La crisi della Politica - Parte I - Priorità Vitali

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La crisi della Politica - Parte I

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La crisi della Politica
Parte I

Un poco di storia :
Le cause

di Antonello Tedde


La crisi della Politica, cosa ben diversa e più grave della crisi politica, ha cominciato a manifestarsi alla fine degli anni ’70, ma in tutto questo tempo non è mai stata discussa ed evidenziata come merita.
Esiste un elemento oggettivo, a mio avviso, che si può utilizzare come indicatore della fiducia espressa dai cittadini nei confronti della politica e di conseguenza dello stato di salute della politica stessa. Se i cittadini non credono nella politica, questa evidentemente non sta svolgendo la funzione per la quale, in un sistema democratico, esiste  e lo stesso sistema democratico ha buone probabilità di andare in crisi.
L’elemento oggettivo in questione, l’indice che propongo, è la percentuale dei voti espressi, sul totale degli elettori aventi diritto. Pare infatti ragionevole supporre che se ho fiducia nella politica, se credo che il mio voto abbia un valore, utilizzerò il mezzo che la democrazia mette a mia disposizione ed esprimerò il mio voto, se non ho fiducia il mio voto diventa un rituale privo di senso.
Se analizziamo questa percentuale ed il suo andamento da quando esiste la Repubblica, possiamo fare delle considerazioni interessanti. Vediamo prima di tutto i dati relativi ai voti utili, ossia al netto delle schede bianche e nulle. I dati riportati ed analizzati sono relativi alla elezioni della Camera dei deputati, ma l’andamento generale delle variazioni resta valido per il Senato, per le amministrative e per le europee anche se i numeri sono ovviamente diversi per le diverse caratteristiche delle elezioni stesse.

Anno     Voti Utili /    Variazione
             Elettori         

1948       90.20 %       ----                    
1953       89.48 %      - 0.72
1958       91.14 %        1.66
1963       89.92 %      -1.22
1968       89.38 %      - 0.54
1972       90.16 %        0.78
1976       90.81 %        0.65

1979        86.89 %       -3.92
1983       82.87 %       - 4.02
1987       84.42 %         1.02
1992       82.73 %       - 1.69

1994       80.43 %       - 2.30
1996       76.90 %       - 3.53
2001       75.37 %       - 1.53
2006       81.18 %          5.81
2008       77.49 %       - 3.69
2013       68.76 %       - 8.73

Dal 1948 al 1976 l’andamento è pressoché costante con piccole variazioni “fisiologiche” e non significative, mentre dal 1979 ad oggi l’andamento è marcatamente discendente con 2 sole eccezioni, nel 1987 e nel 2006, che esamineremo nel dettaglio.
Le elezioni del 1979, anticipate rispetto alla scadenza naturale della legislatura, erano successive agli Anni di Piombo, all’assassinio di Aldo Moro, avvenuto per mano delle Brigate Rosse nel 1978, ed al percorso della DC verso un’ apertura alla sinistra. Era il tempo figlio delle ”convergenze parallele“. Era il tempo in cui si ipotizzava il “compromesso storico” tra DC e PCI.
Una volta terminata la spinta alla crescita ed alla ricostruzione industriale ed economica dell’Italia distrutta dalla guerra e raggiunto un benessere economico che ci portò ad essere tra le prime dieci potenze del pianeta, la politica si è involuta avendo come obiettivo principale il mantenimento del potere stesso, a qualunque costo.
L’elettore, che era abituato ad una ben definita connotazione ideologica dei propri rappresentanti, si sentì tradito dai partiti che erano impegnati in un confronto il cui fine era la ricerca di un compromesso, non per la soluzione dei problemi della nazione e per il suo progresso, ma per la spartizione del potere.   
Non è quindi un caso se nel 1979 la percentuale dei voti utili sul totale dei votanti calò di quasi 4 punti percentuali e iniziò la sua discesa in maniera decisa, ossia se riteniamo valido questo indice, iniziò la fase discendente della fiducia dei cittadini nella politica e nei suoi protagonisti. Da una percentuale costante intorno al 90 % nei primi trenta anni della Repubblica si è arrivati nel 2013, ossia in altri 34 anni, alla percentuale del 68.7 %.
Le successive elezioni del 1983 videro un ulteriore crollo di oltre 4 punti nella partecipazione elettorale.
Il quadriennio 1983 – 1987, politicamente caratterizzato dai due governi Craxi, fece scendere l’inflazione dal 16% al 4%, il reddito nazionale ed il reddito pro-capite italiano superarono quello della Gran Bretagna portando l’Italia tra i primi 5 paesi industriali del mondo, per contro il debito pubblico crebbe da 234 a 522 miliardi di Euro ( dati rapportati alla valuta del 2006) ed il rapporto tra Debito Pubblico e PIL passò dal 70 al 90%.
Il 1987, per chi non lo ricordasse, fu l’anno in cui si tornò al  voto poiché De Mita fece cadere il secondo Governo Craxi, dopo aver fatto cadere il primo nel 1986. Il risultato elettorale rinforzò sia la DC che il PSI  mentre indebolì  gli altri componenti del pentapartito ed il PCI. Gli italiani, anche sulla valutazione del bilancio tra risultati positivi e negativi ottenuti dal Governo Craxi, ritennero di voler confermare la propria fiducia ai due principali partiti della coalizione governativa con una maggiore partecipazione elettorale.
Negli anni successivi, la sempre maggiore spettacolarizzazione della politica, sottolineata dalla candidatura di personaggi provenienti dal mondo dello sport e dello spettacolo, la corruzione dilagante sino a diventare sistema, non fecero che allontanare ulteriormente e nuovamente  i cittadini dalla politica..
Nel 1992 le elezioni si svolsero  mentre era in corso l’inchiesta Mani Pulite. Gli elettori erano molto confusi e molto arrabbiati, aumentarono i non votanti. Il quadro politico, attaccato ma non ancora devastato dalle inchieste giudiziarie, stava cambiando, il Muro di Berlino era caduto, il PCI si era diviso in PDS e Partito della Rifondazione Comunista, la DC perse molti voti, il PSI ebbe una leggera flessione mentre gli altri partiti della coalizione aumentarono leggermente i loro consensi. La Lega Lombarda passò dai 186.000 voti del 1987 a 3.395.000 voti : la posizione chiara e inequivocabile della Lega determinò un forte consenso nell’elettorato del Nord Italia a danno dei partiti tradizionali.
La percentuale dei voti validi scese al minimo storico ( per allora ) dell’82,7.
La DC, il PSI, il PLI ed il PSDI ( il quadripartito) avevano 342 seggi alla Camera e 163 al Senato e pertanto avevano la maggioranza in tutti e due i rami del Parlamento. Il primo impegno delle Camere fu a maggio l’elezione del Presidente della Repubblica. Nella situazione abbastanza confusa e caotica in cui ci si trovava ( non dimentichiamo che in quei giorni vi fu l’attentato in cui venne ucciso dalla mafia il giudice Giovanni Falcone ) si procedette alla elezione di Oscar Luigi Scalfaro che diede successivamente l’incarico di formare il Governo a Giuliano Amato.
L’inchiesta giudiziaria proseguiva intanto implacabile azzerando i partiti della maggioranza, emettendo avvisi di garanzia con inquietante cadenza cronometrica. E’ da evidenziare che allora nella maggioranza dei cittadini, di qualunque colore politico, non trovava posto il sia pur minimo dubbio sulla obiettività ed indipendenza della Magistratura ed Antonio di Pietro venne considerato una specie di eroe popolare. I dubbi sono nati dopo, ma allora al massimo qualcuno rimase colpito dal ritmo delle indagini che rinfocolavano lo sdegno dei cittadini contro i politici con una cadenza che faceva quasi sospettare un piano preordinato In questo contesto non è significativo discutere  se Mani Pulite fu solo una doverosa inchiesta  giudiziaria o se fu anche arricchita da un progetto tendente ad azzerare una intera classe politica, quello che è certo, ed è gravissimo, è che agli occhi dell’opinione pubblica gettò un pesante mantello di discredito sulla politica e sui partiti, nel loro complesso, e non solo sui protagonisti più o meno colpevoli delle vicende oggetto dell’inchiesta.

Per rispondere alla rabbia e allo sdegno dei cittadini e sulla scorta dei risultati dei Referendum promossi da Mario Segni e dai Radicali, nell’Agosto del 1993 fu approvata una diversa legge elettorale, la Legge Mattarella che introduceva un sistema misto con una quota dei seggi maggioritaria e una quota dei saggi proporzionale,  sostituendo la legge proporzionale in vigore dal 1946.

Il meccanismo della Legge favoriva la formazione di coalizioni e fu il seme per l’introduzione del  bipolarismo, perfezionato con la successiva Legge Calderoli.
Le elezioni del 1994 sono state le prime a svolgersi con la Legge Mattarella e furono le prime della cosiddetta “Seconda Repubblica”.
Gli elettori si trovarono davanti una offerta politica inusuale rispetto a quella cui erano abituati :  i sopravvissuti della DC si presentarono come PPI e Mario Segni, anche egli ex DC si presentò col suo Patto, i due partiti estremi, ex-PCI e ex-MSI,  usciti indenni dalle inchieste della magistratura si cambiarono d’abito e si presentarono come moderati partiti di governo, ma la vera novità fu l’esordio di Forza Italia , il partito di Berlusconi  che raccolse molti personaggi provenienti dalla DC, dal PSI e da diversi altri partiti e si alleò con la Lega e con Alleanza Nazionale.
Molti elettori, già profondamente delusi dal tradimento dei partiti, restarono ulteriormente sconcertati dalle operazioni di cosmesi dei partiti sopravissuti e dalle improbabili agglomerazioni di cui era centro Forza Italia. Molti non credettero ad un ex-socialista miliardario che formava una coalizione di centro destra né agli ex-comunisti diventati di colpo socialdemocratici borghesi e disertarono le urne.  La percentuale dei voti validi scese ad un nuovo minimo storico : 80,4 %. Questo segnale , molto indicativo, non fu purtroppo preso nella dovuta considerazione.
Forse si pensò che fosse  normale, dopo una tempesta della portata di quella che aveva sconvolto lo scenario politico italiano, che ci fosse un certo rigetto da parete dei cittadini e forse si pensava che le cose si sarebbero rimesse a posto da sole.
Forse non vi era nessuno che avesse la capacità e la voglia di porsi domande che andassero appena al di là della punta del proprio naso, infatti erano state decapitate le teste pensanti dei partiti ed erano sopravvissute solo le seconde linee ed i rincalzi, inaspettatamente trovatisi in posizioni che non avrebbero sognato di raggiungere se non dopo molti anni di “gavetta” nelle segreterie dei partiti.
Nessun passo serio si fece nella direzione del recupero della credibilità dei cittadini nei confronti della politica e dei partiti. I richiami ad una moralizzazione della Politica ottennero l’effetto contrario, sottolineando che la politica era ammantata da un mantello di immoralità. Gli avvisi di garanzia (una volta aperta la strada, perché non continuare col sistema che aveva funzionato benissimo per distruggere i partiti della Prima Repubblica ? E poi … Berlusconi era, in fondo l’erede di Craxi !) ripresero a fioccare, confermando l’equazione


Politica   =  Malaffare  +  corruzione  +  sporchi maneggi


Da allora la “dialettica politica” si trasformò in un ricoprire di letame il partito avversario. Le  “tifoserie” dei partiti gongolavano felici quando si poteva evidenziare un più o meno grosso scandalo che coinvolgeva personaggi del partito avverso. Agli occhi della pubblica opinione, nell’ immaginario collettivo, la Politica era diventata soltanto uno sporco affare dal quale le persone perbene era opportuno stessero lontane.   
Nelle successive elezioni del 1996 e del 2001 l’indice di gradimento della politica, così come lo abbiamo definito, continuò a scendere sino al 75.4 %.
Nel 2005 fu approvata la Legge elettorale attualmente in vigore, la Legge Calderoli,  nelle intenzioni dichiarate atta ad assicurare la governabilità, ad indicare il premier, a permettere agli elettori di scegliere la coalizione evitando cambiamenti post-elettorali.
Nel 2006 si andò a votare con questa Legge e molti credettero che finalmente il cittadino tornasse ad avere la possibilità di poter influire sulla politica. L’ indice di gradimento salì di 5,8 punti tornando all’ 81.2  % massimo valore raggiunto nella seconda Repubblica.
Sulla governabilità si vide subito come fosse assicurata : vinse il Centrosinistra alla Camera ed il centrodestra al Senato, con acrobazie diplomatiche Prodi riuscì a governare per due anni ed alla fine dovette rinunciare perché la coalizione si sfasciò dimostrando come anche la indissolubilità delle coalizioni scelte dagli elettori non fosse per nulla assicurato dalla Legge Calderoli, infine gli elettori si accorsero che eliminando le preferenze si eliminava il rischio del voto di scambio ma si trasformavano i deputati e i senatori da rappresentanti delegati dagli elettori in rappresentanti delle segreterie dei partiti.
Quando si tornò alle urne nel 2008 solo il 77,5 % degli elettori espresse il suo voto con un calo dell’indice di 3,69 punti percentuali. In quelle elezioni (per volontà del PD e non degli elettori) fu cancellata dal Parlamento la presenza del partito della Rifondazione Comunista. Si ebbe la dimostrazione evidente che il sistema della soglia di sbarramento, ridotta nei confronti dei piccoli partiti che facevano atto di sottomissione nei confronti dei due partiti maggiori, favoriva questi ultimi in maniera abnorme permettendo loro di monopolizzare la scena politica. Unico sopravissuto alla eliminazione dei partiti fu l’UDC di Casini.  
Nell’ultima legislatura i partiti, con l’arroganza data dall’abitudine e dalla troppa sicurezza hanno dimostrato veramente di curarsi solo delle proprie vicende estendendo le lotte di potere all’interno delle coalizioni, alle lotte all’interno dei partiti ed utilizzando l’ormai collaudato metodo di attaccare gli avversari scambiandosi palate di letame. Tutti noi abbiamo assistito esterrefatti, mentre l’Italia entrava nel vortice della crisi finanziaria ed economica, ai litigi che impegnavano la maggioranza facendole trascurare e minimizzare i ben più importanti problemi economici ed internazionali nei rapporti con l’Europa. Abbiamo assistito con orrore, quando la situazione è diventata insostenibile, al segreto compiacimento dell’opposizione per le dimissioni del governo (uscito vittorioso dalle urne, con il premier indicato! ) e consegnare insieme alla maggioranza, la nazione ad un “Governo Tecnico” assurdamente allineato con la politica ottusa  della Finanza europea che ha affossato l’Italia precipitandola nella situazione di recessione gravissima nella quale ci troviamo adesso.  Non ci voleva molto a capire che il Governo Monti non stava salvando l’Italia, ma la stava demolendo, ciononostante PD e PDL hanno continuato a tenere in vita il governo perché  gli interessi di partito sconsigliavano di tornare alle urne che avrebbero fornito un risultato imprevedibile.
A febbraio di questo anno le elezioni hanno dato un indice di gradimento del 68,7 con un calo di oltre 8,7 punti.
Adesso, ma solo adesso, alcuni politici si sono accorti  che c’è uno “scollamento” tra il “palazzo” e i cittadini.
Ma che attenti osservatori! Se fossero stati sull’Arca insieme a Noè  probabilmente avrebbero detto che il tempo tendeva alla pioggia.
Si potrebbe notare che è facile adesso guardare al passato e tranciare giudizi, però dal 1979 ad oggi sono passati 34 anni e chi si vuole occupare  di politica  non può mancare di sensibilità al punto da ignorare per più di tre decenni i segnali chiarissimi di scontento che vengono dai cittadini e soprattutto non può ignorare i motivi a monte di questo malessere.

12 Luglio 2013

 
 
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