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Ecco come Obama ci controlla

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Ecco come Obama ci controlla
(e come ha vinto le elezioni)

di Stefano Biavaschi

 

Da tempo sapevamo tutti che l'occhio del Grande Fratello ci spia in ogni istante della nostra vita. Sapevamo tutti che ogni nostro sms finisce in una banca dati che ne tiene memoria. Sapevamo anche che ogni nostra mail passa attraverso server che si trovano negli Stati Uniti. E inoltre sapevamo che siamo costantemente ripresi da telecamere sparse ovunque e probabilmente anche dalla nostra webcam, così come siamo costantemente localizzati tramite i nostri cellulari ed i nostri navigatori.
Ma dopo che Snowden ha aperto il vaso di Pandora nessuno si sente più tranquillo. Edward Snowden, tecnico informatico ex dipendente della CIA, ha bruciato la sua carriera (e la sua vita) per rivelare al mondo che il Grande Fratello è lì, negli Stati Uniti, nei palazzi della NSA, l'Agenzia per la Sicurezza Nazionale, che non si limitava a prevenire il terrorismo, ma spiava le vite di tutti, e non solo degli americani, ma anche degli europei, inclusi i nostri diplomatici. Obama ha promesso che fornirà spiegazioni ma per ora ancora tace, mentre invece crescono i sospetti, perfino quelli legati allo spionaggio industriale. Del resto c'è poco da spiegare quando, tramite l'FBI, si ha accesso a tutti i dati riservati immagazzinati da Google, da Microsoft, da Facebook, da Apple, da Skype, dalle compagnie telefoniche, dagli enti che gestiscono le transazioni bancarie, i movimenti delle carte di credito, e quant'altro. L'NSA statunitense, tramite il programma PRISM, un programma di sorveglianza nazionale classificato come di massima segretezza, scruta e controlla i grandi Service Provider collocati sul territorio americano, quelli attraverso i quali è costretta a passare qualsiasi nostra mail, perfino se diretta in Cina. Una macchina potentissima che filtra i dati delle azioni compiute sulla rete, che ormai unifica in sé la navigazione internet e la telefonia, l'uso dei localizzatori e le transazioni finanziarie, la comunicazione audiovisiva e i Social Network. Come viene acceso un cellulare o un computer (ma spesso senza nemmeno bisogno di accenderli) noi veniamo controllati, istante per istante. In un solo minuto su internet accadono tante cose: in un solo minuto vengono creati 571 nuovi siti web, vengono caricate su internet 3.600 fotografie, vengono scaricate 47.000 applicazioni, scritti 100.000 tweet, condivisi 684.478 contenuti su Facebook, effettuate 2.000.000 di ricerche su Google, inviate 204.166.667 mail...
Qualcuno potrebbe domandarsi: come fanno gli uomini di Obama, per quanto numerosi, a controllare tutto? Tramite specifici filtri, impostazioni di parole chiave, combinazione di algoritmi (vedi nostro articolo allegato), oppure semplicemente selezionando con cura le persone da tenere sotto controllo. Tutto ciò che facciamo, anche solamente cliccando un “mi piace” o scrivendo una parola su un motore di ricerca, confluisce nei data-center delle grandi Società americane, un'enorme quantità di dati che oggi vengono chiamati Big-Data. I Big-Data vengono considerati una risorsa preziosissima anche per il commercio, perché chi ne entra in possesso può aumentare follemente i suoi guadagni. Vi siete accorti che negli ultimi tempi quando navigate appaiono pubblicità mirate apposta per voi, relative ad una ricerca che avete fatto o ad un prodotto che avete appena acquistato online? Questo anche perché le grandi aziende utilizzano in parte i nostri Big-Data o il tracciato della nostra memoria cache. Noi pensiamo che quando acquistiamo qualcosa su internet il nostro rapporto sia solo tra noi e il nostro venditore online; invece il nostro acquisto ha lasciato traccia sui database della banca tramite cui abbiamo pagato, su quello del fornitore di servizi relativi alla carta di credito utilizzata, su quello della compagnia di spedizione, su quello della società di smistamento logistico del pacco, su quella che si occupa del trasporto, e infine (se diversa) su quella che si occupa della consegna al nostro domicilio. Tutto questo è inoltre registrato dal nostro fornitore di servizi internet. Una marea di dati che consumatori di tutto il mondo lasciano continuamente, e che ora è possibile immagazzinare tramite server sempre più potenti e capaci. Una quantità di dati enorme e sempre in crescita: solo negli ultimi due anni abbiamo memorizzato il 90% di tutti i dati trasmessi da quando esiste internet. Quest'immensa mole di dati costituisce un ghiotto boccone per chi può metterci sopra le mani, perché in essi c'è tutto: le abitudini dei consumatori, il loro stile di vita, la loro capacità di spendere, e perfino le notizie relative alla loro salute, al loro lavoro, alle loro simpatie politiche.
E' grazie all'uso di questi Big-Data che Barack Obama è riuscito a spuntarla nella sua campagna presidenziale, assumendo 100 esperti informatici e statistici provenienti da Google, Twitter e Facebook al fine di realizzare Narwhal, un potente software in grado di passare al setaccio milioni di cittadini, che si è rivelato vincente soprattutto nell'Ohio (uno degli Stati-chiave), tracciando il profilo di 29mila “indecisi” e puntando con precisione su di loro.
Noi ci illudevamo che la legge sulla Privacy regolamentasse anche internet, ma ogni giorno che passa ci accorgiamo sempre più che non è così. E scoprire che le redini di tutto sono nelle mani di un uomo che si è preso il nobel per la pace prima ancora di mostrare il suo modo di agire, è diventato uno scandalo internazionale. Gli Usa non sono più guardati come prima, assomigliano troppo al vecchio KGB che nella Russia comunista spiava le vite di tutti. I governi europei sono in fibrillazione nel constatare come sono trattati da quello che si credeva un loro alleato.
Ora Obama sta dando una caccia spietata a Snowden, facendo illegittimamente fermare perfino gli aerei in transito su altre nazioni. Ma l'ex tecnico informatico che ha svelato tutto e che ha ancora molto da svelare, per quanto abile, prima o poi verrà preso e gettato nel mattatoio di Guantanamo.
Per ora, infatti, nessun Paese ha risposto alla sua domanda di asilo politico. Ed anche l'Italia, per voce di Emma Bonino, gli ha sbattuto la porta in faccia.
 
12 Luglio 2013


 
 
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