Omosessualità e amore cristiano - Priorità Vitali

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Omosessualità e amore cristiano

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Omosessualità e amore cristiano

di
Gesualdo Mazza


Ho sempre considerato il cardinale Carlo Maria Martini una persona di fede e di elevata statura umana e culturale.
Leggendo un suo libro di ottanta pagine dal titolo “Credere e conoscere”, ho dovuto ricredermi e dare ragione a chi lo considerava il capofila dei progressisti.
Non posso, al contempo, non riconoscere il bene che ha fatto istituendo “La scuola della parola”.
Nel libro il cardinale e il medico-senatore del PD Ignazio Marino affrontano alcuni temi tra cui quelli legati alla sessualità e alle differenze di genere.
L’ex arcivescovo dice: “In alcuni casi la buona fede, le esperienze vissute, le abitudini contratte, l’inconscio e forse anche una certa inclinazione nativa, può spingere a scegliere un tipo di vita con un partner dello stesso sesso. Ammettere il valore di un’amicizia duratura e fedele tra due persone dello stesso sesso non può essere eretto a modello di vita come può esserlo la famiglia riuscita. La famiglia va difesa perché essa sostiene la società in maniera stabile e permanente, e per il ruolo fondamentale che esercita nell’educazione dei figli. Però non è male che, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli”.
Non condivido quanto afferma Martini, da lui mi sarei aspettato che fosse proclamata la regalità di Cristo.
Martini si mostra comprensivo anche nei confronti dei partecipanti ai Gay Pride e li giustifica: “per il solo fatto che in questo particolare momento storico esiste per questo gruppo di persone il bisogno di autoaffermazione, di mostrare a tutti la propria esistenza, anche a costo di apparire eccessivamente provocatori”.
In occasione della sua morte, in un telegramma il presidente dell’Arcigay lo ha elevato a simbolo:” Arcigay esprime rispetto e cordoglio per la morte di Carlo Maria Martini, simbolo di una Chiesa capace di guardare oltre le rigidità delle gerarchie e rendere centralità alla dignità delle persone. Le sue aperture alla realtà del mondo, alla scienza, al progresso e alla molteplicità nell’essere uomini e donne, si sono tradotte in una visione di giustizia anche per le persone e le coppie omosessuali. Credo che verso figure di questa levatura etica e intellettuale, siano esse atee, credenti o laiche, un riconoscimento sia dovuto al di là dell’appartenenza”.
Nel 1973, l’American Psychiatric  Association ha indicato che l’omosessualità non è una patologia psichiatrica ma un orientamento normale della sessualità umana, alternativa alla prevalente eterosessualità. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riaffermato lo stesso principio il 17 maggio 1990.
Quindi, per la scienza l’omosessualità rientra nella normalità, mentre per la chiesa è una deviazione.
Giovanni Paolo II all’Angelus del 9-7-2000 agli organizzatori del Gay Pride che sfilarono durante il Giubileo, disse senza mezzi termini: “A nome della Chiesa di Roma non posso non esprimere amarezza per l’affronto recato e per l’offesa ai valori cristiani di una città che è tanto cara al cuore dei cattolici di tutto il mondo. La Chiesa non può tacere la Verità perché non aiuterebbe a discernere ciò che è bene da ciò che è male”.
Oltre a Martini ci sono teologi e sacerdoti che mettono in discussione i valori proposti dalla chiesa nei confronti dell’omosessualità. Uno di questi è il teologo Vito Mancuso (docente di teologia moderna e contemporanea presso la facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano) il quale, in una riflessione sul tema” Prospettive teologiche sull’amore omosessuale” dopo aver espresso il suo dissenso nei confronti della chiesa, supera il concetto naturale e conclude: “Insomma, a mio avviso, sulla questione della condizione omosessuale e dell'amore omosessuale ci sono due estremi che vanno entrambi evitati: da un lato negare la dignità della condizione omosessuale considerandola una malattia e una perversione - ed è su questo estremo che mi sono soffermato – e dall’altro fare della condizione omo/eterosessuale, insomma della sessualità, il punto di vista privilegiato in base al quale pensare e vedere il mondo. Chi fa così commette, a mio giudizio, lo stesso errore di chi ritiene gli omosessuali malati: quello di pensare che la vita sia solo “bios” e “zoé”, vita biologica e vita animale.
Lo specifico dell'essere cristiani in rapporto alla sessualità consiste in una particolare visione antropologica secondo cui l'amore è la dimensione decisiva dell'essere umano e tale amore riguarda anche lo spirito, anzi lo spirito ancora più del corpo, perché l'amore vive la sessualità, attiene a tutte le dimensioni dell'uomo, attiene al corpo, attiene alla psiche e attiene allo spirito.”
Sono d’accordo con Mancuso che l’amore attiene a tutte le dimensioni dell’uomo.  Ma proprio per questo si deve tenere conto della natura dell’uomo altrimenti non si genera l’amore cristiano, bensì l’ideologia del genere ( l’orientamento sessuale si  sceglie). Credo inoltre che la separazione tra sessualità e concepimento produca la dissoluzione delle relazioni naturali mentre fa prevalere l’individualismo dei desideri.
Inoltre, la natura separata dalla fede, non avrebbe più bisogno della Grazia per essere purificata dal peccato dell’origini, il battesimo non costituirebbe una rinascita e senza natura non ci sarebbe più legge morale naturale. Dio che si è rivelato in Gesù Cristo è la stessa Ragione creatrice, infatti, per mezzo di Lui sono state fatte tutte le cose. Per cui il cristianesimo non propone una salvezza estranea alle esigenze della natura ma la assume, confermandola e completandola. La natura umana è indebolita, ferita e senza Dio non solo non si realizza , ma la ragione perde di vista la strada e la convivenza manca del fondamento.  
Ciò che S. Paolo, nella lettera ai Romani (1, 26-28)’, rivela come avvenuto nel mondo greco-romano, a causa dell’estromissione di Dio dalla vita, corrisponde a ciò che si sta verificando nella cultura occidentale: «Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Egualmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne»
Al contrario di quanto dichiara la scienza sulla normalità degli omosessuali, sono numerosi i gay che non si sentono realizzati per cui frequentano le terapie di riorientamento sessuale diventando eterosessuali.
L’amore cristiano è il riflesso dell’amore che Dio ha per ogni essere umano, fatto a sua immagine. Egli ci ama non perché abbiamo dei meriti, ma, perché siamo suoi figli e vuole che la Sua gioia sia la nostra forza. Cristo ci indica la via. E come Lui, per compiere la volontà del Padre, si sottomise alla croce, così anche noi, con la gioia della Pasqua nel cuore, pensiamo che la volontà di Dio debba essere il riferimento del nostro volere, anche se a volte ci costa. Così già oggi, in terra, possiamo intravedere il cielo, luogo della presenza dell’amore, della bontà, della verità, della bellezza divina. “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremmo a lui e prenderemo dimora presso di lui “(Gv 14,23).
Con la presenza di Dio nel cuore il cristiano vive quell’amore che fa della persona umana l’autentica immagine della Trinità, immagine di Dio.


 
 
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