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Abbiamo scelto di salvare le persone piuttosto che le banche

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“Abbiamo scelto di salvare le persone piuttosto che le banche”


Un articolo di Gérard Thomas, apparso su Liberation.fr, il 19 febbraio scorso, riporta un’intervista fatta a Buenos Aires con l’ex ministro dell’Economia argentino, Roberto Lavagna, che nel 2002 ha fatto uscire il Paese dalla crisi, facendo a meno dei servizi dell’FMI. Lavagna pensa che anche la Grecia dovrebbe seguire questa via per uscire dalla crisi attuale.

L’ex ministro dell’Economia argentino Roberto Lavagna, 69 anni, è il principale artefice della ripresa dell’argentina caduta in una terribile crisi 10 anni fa. Quando prese possesso delle sue funzioni, nell’aprile del 2002, il peso argentino era già stato svalutato del 70%, il paese era in default, il debito privato raggiungeva più di 72 miliardi di euro, il tasso d’inflazione arrivava circa al 125% annuo, la disoccupazione era ormai esplosa, i piccoli risparmiatori erano rovinati e i disordini sociali avevano già fatto più di 30 vittime nel Paese. E’ in questo quadro economico e politico che Roberto Lavagna ha preso la decisione di non servirsi << dell’aiuto >> del Fondo monetario internationale (FMI) e dei mercati finanziari. Questa è la via che dovrebbe seguire anche la Grecia.

Cosa accomuna la crisi argentina del 2001-2002 all’attuale crisi greca?

Sul piano economico, è tutto uguale. L’Argentina aveva stabilito una parità fissa tra il peso e il dollaro, la Grecia è legata all’euro. Un tasso di cambio fisso che associa dei Paesi con una forte produttività e altri la cui competitività è molto più debole non può che generare una crisi.

La Grecia è già al suo quarto anno di recessione, anche l’Argentina lo era. Il deficit fiscale, il deficit dei conti correnti, la caduta del PIL, l’indebitamento, l’esplosione della disoccupazione… tutti i dati macro-economici sono uguali. Tuttavia, la situazione sociale della Grecia è migliore di quella Argentina all’epoca. Sul piano istituzionale, l’Argentina era un Paese isolato mentre la Grecia fa parte dell’insieme economico più potente del mondo.

Come avete fatto a far uscire l’Argentina dal caos?

Da quando sono entrato in carica come ministro dell’Economia, nell’aprile del 2002, ho deciso che si doveva cambiare radicalmente modo di vedere l’uscita dalla crisi.. Il mese successivo, sono andato a Washington per incontrare i dirigenti del Fondo monetario internazionale e spiegargli che i nostri rapporti non sarebbero stati più gli stessi. Dall’inizio della crisi economica, nel 1998, avevamo già ricevuto due prestiti dal Fondo monetario per un totale di 51 miliardi di euro. Tutt’e due sono stati dei fallimenti spettacolari e alcune voci si levarono per chiedere una terza tranche di circa 17 miliardi supplementari.

Non ho voluto seguire questa via e ho spiegato all’FMI che non volevamo più prestiti e che saremo usciti dalla crisi da soli. La sola cosa che ho chiesto è stato un roll over parziale di tutte le scadenze. Mi sono anche impegnato a pagare gli interessi del debito e una parte del capitale. Ma non potevo fare tutto e subito. Questa posizione era impensabile per l’FMI perché mostravamo la volontà di fissare da soli la nostra politica economica. Ho dovuto spiegargli la mia proposta tre volte prima che arrivassero a capire. A partire da quel momento abbiamo smesso di sostenere le banche mentre l’FMI ce lo imponeva, esigendo anche la privatizzazione della Banca della Nazione. Ma essendo già usciti dal gioco, il Fondo monetario non aveva più i mezzi per fare pressione sull’Argentina!

Avete dunque remato contro l’FMI ed i vostri principali creditori?

Le vie per uscire dalla crisi non sono quelle che traccia l’FMI. Quest’istituzione propone sempre lo stesso tipo di contratto di risanamento fiscale che consiste nel diminuire il denaro che si da alla gente comune – i salari, le pensioni, gli aiuti sociali, ma ugualmente i grandi lavori pubblici che generano posti di lavoro – in modo da sfruttare il denaro risparmiato per pagare i creditori. Tutto questo è assurdo ed immorale. Dopo quattro anni di crisi non si può continuare a togliere il denaro sempre alle stesse persone. Ed è esattamente ciò che si cerca d’imporre alla Grecia! Diminuire tutto per dare alle banche. L’FMI si è trasformato in un’istituzione che mira a proteggere i soli interessi finanziari. Quando ci si ritrova in una situazione di stallo come l’Argentina nel 2001, bisogna cambiare le regole del gioco.

Secondo voi i piani di austerità e di rigore non sono necessari, ma è ciò che viene imposto alla Grecia…

A torto perché il denaro prestato rischia di non poter essere mai rimborsato e il deficit fiscale greco è più elevato oggi che quando gli venne concesso il primo prestito. Questi sono i soliti errori. La colpa è del settore finanziario che impone la propria maniera di vedere le cose. Si preferisce salvare le banche piuttosto che le persone che hanno dei prestiti immobiliari da rimborsare. La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di posticipare le scadenze per le persone indebitate. I funzionari dell’FMI a questo punto ci hanno rimproverato di violare le regole del capitalismo! Dimenticavano semplicemente che delle persone “rovinate” non consumano più, cosa che obera un rilancio per la crescita. Al posto di pagare le banche, la Grecia dovrebbe investire nell’educazione, la scienza e la tecnologia, finanziare delle infrastrutture e recuperare in questo modo una certa produttività, non soltanto nel settore dei servizi e del turismo.

Avrete sicuramente molti nemici tra i banchieri…

Mi detestano! Cosa che non gli ha impedito di bussare alla nostra porta per prestarci del denaro esattamente 48 ore dopo essere riusciti a risanare il nostro debito nel 2005! Ovviamente, ho rifiutato quest’offerta rispondendogli che l’Argentina non sarebbe ritornata sulla scena dei mercati finanziari prima del 2014 poiché non ne avevamo bisogno.

Perché il 2014? Semplicemente perché entro quell’anno il debito pubblico sarà solo del 30%, la metà dei parametri europei di Maastricht! Sono del parere che una nazione come l’Argentina non ha bisogno di stare tutto il tempo sui mercati finanziari. Si rischierebbe di aumentare nuovamente il debito pubblico. Il problema è che sono gli stessi banchieri a far passare l’idea che indebitarsi all’estero sia una cosa positiva. E’ normale che se io vendessi pomodori, penserei che è bene mangiarne! Loro vendono soldi!


 
 
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