L’euro e la banda degli onesti - Priorità Vitali

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L’euro e la banda degli onesti

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L’euro e la banda degli onesti
di
Vittorio Zedda


“La banda degli onesti” è uno dei migliori film interpretati da Totò. Sia il titolo , sia il personaggio di Totò falsario, sembrano  di grande attualità e si prestano a considerazioni, aggiornate, di amara ironia. Consiglio di rivederlo, quel film. Indimenticabili le  scene  in cui Totò, assieme ai suoi due compari, lavora alacremente alla produzione di banconote , in una sorta di zecca casalinga, attraversata da festoni di  biglietti  da 10.000 lire freschi di stampa, stesi  ad asciugare,  come i panni appesi fra le opposte facciate  dei  palazzi, nei  vicoli di Napoli.
Al di là della gustosa interpretazione di Totò , che s’arrangia per sopravvivere, il film non indulge comunque a  “spacciare” per positivo ciò che tale non  è . Anzi l’intera vicenda si sviluppa fra “gags” e trovate , a cavallo fra il lecito e l’illecito, ma con un finale  eticamente corretto.
Quello che però  mi stuzzica  è il pensiero, o forse la certezza , che se un Totò redivivo volesse oggi fare un film nel quale stampasse euro invece che lire, l’intero significato della storia ne sarebbe sovvertito . Persino i valori morali di riferimento non sembrerebbero più gli stessi. E non tanto per certi  valori, immutabili, ma per la realtà,  immorale  oggi più di ieri, e cioè più di quella  narrata dal film, che peraltro appare  verosimile e aderente ai tempi in cui si colloca. Anche se la vicenda è inventata.
Vorrei restare al riparo da incriminazioni per apologia di reato o  istigazione a delinquere. Quindi chiarisco. Non è che, cedendo ad un relativismo morale,  giudichi  lecito oggi ciò che  ieri non  era . Le norme  vietano  oggi la falsificazione di euro, quanto ieri quella delle lire.   A ben vedere,  però, Totò nel film  è un falsario “relativo”. Infatti , narra il film, Totò riceve  da un amico morente una valigia contenente dei “cliché”  della banca d’Italia, di provenienza furtiva, ma del tutto autentici. Si tratta di “cliché” per la stampa di banconote da 10000 lire .Non solo : la valigia contiene anche molta carta filigranata altrettanto autentica, di identica provenienza. Ne consegue che Totò stampa banconote perfette, formalmente regolari, non contraffatte, indistinguibili da quelle della Banca d’Italia. Illecite ma vere .Quindi Totò, nel suo lavoro, è  un “abusivo” più che un falsario. Ovvio che, pur cambiando fattispecie, il reato rimane. Ma  lo stesso atto, ancorché criminoso, sarebbe lo spunto ideale , per un  Totò del nostro tempo, che fosse come  lui capace di evidenziare con l’ironia  i paradossi di una  realtà , che, pur essendo sotto gli occhi di tutti, pochi vedono. A pensarci bene, infatti , falsificare euro o lire, per quanto illecito, avrebbe in radice e negli esiti due ben diversi livelli di illiceità . Perché la lira prodotta dallo stato italiano era cosa diversa dall’euro prodotto da una entità bancaria di fatto privata. La lira era un “bene” di cui gli italiani erano in possesso effettivo,  perché prodotta, garantita e distribuita dallo stato italiano, mentre l’euro è una moneta che i paesi dell’euro-zona comperano a caro prezzo dalla BCE, entità bancaria formalmente pubblica ma di fatto privata  e non appartenente a nessuno stato specifico .Ne consegue che ogni cittadino che utilizza euro, e con lui il suo paese di appartenenza, è inconsapevolmente debitore verso il sistema bancario centrale . E il debito è superiore al prestito, non solo per l’ovvia conseguenza contabile degli interessi bancari, ma per la specificità dell’euro “moneta-debito”, che fa assomigliare l’operazione più ad una truffa che a un prestito.
Ciò anche  in conseguenza  del “signoraggio”, fenomeno fino a qualche anno fa noto solo agli addetti ai lavori, e ora  invece entrato nel patrimonio di conoscenze di un pubblico ogni giorno più numeroso.  Speriamo che, finalmente, la conoscenza muova la coscienza, ridesti la gente e l’induca a reagire.  Al signoraggio si aggiungono poi artifici contabili, formalmente legali, ma sostanzialmente speculativi. Come incamera i suoi crediti  la banca centrale ? Nel momento in cui fornisce al sistema bancario gli euro, esige dallo stesso un controvalore in titoli di stato di pari entità nominale, incrementato da un interesse fisso .
Non mi dilungo sul sistema monetario  perché ne do per acquisita la conoscenza, almeno per sommi capi. E comunque è reperibile anche in rete una cospicua documentazione in merito. Ricordo qui solo che questo sistema  comporta regole di controllo ferreo sui processi di spesa e di bilancio dei singoli paesi. Per la UE tutelare la moneta diventa prioritario, rispetto a qualsiasi altra esigenza. Alla tutela del sistema monetario sono letteralmente asserviti gli stati e i relativi assetti economici, produttivi e sociali con poca o nessuna considerazione per le reali  condizioni di vita dei cittadini  e di intere comunità nazionali. Nel sud Europa migliaia di suicidi dovuti alla crisi economica  hanno lasciato una scia luttuosa nelle cronache, nelle coscienze, nei sentimenti delle persone, senza che un solo governo abbia collocato al primo posto una tale ecatombe come l’emergenza più grave tra le emergenze in atto.
Sembra invece, ai paladini della moneta,  che il rischio più grave sia l’inflazione, per cui s’è inventata la “spending revew”, il MES , e una tassazione senza freni, mascherata talvolta da detassazione, tramite il varo di altri tributi e balzelli per pareggiare il conto. Ma le conseguenze di un controllo della massa monetaria circolante, a scopo antinflazionistico, induce e procura un pericolo assai peggiore: la deflazione. La mancanza cioè di circolazione monetaria, rastrellata con ogni mezzo e nemmeno al fine di sovvenzionare lo stato sociale.  Se mancano i soldi, la gente non può comprare. Se non si compra, chi produce non vende e licenzia i dipendenti. Chi perde il lavoro non ha soldi per i consumi e la crisi si avvita spaventosamente, portando miseria e disperazione. Negli stati a “moneta sovrana” la deflazione è controbilanciata dall’emissione di valuta, immessa nei sistemi produttivi, assistenziali, occupazionali, ecc., ripristinando così le condizioni di vita e di sviluppo dei singoli cittadini, delle famiglie, delle comunità e dei sistemi operativi d’ogni settore economico.
Intanto la crisi ha portato a chiudere migliaia di aziende italiane,  nonché a vendere o a svendere le più prestigiose. C’è però chi,  provenendo dall’estero, compra da noi a tutto spiano e a poco prezzo beni e imprese. Appare quindi evidente una strategia, radicata nel sistema valutario, bancario e speculativo, che “produce crisi” tramite una valuta che sembra inventata ad hoc .E successivamente acquista, pagandoli con carta stampata, ancorché “ filigranata”,  beni reali,  produttivi di ricchezza concreta, non fasulla,  di grande pregio.
Ci vorrebbe Totò e una “banda di onesti”, di  governanti “onesti falsari “ alla maniera di Totò, che sapesse andare in rotta di collisione contro un sistema perverso ed una speculazione intollerabile. Che si mettesse in ogni paese a stampar moneta e,  perché no, pure euro. Ma euro per i cittadini, non per l’interesse di  grandi banchieri ed economie già forti e di fatto dominanti. O comunque una moneta “sovrana” capace di ridare vita al sistema, di togliere alla gente la paura di far figli, per non gettarli nella miseria. Una” banda degli onesti” contro questo euro, così com’è concepito.
Non ho idea di come Totò potrebbe ripensare quel film, in versione aggiornata. E temo che, probabilmente, non riuscirebbe nemmeno a immaginarlo nel contesto attuale. Perché a questo punto siamo ridotti : a fronte dell’”euro-truffa”, un Totò falsario oggi farebbe la figura di  un personaggio eroico, un benefattore straordinario, un salvatore della patria, circonfuso di gloria. Meglio di Garibaldi.
11 Marzo 2014

 
 
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