POSSIBILI SCENARI DEL FUTURO PROSSIMO - Priorità Vitali

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POSSIBILI SCENARI DEL FUTURO PROSSIMO

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POSSIBILI SCENARI DEL FUTURO PROSSIMO


Abbiamo, tempo fa, analizzato la società attuale cercando di comprendere le cause e i motivi che hanno determinato la sua evoluzione. Abbiamo anche osservato come uno spettatore attento avrebbe potuto prevedere le conseguenze di determinati eventi e situazioni. Ci proponiamo adesso di essere “quello spettatore attento” e di tentare di prevedere gli scenari che potrebbero presentarsi in seguito agli eventi in corso.
E’ interessante osservare come si sia consolidata nella opinione pubblica la certezza che l’Economia sia l’elemento guida, dominante e determinante nella vita di una nazione e come da questa derivi il benessere di ognuno.
A riprova del condizionamento a cui siamo sottoposti, si fa notare come, chi ha letto le righe precedenti ( e, confesso, anche chi le ha scritte )  ha dovuto sforzarsi a dubitare  poiché prepotente è la sensazione che l’affermazione sia vera e che effettivamente “l’Economia sia l’elemento dominante e determinante nella vita di una nazione” mentre è solo uno , e neppure il più importante ( si pensi alla giustizia, ai diritti civili,ai problemi sociali, alla cultura e all’istruzione, alla morale, alla sicurezza, alla sanità  e via discorrendo ), degli elementi che compongono la vita di una nazione. Sarebbe forse più corretto affermare che l’Economia è lo strumento mediante il quale si costruisce la vita di una nazione e questo strumento deve essere stabile e affidabile perché quanto edificato non corra il rischio di crollare.
Che la ricchezza eserciti un fascino sull’uomo non è certamente una novità di questi ultimi tempi, ma che il profitto sia il fine ultimo e l’aspirazione massima di ogni uomo è certamente una forzatura abbastanza recente.
Il 9 Novembre del 1989 veniva abbattuto il Muro di Berlino che era stato edificato 28 anni prima. Questo evento è divenuto il simbolo della caduta dell’Unione Sovietica e con essa del fallimento storico e pratico della ideologia marxista.
Chi marxista non era ha accolto con gioia l’idea che uno spauracchio e un possibile oscuro avvenire erano definitivamente allontanati e si poteva concretamente sperare in un mondo migliore, dove la libera iniziativa e la libera impresa avrebbero permesso ad ognuno di realizzarsi secondo le proprie aspirazioni, la propria volontà ed il proprio impegno.
Chi era favorevole al Capitalismo ha visto l’opportunità di applicarlo nella maniera più estrema e senza opposizione, agendo con accortezza e pianificando il suo operato.
Il mondo occidentale nei decenni precedenti la caduta del Muro era sensibilmente cambiato, le differenze di classe si erano stemperate e di conseguenza si era stemperata anche la lotta di classe, la ricchezza si era accettabilmente distribuita tra i vari strati della popolazione anche se una cerchia ristretta la deteneva in misura marcatamente maggiore.
In questa realtà socio-economica il potere del denaro poteva essere liberamente ed efficacemente impiegato. Si sono formati degli enormi imperi economici e finanziari con fusioni e acquisizioni di imprese, impiegando cifre da risultare quasi incomprensibili per il cittadino medio, sotto lo sguardo benevolo della gente, indottrinata da superficiali, ma apparentemente approfondite, spiegazioni da parte dei media. Anche il piccolo risparmiatore si è illuso di partecipare al gioco affidando alle banche il proprio denaro affinché venisse investito al meglio e fornendo a queste, nel complesso, un notevole flusso di denaro disponibile per operazioni finanziarie “troppo complesse” per essere spiegate e comprese. Molte grandi imprese sono diventate proprietà di finanziarie multinazionali, il controllo delle quali è nelle mani di personaggi la cui identità sfugge, e in fondo non interessa, ai non addetti ai lavori.
Questa cerchia relativamente ridotta di persone possiede e/o controlla banche, assicurazioni, media, catene della grande distribuzione, aziende di produzione e di servizi. Evidentemente tutta questa struttura agisce in regime di libero mercato e ambisce ad avere sempre maggiore autonomia e a non avere nessun controllo esterno, in particolare da parte degli Stati in cui opera.

Le ideologie, essendo venuta a cadere la contrapposizione tra due dottrine economiche, si sono stemperate appiattendosi sulla dottrina del libero mercato, accettata anche dalla ex sinistra, salvo le frange più estreme. In realtà, senza essere apertamente dichiarata, un’altra ideologia si è consolidata: essendo il denaro uno strumento di potere, chi gestisce il denaro deve gestire il potere ed è il più idoneo ad assumersi questo compito.
E’ vero che il denaro è sempre stato una forma di potere, ma vi è sempre stato, sino ad ora, un potere politico che a questo si contrapponeva da una posizione di forza. Il potere politico veniva da investitura divina, da discendenze ereditarie, da guerre di conquista, oppure, in tempi più recenti, da deleghe democratiche del popolo sovrano. Il potere politico aveva bisogno del denaro, ma chi aveva il denaro era sottoposto al potere politico. Da questa contrapposizione nasceva un equilibrio che permetteva in qualche modo una gestione accettabile della società.
Oggi stiamo assistendo ad una “evoluzione” in cui l’Economia detta al potere politico le regole e le direzioni da seguire. L’Economia è un concetto astratto però chi la gestisce sono persone o gruppi di persone e pertanto questi, ossia i gestori del denaro,  sono coloro che dettano le norme e le direttive al potere politico. Anche qui, come tra Capitalismo e Marxismo, l’equilibrio è venuto meno e il potere economico e finanziario si trova a non avere antagonisti e quindi nessun controllo, salvo quello voluto da se stesso.
 Sono ridicole e fuorvianti le teorie di complotti : un “complotto”  è una serie di azioni che operando in maniera occulta manipola gli eventi per il raggiungimento di un fine illegale o  comunque illecito e inconfessabile che, se noto, provocherebbe una reazione generale atta a contrastarlo. Nella realtà che stiamo vivendo ogni cosa avviene sotto gli occhi di  tutti e la stragrande maggioranza della gente accetta quanto avviene come un dato di fatto determinato dall’evoluzione storica. Il che è in parte vero, perché il principio di causa ed effetto, così come nelle scienze fisiche, mantiene certamente la sua validità nelle scienze sociali anche se le leggi che guidano le seconde non sono descritte con  precise formule matematiche come invece avviene per le prime. Postulando che non intervengano eventi straordinari non è difficile prevedere quale società si realizzerà nei decenni futuri nei quali vedremo il consolidarsi di una sovraNazione costituita dai detentori della maggior parte della ricchezza mondiale che determinerà le regole della Finanza e imporrà agli Stati  le leggi che riterrà opportune per aumentare a favore dei suoi “sovraCittadini” le già enormi ricchezze e per garantire loro i privilegi che riterrà più opportuni. Vedremo pertanto nascere un moderno feudalesimo dove i “nobili” ( che tali saranno per diritto ereditario, basato sull’immensità del loro patrimonio ) vivranno completamente distaccati dal resto del “volgo” più o meno ricco ( ma immensamente più povero dell’ultimo dei “nobili” ) che lavorerà e consumerà per mantenere ed aumentare la ricchezza della “nobiltà”, sognando ed arrabattandosi, ma inutilmente, per avvicinarsi all’impossibile traguardo del passaggio di casta. Gli Stati, formalmente sovrani e democratici, gestiranno e governeranno il “volgo”, ma saranno soltanto degli strumenti nelle mani dei potentati economici. Proseguendo su questa strada gli Stati perderanno di consistenza diventando delle pure espressioni geografiche ed il mondo diventerà un unico, immenso Mercato nel quale miliardi di uomini occuperanno, o meglio sprecheranno,  le loro vite producendo, comprando e vendendo mentre chi deterrà il potere drenerà, in questo costante e ininterrotto flusso di denaro, immense ricchezze e sempre maggior potere. In questa società quasi certamente non vi saranno guerre, che comporterebbero il rischio di sconvolgere il perfetto meccanismo creato, semmai delle operazioni di Polizia Mondiale per mantenere e garantire lo “statu quo”. Una società quasi perfetta se si è disposti a rinunciare alla libertà, alla dignità  ed a tutto quello che rende l’uomo un essere superiore ad un animale da soma e ad uno schiavo.
Una società da incubo frutto di pura fantasia ?
Vediamo alcuni eventi reali e giudichiamo.
La Comunità Europea ha un Parlamento che ha principalmente funzioni consultive; in pratica non decide nulla ed è solo una  coreografia per far sembrare la Comunità una istituzione democratica. Poiché si è partiti da zero era opportuno eliminare dall’inizio ogni possibile ostacolo democratico e istituzionale. La Comunità Europea è di fatto governata dalla Commissione i cui Commissari componenti sono responsabili non si sa bene nei confronti di chi. La BCE ha un ampio mandato dalla Comunità per gestire l’Economia dell’Area Euro e non ne risponde a nessuno, anzi ultimamente sembra che siano i vari Stati ha dover rispondere delle loro decisioni alla BCE. Il giudice è il Mercato Borsistico. I cittadini, novelli sudditi medioevali, assistono impotenti alle decisioni dei “grandi” non comprendendo bene quanto queste decisioni siano per bene comune, anche se così implicitamente viene detto, o per l’interesse di gruppi il cui benessere comporterà, forse ( ma non è chiaro ne come ne perché ), il benessere dei cittadini.
Guardiamo cosa è diventata la politica in Italia negli ultimi vent’anni. Ci siamo tutti convinti, o meglio, ci hanno convinti che per governare è necessario che siano presenti solo due schieramenti, moderati, che condividendo in pieno l’unica ideologia dominante ( il liberalismo ed il capitalismo ) si differenzino per particolari non significativi. L’Italia non è così fatta :l’individualismo, l’inventiva, la fantasia, la ricerca di nuove idee hanno costruito nel corso dei decenni molti partiti, anche se certamente troppi. Per ovviare a questo non trascurabile dato di fatto si è studiata una Legge Elettorale che tradisce nello spirito la Costituzione e si è inventato il Bipolarismo, ossia due coalizioni di partiti che in qualche modo abbiano dei punti in comune. Il sistema non ha funzionato, infatti le coalizioni forzatamente formate per vincere le elezioni, una volta raggiunta la maggioranza hanno evidenziato le forti differenze di base che hanno portato alla caduta dei governi o addirittura, con notevole disinvoltura, alle elezioni anticipate, affermando che il governo è scelto dal popolo e se cade bisogna tornare a votare. La Costituzione Italiana dice che il Parlamento è scelto dal popolo sovrano, il governo è indicato dal Presidente della Repubblica ed è sottoposto alla approvazione del Parlamento. L’Italia non è una nazione bipartitica, non è neppure bipolare, tanto è vero che si parla tranquillamente del Terzo Polo, ancora più eterogeneo. Ciò nonostante la Legge Elettorale è rimasta sotto questo profilo immutata ed è stata anzi modificata nella direzione opposta per consolidare il bipolarismo. Utilizzando questa Legge sono stati brutalmente cancellati tutti i partiti non allineati e con essi è stata anche cancellata la volontà e la possibilità di esprimersi di milioni di elettori. Attualmente il 30% degli elettori non sono rappresentati in Parlamento che è costituito da parlamentari nominati dai partiti e non eletti dai cittadini. Quando queste percentuali di assenteismo dalla politica suscitano qualche perplessità, si afferma che sono normali nel mondo occidentale. Si potrebbe pensare che oltre che normali siano anche gradite.
E’ significativo osservare come, sfacciatamente, sulle “questioni morali” i vari partiti appartenenti alla  maggioranza  e alla opposizione lascino “libertà di coscienza” ai propri deputati, facendo apparire questa scelta come un atto di massima democrazia. In realtà il cittadino, per le questioni morali che dovrebbero essere i fondamenti di una società, si deve affidare alle opinioni ed al capriccio ( che non conosce) di parlamentari  ( che non ha scelto) mentre i partiti ( che invece ha scelto ) non esprimono un’opinione e comunque non la sostengono. Detto in parole semplici e brutali : “ Per quello che riguarda i valori fondamentali che interessano i cittadini, fate quello che vi pare, noi ci dobbiamo occupare di altro”. Un altro motivo che rende consapevoli gli elettori della inutilità del loro voto
Questo può significare che l’opera di indebolimento del potere e della rappresentatività negli Stati democratici  si sta consolidando.     
Negli ultimi mesi stiamo assistendo ad una intromissione, sempre meno discreta, dei poteri economici nella politica degli Stati della Comunità Europea sino ad arrivare a “suggerire” (imporre?) le azioni da intraprendere, far cadere i governi, far capire quali dovrebbero essere i nuovi capi di governo  ( Grecia ed Italia ). I provvedimenti suggeriti, inoltre, sottoposti ad un esame neanche troppo approfondito, non appaiono così determinanti per risanare l’Economia di una nazione. Si pensi all’aumento dell’età pensionabile ( ottima mossa per aumentare l’occupazione giovanile !) ,  alla maggior facilità nel licenziare ( anche questo nell’ottica di aumentare l’occupazione ! ) , alle privatizzazioni ossia vendere aziende pubbliche ( anche e soprattutto quelle che forniscono servizi pubblici fondamentali e irrinunciabili, come l’acqua e l’energia ) perché producano profitto per i privati nell’ottica del libero mercato sorvolando che se la domanda è rigida il mercato non è libero,  la liberalizzazione che si è sino ad ora dimostrata un ottimo strumento per distruggere le piccole e medie imprese a favore di enormi imprese private, abolizione degli Ordini professionali ( e questo viene difficile da giustificare in qualunque modo ), abolizione del valore legale dei titoli di studio ( anche questo di difficile giustificazione ).
Tutte queste azioni, gabellate come rimedi per rilanciare lo sviluppo, paiono più azioni per indebolire lo Stato e le sue istituzioni a favore di poche grandi imprese di proprietà di chi già detiene il potere finanziario.
Sino a qualche anno fa la notizia della nomina del Governatore della Banca d’Italia interessava gli addetti ai lavori e per la stragrande maggioranza dei cittadini era al più una curiosità. Oggi è tra le prime notizie dei giornali e telegiornali. Il bombardamento di notizie sulla crisi economica è continuo, così come l’andamento delle Borse e le quotazioni dei BPT e dei BUND e lo spread tra i vari titoli di Stato Europei. E non parliamo poi delle valutazioni delle Agenzie di rating, che ci gettano nello sconforto e nell’angoscia ( al pari della notizie di un lutto in famiglia o di una grave malattia di un amico fraterno ). Tante notizie ma pochissima informazione. Nessuno si sofferma sul fatto che tutto questo riguarda il mondo della speculazione finanziaria e che non riguarda minimamente la stragrande maggioranza dei cittadini, in maniera diretta, ma ricade su di loro in questo sistema dove l’Economia e la Finanza vogliono (e purtroppo, almeno per adesso, riescono a) essere l’elemento guida delle Nazioni.
Ci troviamo in una situazione paradossale, per delle Nazioni dichiaratamente democratiche, poiché i rappresentanti delegati dai cittadini per la gestione della cosa comune nell’interesse della Nazione, sono in realtà sottomessi all’interesse di pochi, che non appaiono e sono strategicamente nascosti e invisibili come fossero dei semplici ingranaggi di un sistema che invece dominano e determinano.
Se i popoli, i cittadini, ognuno di noi preso singolarmente, accetta adesso e accetterà negli anni prossimi futuri di essere di fatto governato da un gruppo di avventurieri che, sia pure in giacca e cravatta, campano e si arricchiscono  giocando d’azzardo e scommettendo, purtroppo sulla pelle, la vita e le sofferenze di sette miliardi di individui, la strada che percorreremo sarà questa.
E’ necessario rivedere gli stereotipi della struttura sociale, le lotte tra classe operaia e classe imprenditoriale  e classe intellettuale. Queste distinzioni si sono diluite nel corso del secolo scorso e sono mantenute in piedi per non far risaltare la fondamentale distinzione tra due classi sociali : quella di chi lavora, produce e “consuma”, costituita da operai, impiegati, imprenditori, industriali, professionisti e intellettuali e quella di chi non lavora e rastrella e ammassa enormi ricchezze e potere servendosi dello  stesso denaro  e, ovviamente, del lavoro e delle attività di tutti gli altri.
Siamo effettivamente in un momento di crisi, ma non soltanto e principalmente economica e finanziaria, siamo in una crisi nel significato etimologico del termine ossia in un momento di scelta determinante tra due alternative possibili. Dobbiamo decidere se rinunciare a secoli di storia, di lotte, di conquiste civili e di progresso intellettuale e sociale e accettare per pigrizia o debolezza o distrazione un oscurantismo che ci precipiterà indietro nei secoli, anche se imbellito da tecnologia e apparenza scenografica,  oppure riappropriarci di noi stessi, della nostra dignità di esseri umani e fermare l’avanzata e il consolidamento di una nuova “nobiltà” completamente priva di valori etici e umani e notevolmente dotata di egoismo, cupidigia e mancanza di scrupoli.
Siamo ancora in tempo per fermare questa  ondata di fanghiglia devastante ancorandoci alle rocce che abbiamo, e che prima di noi hanno fissato quelli che ci hanno preceduto, ossia alla Democrazia, alla Costituzione, alla Civiltà, alla nostra Cultura e utilizzandole con metodi civili prima che vengano indebolite e divelte.
Se continueremo a considerare la politica una cosa sporca che non ci riguarda, se continueremo a subire la disinformazione che ci bombarda, se continueremo a non usare la potentissima arma del voto democratico e diserteremo gli appuntamenti elettorali saremo responsabili nei nostri confronti e nei confronti dei nostri figli e delle generazioni future di quanto accadrà. Saremo anche responsabili del costo che si dovrà pagare quando, in un futuro più o meno vicino, generazioni più coraggiose, più responsabili o semplicemente più disperate ricostruiranno a costo di fatica e sofferenza quanto noi abbiamo distrattamente buttato via.  

Antonello Tedde

8 Novembre 2011


 
 
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