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A che cosa serva non andare a votare

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E’ per me un onore e un piacere lanciare il seguente Testo, redatto dall’eccellente Professor Pietro Melis che mi ha espressamente autorizzato, Testo dove con la consueta sapienza e arguzia egli espone un tema di pubblico interesse proponendo soluzioni ragionevoli. Le argomentazioni del Professor Melis sono rigorose e pienamente condivisibili. Buona lettura. Giancarlo Matta

Qualcuno si domanderà a che cosa serva non andare a votare se certa gentaccia poi conserva lo stesso numero di poltrone anche se andasse a votare solo il 10% dei Cittadini. Giusto. Ma ciò dovrebbe essere un primo segnale per richiedere la riforma della Costituzione introducendo il referendum propositivo. Con questa riforma, sarebbe possibile scavalcare i partiti introducendo una legge che riduca il numero degli eletti (nei Comuni, come nelle regioni e province -che dovrebbero essere tutte abolite- e nel Parlamento) di modo che, fatta salva una soglia fisiologica del 20% di non votanti, sotto l'80% il numero degli eletti diminuisca in proporzione al numero dei non votanti. Così i parassiti della politica, molti dei quali sono senza mestiere, non avrebbero più la sicurezza di conservare la poltrona e non potrebbero più avere la presunzione di rappresentare la volontà dei Cittadini.
Sarebbero costretti a prendere atto che questa è una falsa democrazia.
Cesserebbe la loro arroganza in Parlamento nel fare le leggi presentandole come espressione della volontà della maggioranza del Paese. Ma come riformare la Costituzione se proprio questa (art. 138) prevede che sia il Parlamento a riformarla con la maggioranza dei 2/3 oppure con la maggioranza semplice e referendum confermativo? Eppure basterebbe usare l'art. 71 della Costituzione per richiedere con sole 50.000 firme una legge di iniziativa popolare. E per iniziativa popolare si potrebbe richiedere una legge che riduca il numero degli eletti in proporzione al numero dei non votanti. E' vero che poi sarebbe pur sempre il Parlamento a doversi esprimere su questa legge. Per cui sembra impossibile uscire da un circolo vizioso. Vi immaginate un Parlamento in cui i partiti approvassero la diminuzione degli eletti in proporzione al numero dei non votanti? Sembra impossibile. Però a questo punto finalmente quei parassiti della politica getterebbero la maschera della falsa democrazia e cadrebbero in un maggiore e definitivo discredito. Non avrebbero più la faccia tosta di voler rappresentare la “volontà popolare” e sarebbe l'inizio della loro fine se si opponessero al referendum propositivo. Si deve proporre altresì, anche con referendum, la questione dell' “euro”, la cui imposizione è la principale causa dell'attuale regresso economico perché ha privato ogni Stato della proprietà della moneta. Cosa veramente assurda. Bisognerà ben presto studiare attentamente le modalità per uscire dall' “euro”, come hanno già spiegato molti economisti: in Italia, tra gli altri, Paolo Savona. Non si possono riunire in una sola moneta Stati con economie reali così diverse. L' “euro” è nato contro la legge economica che afferma come la moneta debba rispecchiare il valore dell'economia reale.

Professor Pietro Melis

 
 
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