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Quegli algoritmi che gestiscono le nostre vite

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Quegli algoritmi che gestiscono le nostre vite

di Stefano Biavaschi

Sapevate che le nostre vite sono decise da complessi algoritmi nascosti in potenti computer? Gli algoritmi sono una sequenza ordinata di passi per risolvere un problema, ma anche per prendere decisioni “politiche” importanti tramite il metodo della “calcolabilità effettiva”. Il termine “algoritmo” viene dal nome del matematico persiano al-Khwarizmi, che verso l'800 dopo Cristo sviluppò per primo questo concetto, anche se il primo algoritmo della storia si trova in un'iscrizione sumera del 2.500 avanti Cristo. Nel 300 a.C. Euclide elaborò l'algoritmo che serve a calcolare il massimo comune divisore, ma fu Leibniz che nel 1703 pose le basi del calcolo binario utilizzato ancora oggi negli algoritmi che fanno funzionare i nostri pc. Sono questi algoritmi che permettono il funzionamento dei motori di ricerca o il calcolo delle rotte degli aerei. Oggi però vengono utilizzati anche in borsa, tanto da averne invaso ben il 70 per cento del mercato. Sono gli algoritmi che comprano e vendono azioni, e per comprendere quanto siano determinanti basti pensare al crollo della borsa di New York il 6 maggio 2010, quando, per un misterioso tilt degli algoritmi, gli indici delle quotazioni scesero disastrosamente in soli 6 minuti. Chi ci fosse dietro a quel tilt e quanto avesse guadagnato non lo si è mai saputo.
Oggi quasi tutto ciò che esiste si affida all'algebra degli algoritmi. La fortuna di Google, per esempio, proviene dalla formulazione dell'algoritmo di PageRank che permette di scandagliare e classificare tutte le pagine web. Gli algoritmi hanno permesso ai computer di giocare a scacchi o di trovare soluzioni simili a quelle elaborate dalla mente umana. Ecco perché algoritmi molto potenti permettono un mega-controllo delle funzioni ed elaborano perfino le decisioni da prendere. Oggi gli algoritmi sono sempre più in grado di controllare le nostre vite; per esempio quelli elaborati dal matematico Milind Tambe dell'università di Southern California possono individuare persone sospette tramite i loro movimenti. L'università di New York sta ora perfino elaborando algoritmi in grado di prevedere gli scenari geopolitici delle zone più calde. Per esempio la caduta del presidente egiziano Mubarak fu algoritmicamente prevista con un anno di anticipo. Le forze militari USA si stanno molto interessando a questo campo, ed hanno perfino dato vita all'Algorithmic Network Science Group, una squadra specializzata in algoritmi capace di identificare le persone dall'andamento delle loro connessioni a internet.
Introdotti a livello commerciale, gli algoritmi sono sempre più in grado di tracciare il profilo dei navigatori e di prevedere i loro acquisti, e perfino, su base statistica, le loro necessità future. Le società di e-commerce sono sempre più a caccia di analisti di dati, che dallo stile di navigazione deducono, per esempio, se un uomo fa uso di alcol (ed è quindi un potenziale cliente di bevande alcoliche) o se una donna è incinta (ed è quindi una potenziale cliente di prodotti per l'infanzia).
Ora vi sono anche algoritmi in grado di scrivere artificialmente articoli per riempire automaticamente pagine web per usi pubblicitari.
Ormai siamo in piena tecnocrazia, tanto che spesso non si è più in grado di distinguere un libro o un film fatto da un uomo piuttosto che quello fatto da un computer.
Ma il più grande rischio è il controllo di tutto. Chi ha il controllo di internet? Per esempio, chi assegna gli indirizzi IP? Ad assegnare gli indirizzi IP così come pure i domìni è un ente che si chiama Icann, che dal nome ricorda un po' il “We Can!” di Obama, e infatti si trova negli Stati Uniti, ed è controllato dal Dipartimento del Commercio USA.
Anche lo Ietf, che sviluppa gli standard tecnologici internet, si trova in USA (in California). E perfino l'organo supremo di controllo, lo Iab, che dovrebbe sorvegliare su abusi e squilibri, è americano, ed il suo attuale presidente, Bernard Aboba, proviene da Microsoft.
Solo ora, con molto ritardo, il mondo si sta cominciando a svegliare.
Alcune cose sono state ottenute: per esempio la possibilità, per gli utenti, di verificare quali dati personali sono stati immagazzinati da Google, semplicemente visitando
http://www.google.com/dashboard
Ma spesso si tratta di contentini. I governi, nell'ultimo incontro organizzato sull'argomento dall'ONU a Dubai, si sono scontrati proprio sul tema del controllo di internet, e qualcuno comincia già a chiedere di trasferirne la competenza dagli USA all'ONU stesso.


12 Luglio 2013


 
 
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