FILOSOFIA CIVILE: come e perché - Priorità Vitali

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FILOSOFIA CIVILE: come e perché

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FILOSOFIA  CIVILE: come e perché
di
Mirella  Napodano


Sulla funzione della filosofia nel mondo, ed in particolare in quello contemporaneo, la tendenza è quella di considerare il filosofo come 'polo sensibile' del dramma naturale e storico degli altri viventi: non - ovviamente - in qualità di semplice spettatore, o puro strumento di registrazione. Il filosofo ha il compito - oggi più che mai - di restituire continuamente agli altri una visione della realtà, svelando il valore sempre vivo e integro riposto nelle cose. Per giungere a scoprire e a rendere esplicita questa dimensione recondita del reale (o - se si vuole - 'recondita armonia') egli deve affrontare ad occhi aperti e senza smarrirsi la vicenda spesso paurosa, davanti alla quale altri si perdono, arrendendosi al caos. Deve partecipare alla loro esperienza, attraversare la loro angoscia.
Nella nostra epoca il dramma collettivo, storicamente inteso, ha acquistato un'evidenza e un'estensione senza precedenti. Oggi, a nessuna persona cosciente sarebbe permesso di 'non sapere'.  Non in senso socratico, naturalmente, perché le persone che 'non sanno di non sapere' sono le più pericolose. Oggi anche l'uomo più comune ha davanti agli occhi la prova - attraverso la testimonianza dei media - che tutti i viventi della terra sono suoi pari nella sostanza e nel dolore.
E' forse anche per questo motivo che in Italia, da circa trent'anni a questa parte, si va diffondendo il movimento delle pratiche filosofiche, cioè di una filosofia del dialogo, della cittadinanza, della quotidianità, che si affianca a quella ufficiale ed accademica, prevalentemente indirizzata agli studi di storia della filosofia, quegli stessi che abbiamo seguito nelle scuole superiori e all'università. Ma la filosofia non si identifica con la sua storia: la sua epistemologia ha a che fare con la pensosità, la problematizzazione della realtà, e come tale essa è permeata di domande e di nessi, di un incessante interrogarsi sulle domande radicali dell'esistenza: quelle a cui non esistono risposte sicure e definitive, ma solo risposte storiche, provvisorie, popperianamente fallibili.  Da questo deriva l'assoluta simmetria del rapporto tra i dialoganti: non c'è autorità cui appellarsi di fronte ai grandi quesiti della vita. C'è solo la possibilità di accedere ad una verità più ampia e complessa giovandosi del contributo e del confronto con il punto di vista dell'altro, di quell'essere speciale - unico e irripetibile esattamente come noi - che nel dialogo ci offre la sua visione del mondo, il suo tassello di verità. Occorre dunque abituarsi a percepire l'altro come risorsa cognitiva ed emotiva; ne consegue che il dialogo comunitario su base filosofica è la modalità privilegiata per far cooperare le intelligenze e le sensibilità delle persone impegnate nella ricerca.

Per giungere all’educazione alla cittadinanza, tuttavia, bisogna partire dalla costruzione del Sé, da 'chi sono io'.  E' soltanto la piena consapevolezza dell’identità che può valorizzare la differenza, la conoscenza dialettica dell’alterità, in un'ottica di antropologia relazionale. Bisogna ben riconoscere il proprio sé, la propria identità personale, familiare, etno-geografica e storica per conoscere l’altro in quelle sue stesse caratteristiche, in una totale, assoluta reciprocità.
Il nostro è un “tempo di privazione”, come affermava Heidegger, in cui si è assistito al crollo delle filosofie sistematiche, alla caduta delle visioni del mondo, al rifiuto dei saperi universali e della stessa ragione che di quelli era lo strumento, ma insieme – o di conseguenza – hanno fatto irruzione saperi nuovi e inusitati.

<Ho una metafora che conservo per me stessa, la chiamo "pensare senza ringhiera" ed è quello che cerco di fare>. Così Hannah Arendt, e basterebbe questa citazione - cui inevitabilmente si accompagna la paura, per noi comuni mortali, di cadere dal "balcone senza ringhiera" del pensiero - ad affascinarci e a spingerci a saperne di più se siamo abituati ad appoggiarci alla ringhiera dell’identità, al valore dell’unicità, al logos, al sistema, alla pratica del pensiero argomentativo e narrativo come metodo privilegiato per fare filosofia. Una filosofia -  scienza dei nessi - che oggi deve diventare plurale ed interculturale. Diremmo dunque con una battuta che siamo...diversamente filosofi?
Direi di no, perché utilizziamo lo strumento che fu prima dei Sofisti e poi di Socrate: l'ermeneutica del dialogo. L’ attualità delle filosofie antiche è nella loro pluralità e ricchezza di dissonanze. Col dialogo si tenta, in maniera cooperativa, di interpretare il presente e disegnare il futuro con modalità antiche. Essi, gli antichi, si ponevano domande paradossali e talvolta si davano risposte che a noi possono apparire perfino assurde. Dissonanze e capacità di argomentazione, quindi, sono i due elementi che favoriscono tanto la lettura dei classici quanto la filosofia dialogica del ventunesimo secolo.
Assumiamo perciò due punti di partenza: Kant dice non si può insegnare filosofia ma filosofare. Herbart sostiene che la filosofia… è "elaborazione di concetti dati", forniti dall'esperienza. Mettiamo dunque insieme e facciamo 'reagire' le nostre esperienze, con tutto il peso esistenziale nel frattempo accumulato, nel grande contenitore della filosofia dialogica per meglio esercitare in forma personale e comunitaria i nostri diritti/doveri di cittadinanza: un dialogo che deve essere vissuto, agito, compreso nelle sue leggi e nelle sue dinamiche relazionali.
La cittadinanza, che è un bene immateriale irrinunciabile, non determina in maniera automatica né uniforme i suoi effetti positivi sulla popolazione, se non si esercita uno sforzo collettivo  per sintonizzarsi sui valori etici universali, se non ci si educa all'esercizio dei fondamentali diritti e dei doveri che la pongono in essere. Per questo, la filosofia dialogica è contemporaneamente un progetto pedagogico, etico e politico, di quella Politica che non a  caso Platone nella Repubblica identificava tout court  con la Filosofia.                      


                                                                                                        MIRELLA  NAPODANO
Marzo 2014   

Bibliografia essenziale
M. N., Creature variopinte, ANICIA Roma, 2004
M. N., Socrate in classe, Morlacchi, PG, 2008
M. N. e Fausto Russo, Logos e Melos - Filosofia e musica come linguaggi della mente, Mephite, Av, 2011

mirella@napodano.com
www.amicasofia.it
Face Book                             

 
 
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