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Perchè il Distributismo Oggi

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Perchè il Distributismo oggi

di
Matteo Mazzariol

Siamo in crisi. Non una crisi qualunque ma una crisi generalizzata. Non una crisi di percorso, un piccolo incidente sulla strada radiosa di un avvenire certo e sicuro, ma una crisi del percorso: stiamo andando in una direzione sbagliata!
Le evidenze di questa crisi strutturale, che investe tutto l'ordinamento sociale, economico e politico come lo conosciamo, sono così lampanti e manifeste che quasi abbagliano l'occhio dell'osservatore, che rimane scosso e stordito.
La crisi è presente massicciamente all'interno della famiglia: il reddito familiare è insufficiente a garantire il benessere di chi ne fa parte. Il mantenimento dei figli piccoli, l'educazione dei giovani, l'investimento di chi vuole iniziare un'attività, il sostegno a chi ha smesso di lavorare per raggiunti limiti di età sono tutte prestazioni che la famiglia non è in più in grado di offrire. Di più: anche il tempo per stare insieme, per condividere le varie esperienza di vita è stato tolto alla famiglia, i cui membri attivi si affanno ad arrotondare quello che posso, moderni Sisifo condannati per l'eternità a continuamente fallire il loro compito di portare il masso in cima alla collina.
La crisi è ancora più evidente nel mondo del lavoro:
la formazione al lavoro è per lo più nelle mani di una cerchia ristretta di burocrati statali o di universitari associati al sistema politico e quindi è sempre e comunque lontana, o quantomeno in perenne ritardo, rispetto alle esigenze reali del mercato.
Le grandi realtà industriali sono di fatto gestite ed amministrate da managers intercambiabili la cui prestazione è tarata sui risultati di cassa a breve termine piuttosto che sul benessere duraturo dell'azienda, mentre chi lavora non ha nessuna o quasi nessuna possibilità di partecipare alle decisioni concrete circa le scelte strategiche generali e le modifiche specifiche legate alla qualità del lavoro.
Le piccole e medie imprese, che costituiscono più del 90% della forza produttiva nazionale, si trovano tra il martello di una pressione fiscale insostenibile e l'incudine di un indebitamento generalizzato verso il sistema bancario, con una fiscalità generale che le penalizza fortemente rispetto alle grosse imprese ed una quasi nulla possibilità di usuifruire degli stessi vantaggi statali che vengono concesse alle imprese “troppo grandi per fallire”.
Lo Stato si trova in una condizione di crisi finanziaria ormai nota e stranota a tutti, basti citare i 2000 miliardi e passa di debito pubblico. Ciò rende impossibile la fornitura di servizi e prestazioni dignitose ai cittadini.
Appare evidente che il debito monetario, diffuso massicciamente a livello di famiglie, imprese e Stato, costituisce il volto principale con cui la crisi si presenta e si manifesta.
Uno studio attento dello strumento monetario ci consente di affermare inoltre, senza tema di smentita, che il debito è così generalizzato innanzitutto perchè il denaro oggi nasce solo ed esclusivamente come una merce, a costo di produzione praticamente zero, di proprietà esclusiva del sistema bancario, che poi lo impresta a tassi elevati a Stati, cittadini, imprese.
La crisi è qundi anche e soprattutto una crisi dello strumento “denaro”, così come oggi è prodotto, venduto e commercializzato.
Di fronte a questo scenario desolante ma purtroppo reale i nostri politici hanno da anni mostrato la loro completa inettitudine e inconcludenza: perchè sono incapaci? Perchè sono tutti corrotti? Perchè pensano solo ai loro vantaggi? Queste tre principali ipotesi sono un po' tutte vere ma la questione fondamentale da porre è un'altra.
Si può uscire da questa situazione?
E se si, come?
E' a questo punto che entra in gioco il Distributismo, con cui il suo bagaglio secolare di ragionevolezza e senso comune.
Uscire da questa crisi sistemica si può e si deve e per farlo è sufficiente indirizzare il timone della nave in una direzione sola, quella della ragionevolezza.
Il Distributismo propone infatti di mettere da parte ogni sterile divisione ideologica, partitica e confessionale, e di parlare direttamente al senso comune della maggioranza assoluta degli italiani.
Su questa base pone all'attenzione generale quatrro punti fondamentali:
1) necessità che la moneta nasca di proprietà dello Stato e dei cittadini, e non del sistema bancario. In questo modo i problemi del debito pubblico e del debito privato, vera e propria piaga sociale-economica dell'ultimo secolo, potrebbero essere risolti una volta per tutte e la finanza ritornerebbe ad essere al servizio dell'economia reale e del bene comune.
2) Favorire il più possibile, con un'adeguta legislazione, il fatto che chi lavora sia anche proprietario dei mezzi di produzione, in modo da mettere fine alla sperequazione nella distribuzione dei beni e delle ricchezze, garantire una duratura stabilità dei mercati e restituire al lavoro la sua connotazione prettamente umana.
3) Favorire il più possibile, con un'adeguta legislazione, il fatto che chi lavora possa participare attivamente a tutte le decisioni concrete inerenti il proprio ambito lavorativo (formazione, qualità e quantità dei prodotti e dei servizi, onorari minimi e massimi, codici di comportamento professionali, previdenza sociale, ordinamento pensionistico, assistenza sanitaria), dando potere ai tutti quei corpi intermedi tra l'individuo e lo Stato in cui il singolo può esercitare le proprie libertà concrete, strettamente legate alle sue competenze (creazione di associazioni dei vari comparti lavorativi)
4) Favorire il più possibile, con un'adeguta legislazione, il fatto che la famiglia riacquisisca una vera autonomia ed indipendenza economica, in modo che al proprio interno i vari membri abbiano la possibilità di dedicare una parte sostanziale del loro tempo ad attività prettamente umane, quali lo scambio relazionale e gli interessi personali.
Sono queste le principali direttive di marcia che il Distributismo propone al dibattito generale, nella
convinzione che esse non siano monopolio di nessuna ideologia ma patrimonio comune dell'umanità tutte da riscoprire.

Dr. Matteo Mazzariol
Presidente Movimento Distributista Italiano

Bergamo, 7 Aprile 2013

 
 
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