La fine dei partiti? - Priorità Vitali

Vai ai contenuti

Menu principale:

La fine dei partiti?

Articoli

La fine dei partiti ?
di
Stefano Biavaschi


L'Italia sta davvero entrando in una fase in cui la politica sarà condotta senza i partiti? Il passaggio dalla “prima Repubblica” alla “seconda Repubblica” era stato principalmente segnato dall'avvento del bipolarimo con le sue due grandi coalizioni a confronto. Ora sembra prospettarsi una “terza Repubblica” che non consiste nella fine del bipolarismo (l'attuale tripartizione è forse solo una fase di passaggio) ma nella fine dei partiti così come storicamente li abbiamo intesi. E questo non solo perché ci si muove verso l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, ma perché stanno nascendo nuovi modelli di democrazia diretta che si stanno sostituendo agli schemi tradizionali. La gente ormai non vuole più delegare: vuole essere protagonista. Ormai il livello d'istruzione e d'informazione dei votanti ha spesso eguagliato se non talvolta superato quello dei votati. Il popolo italiano è oggi un popolo che non ama più essere guidato come gregge né tanto meno abbindolato o truffato. Oggi si viene a sapere tutto di tutti, e tutto è condiviso in rete in tempo reale. La partitocrazia fino ad oggi subita non è più tollerata né sopportabile. Nel dopoguerra il referendum sulla monarchia portò solo apparentemente alla fine dell'aristocrazia, perché ben presto questa fu sostituita da un'altra aristocrazia: non di sangue ma di casta e di baronie. Oggi stiamo assistendo perciò ad un'altra “presa della Bastiglia”, che si manifesta nell'assalto da parte del popolo verso i detentori del potere politico. Un assalto in cui non vengono usati gli strumenti cruenti di un tempo, ma i risultati sono uguali: la defenestrazione della vecchia classe dirigente. E' la prima volta nella storia d'Italia che un terzo dei parlamentari e delle figure politiche a questi collegati vengano cacciati via così all'improvviso. Ed il processo sembra ormai inarrestabile e forse destinato a conquistare la maggior parte del parlamento e, successivamente, dei posti di comando tradizionalmente in mano alle vecchie forze politiche. A velocizzare questo processo è certamente intervenuta la crisi economica: il popolo tollera l'ingordigia dei potenti finché ha la pancia piena, ma quando la pancia è vuota comincia a non tollerare più.
Come ai tempi di tangentopoli, ormai il coperchio è saltato, è tutti gli scandali e le ruberie vengono vomitati fuori dalla pentola, così che anche gli asini hanno imparato che per l'ennesima volta i partiti non hanno fatto che spartirsi la torta, o quanto meno non sono riusciti ad evitare che i poteri forti riuscissero a piazzare gli uomini giusti nei posti giusti. Con gran disinvoltura i grandi manager nominati dalle diverse segreterie di partito sono passati dalla dirigenza di una società all'altra, spolpando banche, società per azioni, industrie, facendosi poi liquidare con cifre da capogiro e lasciando alle spalle solo ammanchi spaventosi e situazioni fallimentari. Anche quando indagati, costoro se lo sono cavata sempre, o quasi, mentre sempre, senza quasi, non si è mai saputo dove finissero tutti quei soldi. Non sono novità: sono cose sempre successe, ma ora la gente non riesce ad arrivare a fine mese, e se chiede un prestito agli amici deve pure rendere conto al redditometro. Ora i titolari delle imprese devono chiudere e licenziare perché il potere politico nega loro perfino il rimborso dei crediti contratti con gli enti pubblici. Era ovvio che prima o poi tutto ciò dovesse esplodere. Ma, a differenza dei tempi della Bastiglia, sembra che l'Italia non stia scegliendo (almeno per ora) la via della rivoluzione violenta, come fu per i giacobini, o quella della guerriglia di strada, come in Grecia. Sembra invece chiedere una nuova formula di democrazia, che se davvero prevarrà condurrà alla fine dei partiti e alla nascita di una vera democrazia diretta, più giovane e dinamica, aperta a ricambi veloci e adattamenti improvvisi, una democrazia di base senza segreterie di partito e pedine del potere, in cui prevalgono i movimenti d'opinione e lo scambio comunicativo, una politica popolare ed orizzontale, non più verticistica e “massoncratica”.
Chi farà resistenza a questa esigenza evitando di comprenderla verrà spazzato via. E' assai utile che tutti, ma proprio tutti, impariamo ad ascoltare, magari interpretando personalmente e migliorando, ma senza illusioni di poter rimanere attaccati al vecchio.

Stefano Biavaschi
11 Marzo 2013

 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu