PROPOSTA PER UNA SOCIETA’ VIVIBILE - Priorità Vitali

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PROPOSTA PER UNA SOCIETA’ VIVIBILE

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PROPOSTA PER UNA SOCIETA’ VIVIBILE


Dopo aver esaminato la società attuale ed aver immaginato gli scenari possibili di una società del futuro prossimo, per concludere logicamente questo modesto studio, ci proponiamo di delineare quelle che potrebbero essere le linee guida per l’evoluzione di una società a misura di uomo.
Partendo dall’ancora animalesco branco e dalla primitiva tribù gli uomini hanno sviluppato il concetto di società per motivi di sicurezza e protezione in un primo tempo e per motivi di divisione di compiti e specializzazione poi. L’uomo che agisce singolarmente, al di fuori di qualunque tipo di aggregazione sociale, è un individuo altamente de-specializzato che è principalmente impegnato a sopravvivere e riprodursi e questo impegno assorbe buona parte delle sue risorse  lasciando ben poco margine a evoluzione e sviluppo della civiltà, della cultura e del pensiero. Le aggregazioni umane si sono evolute dai  villaggi alle Città Stato, alle Nazioni ed agli Imperi. In ogni società organizzata le attività degli uomini si specializzano e pertanto ognuno contribuisce alla vita complessiva con vantaggio per tutta la comunità..
Questo in teoria, in pratica nel corso della storia molti altri elementi sono stati ingredienti e spinta per la creazione e formazione degli Stati, ma alla base non vi è dubbio che vi sia stata la ricerca del bene comune anche se non uniformemente distribuito.
Diverse proposte sono state presentate per definire lo Stato.
Max Weber riteneva che fosse “un'impresa istituzionale di carattere politico in cui l’apparato amministrativo avanza con successo una pretesa di monopolio della coercizione della forza legittima in vista dell’attuazione degli ordinamenti”
Charles Tilly ha proposto :”Un’organizzazione che controlla la popolazione occupante un determinato territorio costituisce uno Stato se e in quanto,si differenzia rispetto ad altre organizzazioni che operino sul medesimo territorio; è autonoma; è centralizzata; le sue parti componenti sono formalmente coordinate le une con le altre”
Per Hobbes “Lo Stato rappresenta l'istanza unitaria e sovrana di neutralizzazione dei conflitti sociali e religiosi attraverso l'esercizio di una summa potestas, espressa attraverso la forma astratta e universale della legge che si legittima in base al mandato di autorizzazione degli individui, in cui si realizza il meccanismo della rappresentanza politica; i cittadini si trovano infatti in quella fase pre-politica che è definita come stato di natura ed il sovrano svolge un ruolo ‘rappresentativo’ unificando in sé la ‘moltitudine dispersa’ "
Possiamo ritenere che la nascita dello Stato Moderno possa storicamente collocarsi in Europa tra il XV° e il XVII° secolo come evoluzione dal sistema feudale e che sia una organizzazione del potere nell’ambito di un territorio nel quale lo Stato è sovrano ( nel senso etimologico del termine e cioè che sta al di sopra di ogni altro soggetto ) e indipendente nei confronti degli altri Stati.
Secondo una concezione etica e consapevole lo Stato Moderno è il risultato di un contratto implicitamente sottoscritto dai cittadini , appartenenti ad un definito territorio, che liberamente concordano una serie di regole e protocolli che stabiliscono i loro limiti e diritti al fine di garantire il benessere ed il progresso comune.
Questa definizione, peraltro facilmente condivisibile, mal si adatta agli Stati che compongono la Comunità Europea e questo già dovrebbe far riflettere sugli obiettivi e le finalità che la Comunità si propone e sulla superficialità dei principi fondanti della stessa, ma ritorneremo più avanti su questo importante argomento.  
Pertanto ogni legge ed organizzazione dello Stato deve corrispondere a i principi ispiratori del contratto, che ne costituiscono il fine sociale.
Diamo per scontato che la natura umana ha le sue debolezze, e i suoi difetti, e pertanto in uno Stato democratico la delega del potere da parte del popolo sovrano ai suoi rappresentanti è soggetta a articolati sistemi di controllo ed è regolamentata da principi costituzionali e leggi. Questo non elimina il rischio di derive autoritaristiche, ma comunque lo riduce. Come ad un fucile più potente si contrappone una corazza più robusta, in un confronto interminabile, così alle velleità suggerite dal potere , in maniera sempre più sottile e sofisticata, si devono contrapporre sistemi atti a vanificarle. Diritto e dovere di ogni cittadino è vigilare affinché questa battaglia sia sotto controllo. Diritto e dovere di ogni cittadino è non lasciarsi sedurre dall’apparato del potere e, per troppo fiducia o malfondata sicurezza, dare per scontato che il sistema, sotto questo profilo, sia perfetto.
Nel mondo occidentale del XXI° secolo, viviamo immersi in una società dove le parole “libertà” e “democrazia” vengono pronunciate con una frequenza inquietante, spesso a sproposito, a volte confondendo una con l’altra, a volte attribuendo loro un significato improprio, ma la libertà e la democrazia, conquistate dalle generazioni che ci hanno preceduto al prezzo di sacrifici e lotte spesso sanguinose, non devono essere solo parole per esorcizzare il rischio di perdere ciò che esse significano.
Quando gli elementi fondanti di uno Stato, anzi la sua stessa essenza, vengono rinnegati  e messi da parte dobbiamo chiederci se come cittadini abbiamo vigilato o se ci siamo disinteressati a ciò che i nostri delegati hanno fatto.
Se guardiamo gli eventi di questi ultimi mesi possiamo affermare che il nostro Stato è sovrano, ossia al di sopra di  qualunque altro soggetto entro i suoi confini ?
No
Al di sopra dello Stato si trova il “Mercato”. Come altrimenti potremmo interpretare il fatto che il Governo ed il Parlamento verificano la bontà del loro operato dall’andamento degli indici di Borsa ?
Se guardiamo gli eventi di questi ultimi mesi possiamo affermare che il nostro Stato è indipendente ?
No
La CEE e la BCE dicono allo Stato Italiano quello che deve fare ed i provvedimenti da prendere e dicono anche che i cittadini italiani dovranno fare dei sacrifici per uscire dalla crisi. Al popolo greco è stato detto che per essere “salvato”, dovrà rinunciare a parte della sua sovranità ( o meglio, a quello che ne resta ).
S i può, giustamente, obiettare che questo è dovuto ai Trattati internazionali che abbiamo a suo tempo sottoscritto, ma chi mai, di coloro che per nostra delega agivano, ha detto ai cittadini italiani ( ed a tutti i cittadini dell’Europa ) che avrebbero dovuto rinunciare alla loro sovranità ed indipendenza ? Fu proclamato che sarebbe stata una opportunità di progresso, di benessere e di crescita economica, sociale e civile, l’abbattimento delle barriere tra gli Stati, la libera circolazione delle persone e delle merci. L’Utopia divenuta realtà.
Forse chi ci rappresentava era in buona fede ( ma, nel caso, superficiale e/o incompetente ), o forse non curava l’interesse dei cittadini ma l’interesse dei “Mercati” e di chi su questi lucra. Miracolosamente Centrodestra e Centrosinistra, in disaccordo su tutto, su questo argomento erano, e sono, perfettamente d’accordo. Su questa idea del Mercato attore, giudice e legislatore al di sopra di qualunque controllo da parte dei cittadini non esistono dubbi o divergenze, a livello ufficiale.
Nel secolo scorso le dottrine dominanti e opposte erano tra uno Stato che controlla tutto togliendo libertà ed iniziativa ai cittadini ed uno Stato liberale che permette e favorisce la libertà e la libera iniziativa.
Oggi la dottrina dominante è che il Mercato è il riferimento ultimo e inappellabile. Questo é molto diverso dallo Stato liberale.
Non esiste  una dottrina alternativa organizzata, non esiste una opposizione significativa a questa barbara ideologia. Barbara, perché il mercato premia il più astuto e il più forte. Barbara, perché il mercato è impietoso ed in esso la morale è sostituita dal profitto.
Il “contratto sociale implicitamente sottoscritto” ha tra i suoi principali capitoli la difesa dei cittadini da coloro che perseguono i loro personali interessi creando danni agli altri.
Se rinunciamo alla priorità degli interessi della maggioranza dei cittadini, se rinunciamo alla priorità dello Stato su tutti gli altri soggetti, se rinunciamo alla priorità della indipendenza dello Stato stiamo tornando ad un’era di barbarie.
Se rinunciamo a queste “priorità vitali“ stiamo rinnegando la nostra storia, la nostra cultura e la nostra dignità.
Se vogliamo che la nostra società sia vivibile ed a misura di uomo è necessario  che lo Stato, con la sua autorità ( che viene da cittadini), dia la priorità al bene comune, alla libertà e alla democrazia e all’interno di questi principi non negoziabili si adoperi perché la libera iniziativa, il libero mercato e la libera autodeterminazione dei singoli possano trovare manifestazione e compimento.
Non possiamo ulteriormente accettare che elementi fondamentali come aria, acqua, cibo, abitazione ed energia siano sottoposti alle regole di un mercato senza controllo, perché i beni primari sono irrinunciabili e per questo motivo non possono essere abbandonati alla primitiva barbarie del mercato.

Antonello Tedde

25 Novembre 2011






   


 
 
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