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La tolleranza verso l’islam e il prezzo dei nostri errori

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La tolleranza verso l’islam e il prezzo dei nostri errori
di
Vittorio Zedda

Lo stato dei rapporti tra l’islam e l’occidente cristiano ha in tutta evidenza raggiunto un livello di problematicità  tale da prefigurare foschi scenari per il futuro. Il cosiddetto scontro di civiltà , che poteva sembrare nulla più di una reminiscenza di vicende medioevali,si riaffaccia nella cronaca e nella storia del nostro tempo con una impareggiabile brutalità,che ignora e calpesta tanto i Diritti Umani quanto le Convenzioni internazionali sulla guerra. Nelle aree di conflitto le vittime civili di bombardamenti  sembrano quasi un’accettabile normalità degli eventi, di fronte allo sterminio programmato dei prigionieri di guerra, di fronte ai genocidio mirato di minoranze etniche e religiose; di fronte alle decapitazioni di adulti e bambini,filmate e documentate per terrorizzare i nemici; di fronte alla riduzione in schiavitù delle donne catturare da bande di terroristi ; di fronte a mille altre brutalità che ci sgomentano e disorientano. L’integralismo islamico pone in atto, ormai senza più alcuna remora né pudore, i dettami più crudi di una religione per la quale guerra,terrore, crudeltà,torture,discriminazioni sono considerati mezzi leciti per onorare il volere di Allah e per realizzare il dominio dell’islam sul mondo,tramite il califfato universale. In genere,sapevamo poco sull’islam noi occidentali,almeno fino a qualche decennio fa. Altri erano gli interessi culturali e formativi che prevalevano nella società. Di fronte alla vastità dello scibile,ai mille rami della scienza e della tecnologia in continuo progresso, ad una crescente sete di conoscenza orientata al futuro,all’evoluzione della politica e dell’economia, lo studio di antiche religioni rimaneva di pertinenza di una cerchia limitata di specialisti e coinvolgeva,almeno da un punto di vista statistico, un settore minoritario del pubblico degli appassionati del “ramo”.
Questa “motivata disattenzione”,e conseguente non-conoscenza o ignoranza, del “grande pubblico” verso l’islam, costituisce una delle cause per cui l’occidente si è trovato impreparato e disorientato di fronte ad un islamismo guerresco in grande espansione. Non è l’unica causa del fenomeno. Sappiamo ormai come ,a livello mondiale, gruppi di potere detentori di  immense  risorse economiche stiano da anni operando in favore di un nuovo ordine mondiale, finalizzato ai loro interessi. Non si tratta di “complottismo” o di “dietrologia”: la produzione di studi e saggi economici , geo-politici e sociologici di  vari autori ( Auriti,Fallaci, Estulin,Magli,Bat’Yeor,Irsi Ali,Allam,Colombo,Del Valle,ecc.)hanno ormai svelato e descritto un intreccio ed una trama di teorie,azioni ed intese finalizzate ad una nuova mappa di potere, in cui il mondo islamico ha un ruolo ed una specifica funzionalità. Oggi a tutti è data la possibilità di documentarsi in merito.
Ciò su cui vorrei soffermarmi, in riferimento al tema dell’integralismo islamico, è però tutto interno al mondo cristiano. Ho di recente riletto il documento “Nostra Aetate”emanato nel 1965, nella fase conclusiva del Concilio Vaticano 2°. Riguarda i rapporti con l’islam. Letto allora, in rapporto a quella che poteva essere la percezione della realtà islamica in quell’epoca, il documento poteva anche catturare poco l’attenzione  del lettore, nel senso che le problematicità sottese alla questione  non apparivano insormontabili. Letto oggi, dopo che gli eventi degli ultimi 50 anni ci hanno indotto a cercar di capire tante cose di cui c’eravamo disinteressati, fra cui l’islam, il testo può sorprendere.
Vale la pena riportare qui , da quel documento, il passaggio sull’islam. Per evitare obiezioni su una  citazione estrapolata dal contesto, si ricorda che il documento completo è facilmente reperibile in rete, per chi voglia leggerlo.
Da “Nostra Aetate”,3. “La religione musulmana”
“ La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra , che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno.
Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà.”
Non posso pensare che gli eminenti rappresentanti della Chiesa,presenti al Concilio, non sapessero cosa fosse l’islam.  Cerco quindi di capire dov’è il nodo da sciogliere e il bandolo della matassa.
Non sono un teologo . Sono un indisciplinato, che non rinuncia a tentar di capire con la propria testa .Probabilmente non sono un buon cattolico, perché un documento promulgato dalla Chiesa “a perpetua memoria”,per quanto m’imponga, anche sul piano della ragione,una particolare attenzione prima di esprimere giudizi, laddove affermi cose che non mi convincono, mi mette nelle condizioni di avere  dubbi, di riflettere e poi di esplicitare un pensiero difforme. Senza voler mancar di rispetto né alla fede,né alla ragione.
Nulla da dire per “la stima” verso i musulmani come persone. Il problema è l’islam. Dire che adorano l’unico Dio, mi lascia perplesso. Chi ha studiato l’islam può certamente dire che Dio è uno, ma non è lo stesso dei Cristiani. Cristo dice cose ben diverse : non legittima, come Allah nel Corano, la guerra,le mutilazioni,le torture fisiche,le discriminazioni,le tasse agli infedeli,ecc. Forse si può trovare qualche assonanza in più fra Corano e Antico Testamento. Certamente assai meno tra Corano e Vangeli,al punto da “disegnare” due figure di Dio differenti o addirittura inconciliabili.  L’ ”Unico Dio”qual è ?
Sorprendente, letto oggi,il passaggio “benché essi non riconoscano Gesù come Dio”. L’islam classifica Gesù come profeta che preannuncia l’arrivo del profeta dell’islam, e  nega la “divinità” di Cristo. Non è una differenza da nulla. Per i musulmani i cristiani sono degli “sviati”e nella loro preghiera rituale, implorano Allah di conservarli diversi dagli ebrei e dagli “sviati “, cioè i Cristiani. Ribadisco: a suggello di un’ inconciliabile differenza,  implorano Allah cinque volte al giorno per tutta la vita,affinché allontani il pericolo di una nefasta assimilazione tra “fedeli” e “sviati”.E’ del tutto evidente che Allah non è Cristo. E non mi pare una questione che si elimina con un “benché”.
Anche ciò che l’islam narra di Gesù, di Maria e di Abramo,rimarca differenze di non poco conto. Il giorno del giudizio e il Paradiso nelle due religioni differiscono. Il Paradiso islamico è un’esaltazione dell’esercizio sessuale perpetuo con vergini,che perdono e recuperano la verginità in continuazione,secondo la dottrina. Il tutto in un quadro di piaceri “molto” terreni e per nulla “teologici”,se così si può dire. Il documento conciliare esorta poi a dimenticare le inimicizie passate. Purtroppo le inimicizie passate sono oggi abbondantemente riproposte e aggravate dalle persecuzioni in atto contro i cristiani. Anche se,ma questa è solo una mia opinione, è bene perdonare, ma non è bene dimenticare.
In ogni caso nella Chiesa c’è chi ha ricordato ai Cristiani che questa esortazione a dimenticare “dissensi e inimicizie” passate, rendeva inopportuno e deplorevole per i Cristiani il richiamarsi alle Crociate (XI-XIII secolo),alla riconquista di Granada (1492),alla battaglia di Lepanto (1571) ,alla battaglia di Vienna (1683) perché ciò sarebbe parso in contrasto con un preciso dettato del Concilio. E su questa falsariga, e probabilmente in conseguenza di questo “nuovo corso” dei rapporti con l’islam, nel documento presentato nel 2006 da Gijs de Vries ,delegato anti-terrorismo,della Commissione Europea ,si invitavano i governi dell’Unione a sostituire ovunque l’espressione “terrorismo islamico” con “ terrorismo che invoca abusivamente il nome dell’Islam”.
Andateglielo a dire ai guerriglieri tagliagole del Califfato islamico “che invocano abusivamente il nome dell’islam”! E’ quindi l’ora che anche da parte nostra si faccia un esame di coscienza e ci si interroghi. Non abbiamo forse fatto un danno irreparabile a noi stessi e a tutto l’occidente, con una politica e un atteggiamento culturale sbagliati nei rapporti con l’islam? Siamo ancora in tempo per recuperare un equilibrio politico culturale, di pace e rispetto reciproco fra i diversi settori dello scacchiere geo-politico? Negli ultimi 50 anni nel determinare il nostro atteggiamento nei confronti dell’islam, abbiamo,ahimè, fatto i conti senza l’oste. E se vuoi trattar di vino,puoi farlo solo con intenditori. In questo caso però l’ oste,almeno formalmente, è  astemio.
                                                                                             

3 Settembre 2014

 
 
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