DEMOCRAZIA : QUAL E’ QUELLA VERA ? - Priorità Vitali

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DEMOCRAZIA : QUAL E’ QUELLA VERA ?

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DEMOCRAZIA : QUAL E’ QUELLA VERA ?        
di   
Vittorio Zedda
                                                                                  

Il popolo catalano ha piena facoltà di esprimere nei confronti del governo centrale spagnolo la sua opinione in merito ai livelli di autonomia dell'entità territoriale e amministrativa di cui fa localmente parte. Ma stante la Costituzione vigente, un’ iniziativa catalana che minaccia l'unitarietà dello stato, si colloca al di fuori della legalità. E ciò vale per qualsiasi paese in cui l’assetto costituzionale sancisce l’unità e unitarietà dello stato: anche se la maggioranza di una entità regionale qualsiasi propendesse per la secessione dallo stato centrale unitario di appartenenza, tale propensione non si configurerebbe comunque come un diritto costituzionalmente garantito, ma con il suo esatto contrario. Il referendum catalano poteva quindi essere gestito e considerato come una mera consultazione popolare, priva di ogni effetto giuridico, ma utile solo a misurare entità e consistenza di un orientamento politico locale. La contesa fra indipendentisti catalani e governo centrale a quanto pare è stata molto mal gestita da entrambi i contendenti. Da parte catalana, mi sembra, accentuare il significato indipendentista della consultazione referendaria non poteva non portare allo scontro per violazione della Costituzione. E sembra proprio che questa sia stata la scelta, poiché i leader indipendentisti non potevano non conoscere le conseguenze giuridiche di tale manovra, anzi erano ben consci che per conseguire il risultato cui miravano non avevano un’altra opzione che non fosse quella traumatica. Una secessione è di fatto un atto ostile contro lo stato unitario, e chi vuole la secessione, indipendentemente dalla eventuale sostenibilità politica delle ragioni su cui si regge tale anelito, è costretto a fare una scelta: o tentare di negoziare con lo stato centrale, evitando comunque una richiesta costituzionalmente non negoziabile, ripiegando sul tentativo di conquistare progressivamente spazi di sempre maggiore autonomia, o andare allo scontro poiché una chiara e inequivocabile manovra indipendentista diventa di fatto un atto preliminare ad una  guerra civile, se non già un atto di guerra. L'intervento della Guardia Civil ,assai criticabile per la violenza sproporzionata contro persone pacifiche e inermi, è stata formalmente comunque la risposta legale e legittima, anche se incredibilmente mal gestita, del governo di Madrid, titolare della potestà di ricorrere alla forza . Un governo centrale che avrebbe anche potuto anteporre valutazioni di opportunità politica, prima di ricorrere a rigide espressioni di legittimità, e attendere quindi la conclusione di un referendum di fatto inefficace a fronte di qualsiasi pretesa e presunta conseguenza giuridicamente improponibile.  Lo scontro sarebbe stato forse solo rinviato o forse, chissà, evitato, anche se contro una volontà popolare per giunta mal guidata non ci sia poi molto da fare, soprattutto se manca, come di fatto è mancato, un potere politico capace, accorto, previdente e quindi in grado di prevenire i problemi a vantaggio dell’interesse pubblico. La lezione che scaturisce da questi eventi è tutta da decodificare e da chiarire: c'è una democrazia contro un'altra democrazia. Una democrazia legittimata dalla Costituzione e una democrazia intesa come libera espressione di un orientamento popolare locale o localistico che non ha autonomi poteri per “passare dalle parole ai fatti”. E per passare ai fatti non ha altro spazio in cui muoversi se non quello dell'illegittimità costituzionale, perché l’istanza che rivendica è legata a interessi soggettivi localmente circoscritti, ma non a diritti giuridici riconoscibili come tali a livello di comunità nazionale. C’è tanta materia per giuristi, costituzionalisti, politologi ,esperti di geopolitica e studiosi a vario titolo dei fenomeni che portano alla dissoluzione, alla ricomposizione o alla nascita di nuove entità statali che continuamente si formano o si dissolvono, attraverso processi o eventi in diversa forma più o meno traumatici. Un panorama in continua evoluzione, in cui siamo tutt’oggi immersi e coinvolti: dalla Brexit al Donbass , dall’ISIS al Kurdistan, dalla frammentazione della Libia ai Saharawi, dai Baschi al Rif,e tanto altro, cui si aggiungono nuove spinte  localiste da un lato anche in risposta a nuovi globalismi dall’altro. In permanente confronto tra forza e diritto, tra egoismi locali e centralismo oppressivo, tra nuovi colonialismi e poteri occulti trasversali alla politica e agli stati. E nessuno di noi può restare passivamente in balìa degli eventi, per l’insopprimibile  personale anelito di giustizia e verità.
                                                                                                                        
03 Ottobre 2017


 
 
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