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E adesso cosa facciamo?

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E ADESSO COSA FACCIAMO ?

di Antonello Tedde


La “mission” del Prof. Monti è in fase avanzata e prosegue secondo progetto.
Suo, del Professore, non dei miseri sudditi.
Ci ha salvati, peccato che siamo un po’ tutti pesti, lividi, frastornati e preoccupati e ci chiediamo cosa ci capiterà ancora. Recentemente il Presidente del Consiglio ha affermato che vuole cambiare gli italiani, ma gli italiani vogliono essere costretti a cambiare come lui pensa ?  Non sembra che ci sia stato chiesto o proposto, inoltre non è chiaro in cosa e come dovremmo cambiare, a quale modello dovremmo conformarci. E’ sempre inquietante quando qualcuno si ritiene il depositario della verità e della giustizia senza portare un briciolo di prova a sostegno della sua convinzione. E’ possibile che il Sig. Monti ( e sì, in questo contesto il titolo di professore non gli compete : stiamo parlando della vita di uomini e donne non di Economia ) consideri che il parametro al quale riferire la vita, il comportamento, i sogni e le ambizioni dei cittadini sia il rapporto tra il PIL e la spesa pubblica, ma questa visione è molto limitata e completamente personale. Lo stato di salute di una azienda che ha come fine il profitto è certamente dato dal rapporto tra le entrate e le uscite, al fine di garantire utili da dividere tra i proprietari ( o gli azionisti ). Lo stato di salute di una Nazione va valutato su ben altri parametri, non così facilmente quantizzabili, inoltre, sin dai tempi di Pericle, queste valutazioni devono essere fatte dai cittadini, a maggioranza.
Qualunque genitore sarebbe ben contento di sapere che il proprio figlio si trova in una agiata situazione economica, ma non sarebbe ugualmente contento se questa situazione fosse dovuta ad attività illecite o  se il figlio fosse gravemente malato o profondamente infelice per qualsivoglia motivo. La ricchezza ed il danaro sono solo un elemento, ma vi sono cose estremamente più importanti.
A maggior ragione vi sono cose estremamente più importanti per una Nazione.
Ma torniamo a esaminare la situazione dell’Italia e come siamo giunti al punto in cui ci troviamo.
La crisi economica-finanziaria globale che, è platealmente chiaro per tutti, non ha avuto origine né in Italia né in Europa ha offerto all’opposizione ( PD e Terzo Polo) l’occasione, attesa e cercata da anni, per mettere sotto accusa e in seria difficoltà la maggioranza (PDL e Lega) e soprattutto per ridimensionare la leadership del capo della maggioranza. L’occasione era talmente ghiotta che gli attacchi su tutti i fronti, mediatici e non, alla maggioranza ed al suo leader in particolare sono stati sferrati senza esclusione di colpi e quando la speculazione finanziaria sui titoli di stato è diventata pesante e insostenibile ( e non possiamo escludere che gli attacchi all’allora Governo non l’abbiano favorita ) è maturato il momento per far cadere il Governo Berlusconi. Né maggioranza né opposizione erano preparate ad affrontare un giudizio dell’elettorato dall’esito imprevedibile (anche se ambedue bluffavano dicendosi sicure di poter riscuotere ampi consensi) per cui riparandosi dietro lo scudo,  in parte vero, della crisi, hanno sfacciatamente dimenticato quella “prassi” della Seconda repubblica per cui la caduta del Governo implicava nuove elezioni, e senza alcuna vergogna sono ritornate alla “prassi” della Prima repubblica per cui caduto un governo se ne fa un altro, come peraltro prevede la Costituzione, senza chiudere la Legislatura. E’ istruttivo notare come il bipolarismo, precedentemente considerato una matura conquista, sia stato messo allegramente da parte sempre con l’incombente spauracchio del “default”.
Con uno spettacolare “coup de théatre” è stato tirato fuori dal cappello a cilindro Mario Monti, promosso sul campo Senatore della Repubblica ( che bisogno c’era ? La Costituzione non prevede che il Presidente del Consiglio o i Ministri siano dei parlamentari, e meno male che non hanno nominato senatori tutti i componenti del Governo. Non c’erano i tempi tecnici. ) e quindi proposto come Presidente del Consiglio. Un ampio e smisurato consenso politico ha garantito la fiducia al “Governo Tecnico”, così chiamato, forse, perché i partiti non fossero corresponsabili del suo operato. Un Governo con un mandato ed una approvazione parlamentare è comunque un governo politico, perché dalla politica ha garantita la sua esistenza ed i partiti che lo sostengono sono completamente responsabili delle sue scelte e non possono defilarsi dietro un inconsistente paravento.
Il Prof. Monti, molto ben visto nei salotti dell’aristocrazia finanziaria europea e mondiale che sono il suo habitat naturale, ha mietuto e continua a mietere consensi, in campo nazionale e internazionale, da coloro che, come lui, ritengono che il Mercato, la Finanza ed il Profitto siano la estrema manifestazione e aspirazione dell’Uomo ed il popolo bue deve lavorare e sacrificarsi perché questa “novella trinità” possa consolidarsi e prosperare. E’ senza dubbio una filosofia, ma non è detto che sia condivisa dalla maggioranza dei cittadini ed a guardarsi intorno pare proprio che non lo sia.
Orbene se i grossi gruppi finanziari sostengono il Governo, se i media ( controllati dai poteri finanziari ) sostengono  Mario Monti, se l’ex maggioranza e l’ex opposizione  sostengono il governo Monti, la domanda che ci si pone è :
“Come ce ne liberiamo ?”
Probabilmente il Prof. Monti si ritiene un novello Cincinnato, ma Cincinnato, la storia e la tradizione ce lo insegnano, aveva la buona abitudine, superato il momento critico, di… levarsi dai piedi e tornare a coltivare il suo orticello. Non pare che queste siano le intenzioni del nostro attuale Governo, forse perché il momento critico non è stato ancora superato, ma un momento che dura mesi e, forse, anni, non è un momento ed allora viene il dubbio che, forse, il Governo sta sbagliando tutto e che non è questo il modo di affrontare e risolvere la crisi. Non sappiamo cosa avrebbe fatto Cincinnato se avesse fallito, però possiamo facilmente immaginare cosa avrebbe fatto il Senato Romano a Cincinnato.
Quello che appare sempre più chiaro è il fatto che si vogliono cambiare i cittadini, l’economia ( in una parola la Nazione, anzi le Nazioni), affinché il sistema finanziario si sostenga e prosperi. Questo sottintende una sudditanza delle Nazioni nei confronti del sistema finanziario, che è sovra-nazionale. Se si desse priorità alle Nazioni quello che si dovrebbe modificare sarebbe il sistema finanziario.
E ‘ evidente che Capi di Governo che volessero seguire questa linea non sarebbero ben visti nei salotti dell’aristocrazia finanziaria europea e mondiale, anzi sarebbero sicuramente combattuti e osteggiati.
Su questo argomento non si dibatte, non si discute, anzi è indecente accennarlo e se qualcuno ci prova è guardato come un povero fanatico fuori dalla realtà, perché è un fondamentale metodo della propaganda partire da presunti assiomi, che assolutamente tali non sono, e da questi iniziare i confronti e i dialoghi, sviando l’attenzione dai problemi veri.
La soluzione della crisi non deve essere cercata tra i tecnici, la soluzione della crisi è di natura politica e dai politici deve essere trovata. Se i politici sono condizionati dai tecnici, i “sacrifici” e le “lacrime e sangue” serviranno soltanto a consolidare, a spese di tutti, il sistema finanziario che reggerà …..sino alla prossima crisi.
Se i sacrifici serviranno a riportare la supremazia della Politica, orientata al bene della maggioranza dei cittadini, sulla Finanza  allora i sacrifici serviranno a qualcosa.
Se gli attuali politici non hanno la capacità e/o la forza di cambiare la rotta, un minimo di amor proprio e di serietà imporrebbe loro di rimettere agli elettori  il mandato indebitamente ricevuto. E pazienza se i salotti dell’aristocrazia finanziaria europea e mondiale si scandalizzeranno. Se questo comportamento verrà tenuto dalla maggioranza delle Nazioni, probabilmente lo scandalo verrà sostituito dalla preoccupazione, perché la scommessa fatta sulla supina accettazione da parte dei cittadini dell’imposizione di dare consistenza, con insostenibili sacrifici e fatica, ad una ricchezza inesistente e creata artificialmente sui mercati finanziari, sarà irrimediabilmente persa.
Se tutti noi perdiamo questa battaglia possiamo dimenticarci di sorridere  per molto tempo, possiamo dimenticarci di guardare con ottimismo i nostri figli e le generazioni che verranno.

 
 
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