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RADICI DELL’EUROPA CRISTIANA

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RADICI DELL’EUROPA CRISTIANA


di Gesualdo Mazza

  L’Europa soffre di una crisi demografica causata dall’attuazione di politiche abortive e della disgregazione famigliare; vengono praticati quasi tre milioni di aborti l’anno, su cinque bambini concepiti uno non nasce, e ciò è causa anche di ripercussioni economiche. Sembra che non ci sia la volontà di promuovere politiche che favoriscano le nascite e che difendano le famiglie, ma si pensa di rimediare con l’immigrazione.
  Oltre alla crisi demografica, e a quella economica, in Europa c’è anche la crisi dell’identità , ci si vergogna delle proprie radici cristiane. Si pensi che in Francia sono state raccolte un milione e mezzo di firme per introdurre le radici cristiane in Europa, ma tale adesione non è stata presa in considerazione.
  Fa sperare che in Polonia, come in Croazia, Slovacchia, Ungheria , nazioni che sono state dominate dal regime comunista, stia emergendo una forte identità cristiana.
  L’ Ungheria, che fu fondata mille anni fa dal re Santo Stefano su solide fondamenta rendendola così parte dell’Europa cristiana, nell’aprile del 2011, con una maggioranza di 262 voti contro 44, ha annullato la vecchia costituzione dell’era comunista e ne ha approvato una nuova che è entrata in vigore dal 1° gennaio 2012. Questa nuova costituzione nell’evocare le radici cristiane promuove la difesa della vita e la promozione della famiglia, fondata sul matrimonio di un uomo con una donna.
  L’organizzazione Amnesty International ha affermato che l’articolo in difesa della vita umana sin dal concepimento potrebbe «minare i diritti delle donne e delle ragazze» che sono invece «garantiti in diversi trattati firmati e ratificati dalla repubblica di Ungheria, quali per esempio la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW), il Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICESCER) e la Convenzione sui diritti del fanciullo (CRC)». Amnesty International ha inoltre sostenuto che l’articolo che del matrimonio dà quella definizione «può preparare la strada all’introduzione di un divieto esplicito dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, contravvenendo quanto stabilito dagli standard antidiscriminatori internazionali ed europei sanciti dall’art. 23 dell’ICCPR» (Patto internazionale sui diritti civili e politici).
  Il Presidente della Commissione Europea, Barroso, ha annunciato l’azione legale contro Budapest, così che il primo ministro Orbàn, nel giorno di Santa Margherita d’Ungheria, è dovuto correre a Strasburgo per spiegare le proprie ragioni.
  In un’intervista da Radio Vaticana, mons. Jànos Szèkely , vescovo ausiliare di Esztergom-Budapest ha difeso energicamente la nuova costituzione.
  Sabato 21 gennaio a Budapest un milione di persone sono scese in piazza per sostenere Orbàn, tale manifestazione è stata chiamata “Marcia per la pace”. Molti indossavano costumi tradizionali e durante la marcia sono stati volantinate copie della nuova Costituzione che l’Unione Europea ritiene liberticida. Nella piazza degli Eroi, simbolo e cuore della capitale, alcuni pregavano non solo per la propria patria, ma anche per l’Europa intera.
  In Italia il 25 gennaio il Senato ha votato si all’emendamento proposto dal leghista Calderoli che inserisce un richiamo esplicito alle radici giudaico-cristiane in Europa. A sostegno dell’emendamento della Lega si è pronunciato il Pdl ed il Terzo polo, contrari, invece, il Pd e l’Italia dei Valori. Il premier Mario Monti ha espresso il desiderio di non voler prendere posizione, poi però ha detto:” Che ci sia o che non ci sia un esplicito riconoscimento a certe radici culturali nella Costituzione europea è importante vedere che, nel modo in cui è costruita, nel modo in cui le scelte politiche sono avvenute nel corso dei decenni, in grande misura la costruzione europea incarna valori etici che molto spesso sono stati assenti nelle politiche degli Stati nazionali”. Fare riferimento alle radici cristiane non è un optional, la cui presenza non cambia la sostanza, è invece il nodo su cui si gioca il futuro dell’Europa. Oltre al riconoscimento della storia della nostra civiltà, è necessario soprattutto porre quel patrimonio culturale che valorizza la dignità della persona, della sua sacralità e della sua inviolabilità, in quanto immagine e somiglianza di Dio.
 “L’apertura alla vita è al centro del vero sviluppo”.  Caritas in Veritate (n°28)



 
 
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