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SI TORNA A VOTARE

Pubblicato da Antonello Tedde in Tema libero · 6/2/2018 17:04:21

SI TORNA A VOTARE
di
Antonello Tedde


Finalmente si ritorna a votare per le politiche, Tra meno di un mese  potremo sostituire i parlamentari eletti con la legge Calderoli (legge nº 270 del 21 dicembre 2005, il cosiddetto “Porcellum”)  che, come noto, è stata dichiarata incostituzionale con la sentenza N° 1 del 2014 della Corte Costituzionale.
Voteremo con una Legge che è stata studiata ed approvata dall’atttuale Parlamento. Questo stesso Parlamento aveva tentato di introdurre “l’Italicum”, legge elettorale che fu bocciata dalla Consulta ancor prima di essere stata usata. L’attuale legge elettorale, la n. 165 del 3 novembre 2017, viene spesso definita un’obbrobrio, anche da quelli che l’hanno approvata, e difficilmente si può dar loro torto. D’altra parte chi l’ha votata si difende affermando che è stata il risultato del miglior compromesso raggiungibile, compromesso un po’ forzato visto che, se non ricordo male, è stata approvata ricorrendo ben otto volte al voto di fiducia.
Sarebbe auspicabile che il nuovo Parlamento elaborasse una legge elettorale rispondente ai principi costituzionali, che garantisse la rappresentatività degli elettori, la possibilità per i cittadini di scegliere i propri delegati e riportasse i parlamentari a rispondere del proprio operato ai propri elettori e non alle segreterie dei partiti che li hanno portati in Parlamento.
Cerchiamo di capire un po’ meglio questa legge e quali sono le principali differenze con la precedente del 2005.
La Legge prevede un sistema misto con una parte dei seggi assegnati con sistema maggioritario e i restanti assegnati con sistema proporzionale, analogamente alla Legge Mattarella dove il 75% dei seggi era attribuito con sistema maggioritario ed il 25% con metodo proporzionale mentre la attuale legge prevede il 64% dei seggi assegnati con metodo proporzionale ed il 36% con metodo maggioritario (231 seggi per la Camera e 109 per il Senato) dando quindi una prevalenza alla quota proporzionale.
Il territorio è diviso in circoscrizioni (per il Senato corrispondono alle 20 Regioni)  a loro volta suddivise in collegi uninominali; più collegi uninominali, di norma, formano un collegio plurinominale.
Ogni collegio uninominale assegna un seggio col sistema maggioritario, pertanto ogni lista o coalizione di liste presenta un unico candidato. Il più votato va in Parlamento. Nella stessa scheda sono presenti le liste singole (o le liste accorpate in coalizioni) che partecipano all’assegnazione dei seggi del collegio pluriniminale, che vanno da tre sino ad otto seggi per la Camera e da due ad otto per il Senato, a seconda delle dimensioni del collegio. Per ogni lista sono elencati i candidati, da un minimo di 2 ad un massimo pari al numero di seggi del collegio, ma comunque non superiori a quattro.
Sulla scheda non è possibile esprimere preferenze (le liste sono bloccate e l’ordine in cui sono elencati i candidati definisce la graduatoria degli stessi per l’assegnazione dei seggi).
Come si vede con un unico segno si vota per il collegio uninominale, per il collegio plurinominale, per la lista e per la coalizione. Pacchetto preconfezionato: si può scegliere solo la lista con buona pace della libertà di scelta del cittadino e del mandato al suo rappresentante in Parlamento.
E’ da notare come il numero dei candidati sia mediamente inferiore al numero di seggi disponibili per cui con un contorto meccanismo di recupero può essere ripescato un candidato non eletto nel suo collegio e potenzialmente appartenente anche ad un’altra circoscrizione, per cui non solo col proprio voto si firma una cambiale in bianco per dei candidati che non si conoscono  se non per il nome scritto sulla scheda ma anche per dei candidati che non si sa neppure chi siano e da dove provengano. E’ abbastanza evidente che limitare il numero di candidati nel collegio ha il solo scopo di permettere l’elezione “sicura” di personaggi che il partito vuole in Parlamento. Tutto questo non è fatto nell’interesse dei cittadini e della democrazia ma soltanto nell’interesse personale di alcuni candidati e per sottolineare il potere di scelta che il partito esercita sui propri candidati. Abbastanza chiaramente il “senza limite di mandato” previsto in Costituzione per i parlamentari risulta fortemente condizionato visto che il parlamentare non è scelto dall’elettore ma dal partito.
A differenza della precedente, in questa legge non è previsto il premio di maggioranza,  con grande rammarico dei nostalgici del “partito forte” e della governabilità assoluta. Sono però rimaste le soglie di sbarramento per cui una lista che non raccolga almeno il 3% dei voti validi non può avere seggi in Parlamento. Questo per consolare quei ”democratici” che ritengono abbiano diritto ad avere rappresentanti in Parlamento solo i più forti mentre le minoranze, con i loro diritti e le loro richieste, devono sparire e non far perdere tempo. Per chi non ha voglia di fare i conti, il 3% di 47 milioni di elettori è circa pari a 1.400,000 voti. Non è proprio una minoranza trascurabile.
Si vota su una scheda unica per la quota proporzionale e per quella maggioritaria. Non è ammesso voto disgiunto, ossia votare per il plurinominale una lista diversa dall’uninominale, pena l’annullamento della scheda.
La possibilità per i partiti di presentarsi in coalizione consente ai partiti maggiori di aumentare le probabilità di avere seggi nei collegi uninominali ed ai piccoli partiti (inferiori al 3% ma superiori all’1%) di essere presenti in Parlamento; appare ancora una volta evidente il tentativo di trasformare la politica italiana in un sistema bipartitico (od almeno bipolare), tentativo assolutamente velleitario iniziato 25 anni fa  e miseramente fallito visto che alle attuali elezioni sono state presentate oltre 100 liste ed i poli di aggregazione sono, per adesso, indiscutibilmente almeno tre.
Pur essendo ammesse le coalizioni a livello nazionale non esiste un capo della coalizione né  un programma della coalizione, esiste invece un capo ed un programma per ogni lista.
Questa nelle sue linee principali la legge elettorale in vigore. Qualche dubbio sulla sua rispondenza ai principi costituzionali sicuramente può nascere, ma al momento non si può fare nulla e con queste regole andremo a votare.
Per molti il problema non è “per chi” ma “se” andare a votare. La mia opinione è che votare è nostro diritto e nostro dovere, tanto più ci rendono difficile manifestare le nostre scelte tanto più dobbiamo esercitare il nostro diritto. Non votare non è una manifestazione di protesta: è una dichiarazione di resa.

6 Febbraio 2018





2 commenti
Voto medio: 0.0/5
2018-05-04 12:59:40
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2018-04-11 11:30:20
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