Quarto potere - Priorità Vitali

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Quarto potere

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Quarto potere

di
Pierluigi Melis


“Quarto potere”, come sappiamo, è uno dei film più noti della storia del cinema. Esso prende il titolo da quello che è il potere della stampa e dei mezzi di comunicazione in generale: un potere vero e proprio, che crea i presupposti dei poteri economico e politico attraverso quello della persuasione. Tali poteri, possiamo dire, vivono tra loro in simbiosi, alimentandosi e rafforzandosi a vicenda. Quanto il quarto potere sia appetito e conteso lo vediamo prima di tutto a casa nostra. Un paio di esempi: la Fiat e Berlusconi sono proprietari di testate giornalistiche e televisive; tutti i governi che si succedono considerano prioritario lo spoil system delle numerose emittenti RAI.
Non che per questo in Italia sia conculcata la libertà di parola, anzi, chiunque può liberamente esprimere la propria opinione entro i confini fisiologici di qualunque diritto: il problema si presenta quando la cappa dell’autocensura in nome del politicamente corretto sovrasta quasi ogni mezzo di comunicazione.
Gli effetti perversi della malefica sinergia quarto potere-politicamente corretto si manifestano su diversi temi, in particolare su immigrazione ed islam. In virtù (sarebbe meglio dire “in vizio”) di tale devastante binomio l’immigrazione è vista come cosa buona a prescindere, così come le religioni – eccezion fatta per il cristianesimo, violentemente criticato spesso e volentieri – sono messe tutte sullo stesso piano, indipendentemente dai contenuti.
Che la sinistra sguazzi sul politicamente corretto per fini puramente elettorali e quindi di potere (si rilegga, in proposito, quanto recentemente scritto da Peter Hitchens sulla strategia immigratoria dei laburisti in Gran Bretagna) è cosa risaputa, ma che anche la destra vi si accodi è abbastanza incomprensibile. Salvo che non vi siano forti interessi economici (dello stesso Berlusconi o di altri personaggi a lui politicamente ed affaristicamente vicini) che suggeriscano di sostenere, sia pure per differenti ragioni, le medesime tesi della sinistra. Ed è sicuramente così, a meno di contagiose patologie mentali selettivamente diffuse tra politici ed imprenditori di area liberale.
In questi giorni stiamo assistendo a due rilevanti fenomeni, tra loro sicuramente legati, gravidi di
conseguenze negative per tutto l’Occidente ed in particolare per il suo ventre molle, l’Italia: le guerre civili del mondo arabo-islamico e la massiccia immigrazione clandestina da tali aree geopolitiche.
Vediamo, allora, come agisce nei nostri confronti il quarto potere riguardo agli avvenimenti di cui sopra.
Gli sbarchi dei clandestini sono presentati come fenomeni impossibili da contrastare poiché le zone di provenienza dei migranti (eufemismo che sostituisce il termine “clandestino”, definitivamente bandito dal  linguaggio politicamente corretto) manifesterebbero endemiche situazioni di guerra e povertà. Si nascondono i costi economici e sociali che dobbiamo accollarci, ma si fa leva sul nostro sentimento di pietà, si loda l’umanità di papa Francesco (anche i migliori pontefici, e Bergoglio è tra questi, possono sbagliare) per la sua visita a Lampedusa. Si definiscono addirittura “eroi” (Repubblica) quei bagnanti che hanno soccorso i clandestini con una catena umana (quasi che avessero rischiato la vita!). Si brandisce lo ius soli come la magica soluzione per tutti i problemi nostri e loro.
Invece quasi si tace quando i clandestini manifestano a Lampedusa contro il nostro diritto di identificare chiunque entri nel nostro Paese oppure distruggono le strutture che li ospitano. Dubito che non ci si renda conto che certe sciagurate azioni e dichiarazioni di governo e ministri (in particolare la Kyenge) incrementino sensibilmente gli sbarchi, penso invece che si perseveri nella folle determinazione della sinistra europea di presa e consolidamento del potere attraverso forti iniezioni di nuovi elettori immigrati. Il quarto potere ci fa accettare di buon grado tutto ciò con la manipolazione delle nostre menti. Idem per quel che riguarda quanto sta succedendo in nord Africa e nel medio Oriente. In particolare in Tunisia, Turchia ed Egitto, abbiamo assistito al fallimento, certificato da imponenti manifestazioni di piazza, dell’islam politico che si riconosce nell’ideologia dei Fratelli musulmani: in Turchia Erdogan è stato violentemente contestato per il suo piano di islamizzazione strisciante, pur avendo conseguito brillanti risultati in campo economico, mentre in Tunisia, ma soprattutto in Egitto, la Fratellanza ha fallito sul duplice
piano sociale ed economico. L’unico obiettivo dei seguaci di al-Banna è l’imposizione della sharia, tutto il resto è trascurabile.
Ora, dopo l’evidente disastro dei governi islamici, recentemente promossi d’ufficio a democratici da Usa ed UE, e da essi benedetti come paladini dei diritti umani ed acerrimi nemici dei terroristi, i media dovevano naturalmente qualche chiarimento al proprio pubblico, per spiegare che comunque avevano avuto ragione.
Esemplare, in merito, è la tattica utilizzata dal quarto potere attraverso il Corriere della Sera.
Il giorno 17 agosto 2013, il quotidiano di via Solferino pubblica due articoli sull’Egitto. Uno, a firma
Elisabetta Rosaspina, è un’intervista a Renaud Girard, corrispondente del quotidiano francese “Le Figaro”.
Costui, dopo decenni di viaggi e di cronache in medio Oriente, arriva alla conclusione – alla luce dei recenti avvenimenti in Egitto, ma anche in Turchia – che islam e democrazia [io avrei aggiunto l’aggettivo “liberale”] sono incompatibili. E ne fornisce anche la spiegazione: «Perché non esiste nella civilizzazione musulmana una separazione tra la sfera religiosa e la sfera politica. Non c’è mai stata, dal VII secolo in poi, quella separazione tra potere religioso e potere politico che invece è alla base della civiltà occidentale. E fin dal principio del Cristianesimo, se è vera la frase che i Vangeli attribuiscono a Gesù: date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Cristo non voleva interferire con la politica». Monsieur Giraud, benvenuto nel club dei realisti, anche se con un pizzico di ritardo.
Il secondo articolo, che surrettiziamente fa da contrappeso al primo, è firmato da uno dei pezzi da novanta della testata milanese, Sergio Romano. La prima parte dello scritto è di contenuti banali, riferisce fatti arcinoti come la fiducia inizialmente riposta nei confronti dei cosiddetti islamisti moderati come Erdogan e Morsi da parte dell’Occidente e le successive delusioni dovute al fatto che “….la linea politica adottata dai Fratelli dopo la conquista del potere era diventata inquietante. Troppo Corano, troppa Sharia, troppe entazioni autoritarie, troppa ostilità per i costumi laici di una larga parte della borghesia e dei giovani di piazza Tahrir. Dopo avere promesso moderazione e comprensione, Morsi è parso, con il passare del tempo, sempre più prigioniero dalla fazione aggressiva e militante. Ipocrisia? Duplicità? Machiavellismo islamista?
La risposta a queste domande è almeno in parte nella storia della Fratellanza e delle sue esperienze.”.
Già dopo poche righe di dotta acqua calda, il valente professore ed ex ambasciatore arriva all’enunciazione del teorema: la risposta al modo di operare degli islamisti al potere sta “nella storia della Fratellanza e delle sue esperienze.” Segue, per i restanti tre quarti dell’articolo, la dimostrazione della brillante tesi romaniana, cioè un riassunto della storia del movimento politico-religioso fondato da al-Banna dall’inizio ai giorni nostri. Chi eroicamente termina la lettura del noioso articolo non può non notare come nelle valutazioni dell’insigne accademico non vi sia alcun accenno alla duplice natura religiosa e politica dell’islam, che ritroviamo invece nel pensiero (tardivo) di Girard, quale causa dei recenti fallimenti del governo Morsi. Per Romano non conta che lo statuto dei Fratelli musulmani preveda esplicitamente l’instaurazione della legge coranica: il fallimento soprattutto democratico degli islamisti egiziani è solo questione di esperienze.
Ecco infine il messaggio subliminale lanciato dal Corriere della Sera per la penna dell’esimio cattedratico: non è vero che i Fratelli musulmani e le formazioni politiche che ad essi si richiamano siano refrattarie alla democrazia, dipende soltanto dalla loro storia. Più chiaro di così!
La manipolazione tentata dal più diffuso quotidiano italiano è stato replicata, in forme sia pure differenti, da numerosi altri mezzi di comunicazione, in perfetto coordinamento con i politici europei (tra cui il nostro ministro degli esteri Bonino) che condannavano senza mezzi termini il golpe di al-Sisi, ovviamente tacendo sulle violenze contro i cristiani copti e non solo, e sulla distruzione di svariate decine delle loro chiese.
Fateci caso, e ditemi se sugli esempi che ho riportato il quarto potere non ha messo in funzione tutto il proprio arsenale mediatico per convincerci ad adottare soluzioni totalmente contrastanti con i nostri interessi. Per fortuna noi possediamo un’arma (pacifica) ancora più micidiale, Internet: ricordiamoci come ha funzionato egregiamente in nord Africa, Turchia ed Iran. Ma i Citizen Kane di oggi sembrano non volerlo comprendere.

20 Agosto 2013

 
 
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