementi negativi che ora vengono ricordati, ma il problema non era il sistema elettorale o il sistema delle Istituzioni, ben delineato e studiato da chi scrisse la Costituzione, bensì dai partiti prima e dagli elettori disattenti e superficiali poi.
La situazione politica ha continuato a degenerare sino all’ultimo governo Craxi ed a Mani Pulite ed i cittadini, giustamente indignati ma ancora colpevolmente disattenti, hanno preteso ed ottenuto di cambiare sistema elettorale e indirettamente di inserire il seme per un mutamento istituzionale.
Pareva giusto pretendere un programma di legislatura ed un garante dello stesso. Non ci si rendeva conto che un programma, se ha senso in ambito amministrativo, non ne ha in ambito politico innanzitutto perché la politica deve definire il modo di vivere e di svilupparsi di una Nazione e questo non può essere inscatolato in un programma, inoltre nel corso di una legislatura il contesto sociale ed economico muta spesso in una maniera difficilmente prevedibile per cui il cosiddetto “programma” della coalizione vincente finisce per non valere la carta su cui è scritto. Dal 1994 ad oggi abbiamo avuto ampie dimostrazioni di questa verità, ciò nonostante i partiti continuano a parlare di programmi per le prossime elezioni, come un patetico disco rotto che ripete la sua cantilena quando non c’è più nessuno ad ascoltare.
In questa demoralizzante realtà non c’è da meravigliarsi se maggioranza ed opposizione si sono coalizzate dall’autunno scorso, per sostenere un “Governo Tecnico” che salvasse l’Italia nella difficile congiuntura economica.
Questa del “Governo Tecnico” è la più grande beffa che l’Italia abbia mai subito.
Se ci pensiamo bene ci accorgiamo che il Governo Monti è il primo Governo politico dal 1994 ad oggi, l’unico enorme problema è che sta seguendo una politica che non ha ricevuto l’approvazione elettorale mentre sta raccogliendo, anche se i media dicono il contrario, una diffusissima contestazione popolare  
e innumerevoli critiche dai settori più diversi.
E’ un Governo politico perché è sostenuto da una ideologia ultra capitalistica ispirata al liberismo selvaggio, dove la Finanza e le Borse sono gli elementi fondamentali che decidono il destino delle Nazioni e di milioni di cittadini, dove la sovranità degli Stati è una barzelletta e i Governi sono una equipe fedele ai diversi potentati finanziari sovranazionali.
E’ sconfortante ed offensivo per la nostra intelligenza che il leader dell’UDC si autoproclami “moderato” e si proponga come modello per un futuro governo che prosegua sulla strada del Governo Monti, che come abbiamo visto è tutto fuorché moderato.
Ritornando al motivo ispiratore di queste righe, sostenere il referendum non cambierà di molto le cose, ma servirà a dimostrare ai nostri politici che abbiamo la capacità di ragionare e di essere critici, nonostante stiano facendo di tutto per imbrigliarci in una rete di menzogne e di omissioni colpevoli.
Vogliamo difendere la nostra democrazia e ribadire che il popolo è sovrano o preferiamo accettare passivamente una condizione che ci sta portando ad una sudditanza che lentamente ci ridurrà a una condizioni di schiavi, senza che neppure ce ne rendiamo conto ?

 
 
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