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PROVIAMO A COMPRENDERE

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PROVIAMO A COMPRENDERE

di
Antonello Tedde


Dopo aver analizzato i numeri che sono usciti dalle urne e cercando di evitare di essere emotivamente coinvolti nelle maglie della propaganda mediatica, proviamo a comprendere cosa è realmente successo e cosa hanno detto queste elezioni.
Una cosa sembra indiscutibile : la classe politica attuale vive in un  mondo completamente diverso da quello in cui vivono gli elettori, i suoi problemi non sono quelli degli elettori, le sue soluzioni non sono quelle che i cittadini vogliono.
La macchina della propaganda e della disinformazione questa volta non ha centrato i risultati voluti, semplicemente perché i problemi reali e le preoccupazioni vere sono talmente pressanti e diffusi che non si è riusciti a distogliere l’attenzione indirizzandola verso problemi di comodo.
I due “poli” non si sono accorti di nulla ed hanno continuato a recitare il copione andato in scena in questi ultimi vent’anni. Hanno simulato, come al solito, profonde differenze ideologiche mentre l’unica vera differenza consiste nel fatto che ognuno vuole il potere per gestire i propri affari e quelli dei loro gruppi. Ogni volta vengono presentate come irrimandabili “le Riforme”, che francamente, dopo vent’anni restano sempre e soltanto irrimandabili ma mai realizzate. E se qualcuno realizza qualcosa, nella logica “dell’alternanza”, alla successiva tornata elettorale chi subentra cancella quello che  è stato fatto. Poiché non ci sono differenze sostanziali, di fatto,  tra la politica del centrodestra e quella del centrosinistra, la campagna elettorale si è sviluppata principalmente sul cliché di “Guarda come è cattivo l’altro”-“Guarda come sono bravo io”.
Molti, stanchi e nauseati da questo sistema frustrante, si sono aggiunti alla schiera sempre più numerosa dei non votanti, altri più per riflesso pavloviano che per convinzione hanno votato come la loro personale tradizione imponeva, come se davvero credessero ancora alle differenze ideologiche, altri hanno indirizzato il proprio voto verso partiti minori, ben sapendo che non sarebbe servito a nulla, altri, molti come si è visto, hanno concentrato la propria preferenza verso il Movimento Cinque Stelle che si è proposto come una alternativa al monolitico sistema bipolare.
Questa è la vera novità di queste elezioni, come tutti sappiamo.
Il Movimento Cinque Stelle si è saputo trovare nel posto giusto al momento giusto: l’alternativa ad una situazione di sofferenza vera e non più sostenibile.
Il centrosinistra ed il centrodestra impegnati nel loro consueto duello, hanno snobbato il M5S, durante la campagna elettorale, considerandolo ininfluente e se lo sono trovato inaspettatamente davanti, in posizione determinante.
Non riescono ad accettarlo e si stanno innervosendo. Rendendosi conto del pericolo presentato dal Movimento di Grillo che si è inserito con prepotenza nel gioco di spartizione del potere (spartizione nel tempo non nelle poltrone ) che pensavano inattaccabile, stanno adesso reagendo nel solo modo che conoscono : screditando l’avversario, andando a cercare tra gli eventuali panni sporchi di parenti o compari di affari negli anni passati, tentando di ridicolizzarlo per la sua presunta inesperienza.
Nessun tentativo,neppure un cenno, di valutare il proprio progetto di governo e quello delle altre forze politiche e trovare una soluzione condivisibile.
In effetti trovare una soluzione condivisibile, stante  che né il Centrosinistra, né il Centrodestra  e neppure il Movimento di  Grillo hanno un progetto di governo definito, risulta difficile : dovrebbero prima decidere, ognuno per la sua parte, cosa vorrebbero fare. Il M5S ha almeno l’onestà di affermare che volta a volta valuterà le proposte e darà o meno la sua approvazione; non si governa così, però stando all’opposizione è una posizione valida, tenendo conto che il M5S si è proposto come contrario al sistema politico vigente.
I due pilastri politici dell’ultimo ventennio non sono proprio geneticamente capaci di fare politica, l’unico sistema che conoscono è : avere la maggioranza e quindi fare quello che vogliono per cinque anni. Poiché normalmente governano male alle successive elezioni spetta agli altri e così via, l’alternanza di cui si diceva  sopra e la spartizione temporale del potere (programmata : per chi ama la precisione centrodestra e centrosinistra dal 94 ad oggi hanno governato per 8 anni e un paio di mesi ciascuno distribuiti in 4 governi di centrodestra e in 6 governi di centrosinistra). In pratica raramente si è riusciti a far durare cinque anni la legislatura, perché dopo alcuni anni di potere incontrastato le beghe interne alle coalizioni le hanno fatte crollare, ma poco male tanto si ripete la recita delle elezioni e si riparte.
Il Movimento Cinque Stelle si è inserito in questo ben studiato meccanismo ed ha rotto il giocattolo. Adesso i parlamentari saranno costretti a fare davvero delle riforme, come minimo bisognerà cambiare la legge elettorale perché non è pensabile che si torni a votare per ritrovarsi in una situazione analoga di ingovernabilità che, penso sia ormai chiaro per tutti, è determinata solamente da un sistema elettorale studiato e realizzato per mantenere il potere e non per governare democraticamente.
Quand’anche il Movimento Cinque Stelle non ottenesse altro avrebbe comunque ottenuto un risultato storico, ridando alla democrazia ed alla politica i ruoli che loro competono ed obbligando i politici a crescere e maturare, assumendosi le proprie responsabilità ( sul serio, non a parole come adesso è d’uso comune ) nei confronti degli elettori che li hanno delegati e non dei partiti che li hanno nominati.
Negli ultimi 90 anni l’Italia ha conosciuto venti anni di dittatura, una guerra mondiale, cinquanta anni di democrazia (la Prima Repubblica), venti anni di regime truccato da democrazia (la attuale Seconda Repubblica).
Cosa ci aspetta adesso ?
La risposta è : ci aspetta quello che saremo capaci di costruire
, auspicando che i metodi democratici non vengano dimenticati o vanificati. E’ necessaria la presenza attenta e attiva dei cittadini, di noi tutti. Non possiamo più abdicare alla nostra responsabilità ponendoci nella posizione di spettatori che applaudono o fischiano a comando, come nei peggiori spettacoli televisivi.
L’ Istituto per la Ricostruzione Industriale, l’IRI , creato nel 1933 principalmente per impedire il fallimento delle principali banche nazionali a seguito della crisi del 1929, nel dopoguerra guidò la ripresa dell’economia italiana; terminato il suo compito, fu smantellato pezzo per pezzo e liquidato nel 2002. La cosiddetta “formula IRI” è stata comunque una soluzione, seguita con interesse dagli osservatori internazionali, che ben equilibrava il capitale pubblico e privato. Non abbiamo bisogno adesso di una ricostruzione industriale, ma abbiamo un urgente bisogno di un Istituto che si preoccupi di impedire la demolizione sistematica del nostro sistema industriale ed economico, già avviata con la crisi economica, gli scandali, l’ecologia fine a se stessa (invece di quella intelligente e propositiva) , la “politica del rigore” ed altri devastanti strumenti

Il fallimento del marxismo ha indotto a credere che il capitalismo e il liberismo fossero la via corretta per gestire l’economia. In questi ultimi anni la crisi finanziaria ed economica ha mostrato in maniera incontrovertibile che anche una economia determinata unicamente dal Mercato, elevato al rango di giudice supremo e inappellabile, non funziona. E’ arrivato il tempo di percorrere altre strade, che esistono, anche se poco note, e se non esistessero bisognerebbe costruirle.
Questo ovviamente non è un problema che riguarda solo l’Italia, ma tutto il mondo, specialmente adesso che una prematura globalizzazione ha legato in maniera intricata le economie dei  vari paesi.
L’Italia può e deve interpretare il ruolo che le compete in ambito internazionale e non deve lasciarsi emarginare come colpevolmente ha fatto negli ultimi anni. Il Governo Monti è stato maestro nell’accettare e consolidare una posizione di sottomissione.
Continua a farlo anche adesso, non essendosi accorto che la maggioranza che forzosamente gli era stata costruita per sostenerlo non esiste più.
Antonello Tedde
10 Marzo 2013

 
 
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