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L'Inghilterra vieta i crocifissi al collo

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L'Inghilterra vieta i crocifissi al collo

di Stefano Biavaschi



La Gran Bretagna viene spesso ricordata come il Paese della civiltà e del diritto, eppure quanto accaduto nei giorni scorsi desta notevole perplessità. Il governo britannico ha affermato che i cristiani non hanno diritto di indossare un crocifisso sul posto di lavoro.
Tutto è cominciato quando da due donne inglesi, Nadia Eweida e Shirley Chaplin, erano state punite dai loro datori di lavoro per aver rifiutato di togliersi i propri simboli religiosi.
Nadia Ewedia è una dipendente della British Airways, e le era stato chiesto di non mostrare la sua croce durante il lavoro; al rifiuto, la dipendente è stata collocata dalla compagnia aerea in aspettativa non retribuita.
Shirley Chaplin è invece un'infermiera, che fu tolta dalla corsia e adibita a lavori d'ufficio quando si rifiutò di togliersi la croce che aveva al collo
Le donne, sentendosi discriminate, avevano fatto ricorso, e la posizione del governo è stata che “il portare una croce non è un esigenza della fede”, e quindi “i datori di lavoro possono vietare che sia indossata sul luogo di lavoro”.
La questione è ora finita alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo, che dovrà decidere se il diritto di indossare una croce rientra fra i diritti protetti dall'articolo 9 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, cui il Regno Unito dovrebbe attenersi.
L'articolo 9 così recita: "Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico sia in privato, la propria religione o fede, nel culto, nell'insegnamento, nelle pratiche e nell'osservanza. "
Nadia Eweida e Shirley Chaplin sostengono appunto che il divieto di indossare la croce sul posto di lavoro viola il diritto umano di manifestare la propria religione.
Ma le autorità ribadiscono che la croce non è una "esigenza della fede", e quindi non rientra nella competenza di cui all'articolo 9.
Gli avvocati delle due donne sostengono invece che il "manifestare la propria religione" includa anche quelle cose che non sono per forza una "esigenza della fede", e che quindi rientrano per loro natura tra i diritti umani protetti.
Il caso ha sollevato l'opinione pubblica britannica. L'ex arcivescovo di Canterbury, Lord Carey, ha accusato le autorità di "dettare regole" ai cristiani, dicendo che questo era l'ennesimo esempio di come il cristianesimo viene emarginato in Inghiliterra.
Molti affermano che quella del governo britannico è una reazione alla recente presa di posizione della Chiesa Cattolica riguardo ai tentativi del governo di legalizzare i matrimoni omosessuali.
David Cameron si era recentemente espresso a favore dei matrimoni gay durante una conferenza del Partito Conservatore. “La gente che crede nella famiglia dovrebbe, proprio per questo, abbracciare il matrimonio omosessuale”, aveva detto Cameron.
Il divieto verso le croci sarebbe dunque una “vendetta” delle lobbies omosessualiste.


 
 
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