La crisi della Politica - Parte II - Priorità Vitali

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La crisi della Politica - Parte II

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La crisi della Politica
Parte II
Guardiamoci  intorno: Gli effetti
di
Antonello Tedde



Quando la  politica non svolge la sua funzione si creano nell’organizzazione di uno Stato dei vuoti che vengono fatalmente colmati da altri poteri. (cito come esempio il potere economico, il potere giudiziario, il potere dell’informazione, il potere militare, il potere religioso etc.) che non hanno evidentemente nessuna delega dal popolo. Il popolo sovrano perde la sua sovranità e ci si avvia verso sistemi totalitari più o meno brutali, più o meno evidenti.
In Italia, anche se in ogni momento sentiamo sbandierare la nostra democrazia, parlare di popolo sovrano è quantomeno ottimistico. Il Parlamento non rappresenta gli elettori né come composizione né soprattutto come volontà, rappresenta semmai i partiti e la loro volontà.
Gli obiettivi che il Governo persegue non sono quelli che i cittadini auspicano, se non in minima parte. La stragrande maggioranza di noi vorrebbe che l'economia si riprendesse, che i disoccupati    potessero tornare a lavorare, che i giovani potessero iniziare e lavorare, che chi ha una attività non guardasse al domani con al massimo la speranza, sempre più tenue, di non dover chiudere bottega, che quel poco di disponibilità economica non venisse pesantemente dragata da un prelievo fiscale abnorme.
I cittadini vorrebbero poter vivere e lavorare con serenità,  non sopravvivere alla meno peggio nell'angoscia e nel timore.
Anche il Governo apparentemente vuole le stesse cose, almeno dice di volerle, ma evidentemente le priorità sono diverse. Sentiamo sino alla nausea frasi del tipo :“Mancano le risorse”,  “La coperta è troppo corta” e tutto la raccolta di banalità che esce dalle bocche degli “esperti”.
Secondo buon senso le risorse dovrebbero essere la capacità e la volontà di lavorare, il know-how, le strutture industriali e commerciali, le ricchezze naturali. Buona parte di tutto questo lo abbiamo,  anche se rischiamo di perderlo. In realtà quando si parla di “risorse” si intende parlare di denaro. Non ci sono i soldi, ma secondo buonsenso, e non solo, il denaro è uno strumento che dovrebbe rappresentare le ricchezze, ossia le risorse. Le risorse ci sono, non c'è l'equivalente denaro che le dovrebbe rappresentare.
Dove è finito ?
Bruttissima domanda.
Se il Governo fosse in sintonia con i cittadini questa domanda (ripeto, bruttissima) dovrebbe avere in tempi brevi una risposta (ancora bruttissima ) e quindi il denaro dovrebbe tornare in mano ai cittadini  che lo hanno prodotto e quindi alla nazione ed alle istituzioni,. A questo punto ci sarebbero le risorse anche sotto forma di denaro e le risorse vere potrebbero continuare ad essere utilizzate per creare ricchezza e benessere.
Ma il Governo non è evidentemente in sintonia col popolo che dovrebbe governare perché, come si diceva in apertura, la debolezza della politica ha lasciato spazio ad altri poteri e sono questi che, senza apparire in maniera esplicita,  in realtà hanno il potere e lo usano a proprio vantaggio.
Sorge spontaneo un dubbio : questi poteri saranno mica quelli che hanno dragato il denaro prodotto dalla nazione e vogliono continuare a farlo indisturbati e sotto una copertura perfettamente legale ?
Se così fosse, dovremmo riconoscere una notevole abilità alle persone ( perché i “poteri” sono ovviamente costituiti da persone, non sono entità astratte o fantasie come vorrebbero a volte farci credere) che hanno gestito questa situazione, o meglio, questo processo. Persone così cinicamente abili certamente avrebbero un grande interesse a mantenere questo stato di cose ed a indebolire e screditare sempre più la politica.
Se la politica tornasse ad essere quello che dovrebbe e svolgesse la sua funzione, coloro che oggi la maneggiano come un giocattolo impotente, probabilmente riacquisterebbero un sano rispetto e timore del potere legittimo delegato dai cittadini e cesserebbero di considerare questi ultimi come il popolo beota da sfruttare e opprimere.
Si sente dire sempre più spesso che le ideologie sono superate e non esistono più. E' falso ma giustifica bene il vuoto intellettuale all’interno dei partiti. Quello che è vero è che i partiti non si distinguono più per diversità ideologica (infatti tutti i partiti in realtà seguono la stessa ideologia di base) e per distinguersi uno dall’altro sono costretti a inventarsi dei “programmi”, che hanno senso se si tratta di amministrare (una città, una regione, una provincia) ma  sono totalmente inadeguati per governare una nazione per cinque anni. L'ideologia che è rimasta ed è dominante è il liberismo estremo e l'ultra capitalismo, che non è propriamente una novità ma piuttosto la riesumazione di un cadavere che si credeva  e si sperava definitivamente sepolto da decenni, invece anche il cosiddetto centrosinistra non si permette di dubitare della validità del “libero mercato” e delle “privatizzazioni” anzi ne fa un punto fondamentale dei suoi programmi. I partiti che più o meno timidamente dissentono da questa linea dominante sono tutti fuori dal parlamento e non per caso o per volontà degli elettori, ma per scelta dei partiti maggiori.
Quando la politica delude e tradisce, nasce nei cittadini rancore e rabbia nei confronti dei politici. Il loro distacco dai problemi della gente comune che li ha delegati a rappresentarla, li trasforma in nemici  da odiare, il loro tipo di vita appare una vita privilegiata in contrasto con la vita di sacrifici richiesta ai loro elettori. In questo contesto è facile parlare di casta ed è facile suscitare il desiderio di privarli dei loro privilegi, di ridurre i loro emolumenti, in pratica di vendicarsi.  
La spinta emotiva, sapientemente pilotata dai manipolatori dell'opinione pubblica, porta a chiedere la riduzione degli stipendi, l'abolizione “dell'odiato e iniquo finanziamento pubblico dei partiti”. Come si può non essere d’accordo con queste sacrosantamente giuste richieste ?
Però, ragionando un attimo, a parte l’aspetto emotivo e la conseguente catarsi, a che altro serve la riduzione dello stipendio dei parlamentari e l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti.?
La riduzione dei costi della politica non può in alcun modo sanare i conti pubblici, date le cifre in gioco, enormi per il cittadino medio, ma non significative nel bilancio dello Stato. Resta “l’esempio”, “la dimostrazione di buona volontà”, in altri termini : polvere negli occhi per il “popolo bue” (tutti noi). L’altro aspetto dell’operazione, totalmente e accuratamente taciuto, è che i partiti privi di finanziamento pubblico resterebbero notevolmente indeboliti e dovrebbero essere finanziati esclusivamente da donazioni volontarie. Se pensiamo alla vecchietta che dona un Euro per sostenere il suo partito la situazione è anche commovente, ma se pensiamo ad una o più lobby che stanziano cifre considerevoli per condizionare, sostenendolo, un partito la situazione diventa inquietante. Certamente la politica non deve essere uno strumento per arricchirsi, per contro, poiché la politica attiva ha dei costi non trascurabili, non deve essere neppure una attività  riservata ai ricchi. Una legge che si propone di moralizzare la politica non può e non deve essere la piattaforma dalla quale si legalizza l’immoralità. In pratica si apre la strada  a quello che si vorrebbe evitare. O meglio si apre la strada a quello che i cittadini vorrebbero evitare e che altri vogliono realizzare con determinazione : già adesso, grazie alla attuale legge elettorale, i deputati rappresentano non gli elettori ma i partiti per cui il passaggio successivo è fare si che i partiti rappresentino gruppi di potere economico, ponendo così la pietra tombale sulla Democrazia..
Il decadimento della qualità della classe politica italiana è un altro effetto, particolarmente grave, della crisi della politica. Come si siano formati e siano cresciuti i politici degli ultimi venti anni lo abbiamo visto, ma anche coloro che pensano di affacciarsi per la prima volta sulla scena politica sono comunque condizionati dalla stato di degrado in cui la politica stessa agisce.
I motivi per i quali si può desiderare di dedicarsi attivamente alla politica sono diversi, può essere spirito di servizio, ambizione personale, il desiderio di lasciare nella società un segno della propria esistenza; vi sono anche altri motivi, ma con quelli enunciati, mi pare, abbiamo esaurito i motivi nobili e confessabili.
Per entrare nei partiti rappresentati in Parlamento è necessario ( e sufficiente ) avere una certa notorietà a livello locale e/o nazionale così da assicurare un apprezzabile apporto di voti e saper dire sempre sì a qualunque richiesta del partito. Capacità molto gradita, anche se non espressamente richiesta, è non avere idee proprie o, nel malaugurato caso uno le avesse, è fortemente raccomandato non esprimerle.
La pletora di piccoli partiti che in occasione delle elezioni spuntano come anemoni sui prati a primavera non offrono uno spettacolo migliore. Si dividono in due grandi categorie : quelli che sono inseriti nelle coalizioni maggiori e quelli che si presentano in piena autonomia.
Quelli appartenenti alla prima categoria non hanno grosse ambizioni salvo la speranza di essere i primi degli ultimi ( vedi quanto è bizzarra la nostra legge elettorale ! ) e pertanto di raccattare qualche seggio oppure soltanto la volontà di gravitare intorno al potere e rimediare qualche incarico di sottobosco in cambio dei loro consensi che pur ridottissimi possono comunque essere determinanti in un sistema elettorale dove anche la differenza di un voto determina chi ha la maggioranza che diventa assoluta..
Quelli appartenenti alla seconda categoria o sono degli illusi che si autostimano in maniera abnorme o stanno semplicemente facendo delle prove per mostrare i muscoli (molto ridotti) in attesa di essere “chiamati” nelle coalizioni maggiori
Unica eccezione a questo scenario, dall’avvento della Seconda Repubblica, è stato il Movimento Cinque Stelle  sul quale faremo un discorso a parte perché, forse casualmente, ha indicato dove e come inserire il cuneo per iniziare a scardinare il sistema perverso nel quale viviamo.

24 Agosto 2013


 
 
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