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Follia o malafede

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Follia o Malafede?

di Gaia Tedde
giovedì 29 marzo 2012


Buongiorno a chi mi legge!
Avete visto i telegiornali ieri? Io sì, e sono ancora basita. 
A distanza di pochi minuti l'una dall'altra sono state comunicate due notizie.  
La prima era un bel discorsetto, di quelli studiati al tavolo del marketing e della psicologia della comunicazione, del nostro amato Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che dava il suo forte sostegno (solo psicologico, eh...) a chi... non si è capito.
La sua dichiarazione suonava circa così:

"Credo ci sia una straordinaria consapevolezza tra gli italiani, non vedo esasperazione cieca e ho molta fiducia sulla capacità di comprensione di un momento difficile che il Paese sta vivendo e della necessità di affrontare nuove strade che i necessari cambiamenti prevedono".
 
Bene, grazie. Grazie davvero Signor, Onorevole, Illustre, Magnifico, Eccelso Presidente!
Abbiamo proprio bisogno di sentirci rincuorare, sapere che chi ci sta mettendo alla fame è soddisfatto dei nostri digiuni...
Peccato che, come dicevo, a seguire le notizie della politica, ormai sono solo quelle a fare da copertina a tutti i tg, infatti, è giusto che la politica venga prima della vita e della morte delle persone, prima della sparizione di un bambino o dell'omicidio di qualche poveraccio. Ormai l'unica notizia in grado di scavalcare la politica nella scaletta tg, è solo qualche aggiornamento riguardante il macabro reality-show che, come un necrofago boa constrictor, gira intorno alle salme di Sara Scazzi e di Yara Gambirasio...

Ma torniamo a noi, come dicevo, dopo questo exploit d'ottimismo del Capo dello Stato, parte il servizio che riporta la cronaca dettagliata del tentato suicidio di un muratore bolognese di cinquantotto anni, attimo per attimo, compresa la lettura della lettera d'addio ai famigliari, un bel primo piano sull'asfalto annerito e intervista ai soccorritori, ancora sotto shock. Se questo è giornalismo e dovere di cronaca...mah!

Ad ogni modo, beh...che brutta ironia della sorte, povero Napolitano!  
Solo poche ore hanno separato il suo incoraggiante intervento da questo eccesso di disperazione, che ne poteva sapere lui...
Eppure, una settimana fa, un operaio ha minacciato di darsi fuoco davanti alla sede dell'Alcoa di Portovesme, nel Sulcis-Iglesiente (sud-ovest della Sardegna), e poche ore prima un suo collega era rimasto per ore appeso a un traliccio dell'Enel, minacciando anch'esso il folle gesto, il tutto davanti alla tendopoli di operai in sciopero da mesi, alcuni dei quali hanno anche scelto l'estremo sciopero della fame.
E poi, bada un po' il caso fortuito, sono gli stessi operai sardi che, arrivati a Roma, tre giorni fa, il 26 marzo, soltanto due giorni prima dello sproloquio del Presidente, davanti alla sede del Ministero del Lavoro, hanno deciso di appiccare il fuoco alle schede elettorali e alla bandiera italiana.  
Hanno forse preso coscienza che non è la loro persona a meritare le fiamme, ma il loro Governo!

E di tutto questo il nostro più alto rappresentante se ne frega altamente, peggio, continua a prenderci in giro, a esasperare le coscienze dei lavoratori, a strizzare tra le affusolate dita del Governo (inguantate naturalmente!) gli operai, gli imprenditori, le mamme, i figli, le famiglie... in una parola: il Popolo, quello che egli dovrebbe difendere, e che ha giurato di difendere.
C'è un reato previsto dalla Costituzione Italiana, ed è lo spergiuro... ecco qui, solo un altro meritevole a Palazzo Chigi.

E a proposito della Costituzione Italiana...
In fondo è solo un pezzo di carta che definisce la nostra identità, non c'è dunque problema se qualcuno, tipo un certo Mario Monti, la sta cambiando, impunemente, sotto i nostri occhi.  
Senza essere stato eletto dal popolo cambia l'identità del popolo stesso, senza neanche il rimorso morale del tradimento, giacché lì sopra ci si è messo da solo!
Senza chiedere ai cittadini stravolge l'essenza e le regole del nostro essere cittadini, senza nessun rispetto per i lavoratori cambia le leggi che garantiscono il lavoro (Articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana: L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro) e, insieme con queste, cambia la vita, la dignità, la sicurezza e la speranza dei lavoratori di oggi e di domani.

Siamo sicuri che ci vada bene?!?

A poco importano le imminenti elezioni, quando si è già spianata una strada che condurrà inevitabilmente agli obiettivi che il signor Monti si è messo in testa di raggiungere, a spese nostre!
Sono convinta che non ci saranno conseguenze per chi ha bruciato la propria tessera elettorale, loro hanno solo capito prima di altri, che il loro diritto a scegliere non sarà rispettato, e hanno quindi deciso di tirarsi fuori dalla farsa, prima ancora che la gente riempia il teatrino.

In una Repubblica l'unico sovrano è il Popolo, non il denaro e quattro scimmiotti a lui asserviti.
Forse questo dovremmo ritornare a credere.
Tutti quanti.

« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione. »
 


-Pietro Calamandrei, Discorso ai giovani tenuto alla Società Umanitaria, Milano, 26 gennaio 1955.-





Oggi Pietro Calamandrei ci potrebbe indicare altrettanto bene dove andare se volessimo vedere dove sta morendo la nostra Costituzione: davanti alla sede Equitalia di Bologna, davanti all'Alcoa di Portovesme, davanti alla sede del Ministero del Lavoro di Roma. Dovunque un Italiano muore per mancanza di libertà e dignità.

Non possiamo stare fermi, passibili, immobili... e guardare il Grande Fratello per distrarci!


 
 
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