SOGNANDO CHE FARE - Priorità Vitali

Vai ai contenuti

Menu principale:

SOGNANDO CHE FARE

Articoli

SOGNANDO CHE FARE
di
Pier Luigi Priori


Il partecipante più giovane al nostro ultimo incontro di Milano, svoltosi nel palazzo Baizizza di Ozzero, ci ha fatto poi notare che se l’incontro/seminario a livello informativo era tecnicamente riuscito… doveva comunque avere un seguito costruttivo di qualche genere, e questo non era facile vista la situazione generale! Saremmo altrimenti stati un pasciuto gruppo di alto borghesi che si riuniva in una magnifica magione per dissertare sui massimi sistemi, nonché su quanto in essi di sbagliato, e parlare magari anche di “rivoluzione”… per poi concludere con un ottimo rinfresco e ritornarcene tutti tranquilli a casa, tronfi di avere fatto il nostro dovere ed immaginando di avere apportato cambiamenti ad un mondo che in realtà alla nostra presenza era e rimane assolutamente indifferente! In altri termini, vi era il rischio che l’incontro servisse solo a placare la nostra coscienza e come sfogo, alla stregua di milioni di eroi informatici che nel web si misurano in siti, blog e chat dove protagonisti e lettori sono sempre gli stessi, e dopo essersi parlati addosso inutilmente per ore, poi si acquietano fieri della propria attività di “opposizione” al sistema!
L’obiezione è assai più seria di quanto sembri…. Vedendo il quadro di insieme, sembrerebbe infatti che possiamo fare ben poco contro la dittatura finanziaria ed il moderno pangermanesimo, quell’insieme di interessi coi quali l’oligarchia burocratica e bancaria europea, prosecutrice ed interprete delle politiche monetarie della banca centrale tedesca,  ha imposto e sta radicando il suo sistema sul sud Europa con regole atte al controllo totale delle istituzioni, della popolazione e del territorio, ma inadeguate alla sopravvivenza  della sua economia.
Per la debolezza, litigiosità, impreparazione e corruttibilità del suo sistema politico, l’Italia ad onta della sua forza economica è stata così facilmente relegata ad un ruolo vassallo da trattati mai votati dai cittadini, ma approvati da parlamentari d’ogni colore che, distratta la popolazione col teatrino della politica e col gioco delle parti su temi irrilevanti, assieme ad una stampa economicamente succube hanno nascosto la portata delle decisioni maggiori che venivano nel contempo prese.
Con dati ed informazioni non rispondenti alla realtà, a partire da quelli sulla disoccupazione reale, si è nascosta per anni l’estrema gravità della situazione economica e sociale, mentre si dava via libera al saccheggio di tutte risorse accumulate nei cinquanta anni di benessere post bellico, a vantaggio di investitori e speculatori stranieri, banche e multinazionali, nonché della minoranza di loro fiancheggiatori e complici locali, dai politici e dal loro sottobosco ad una casta ristretta di imprenditori italiani. Quanto sta avvenendo nel nostro paese va ben oltre il noto enunciato dello scrittore Stendhal: “Il pastore cerca sempre di convincere il gregge che l'interesse delle pecore ed il proprio siano gli stessi.”

I mezzi economici praticamente illimitati a disposizione degli attori e degli alleati del sistema, i vincoli e gli sbarramenti posti all’entrata di nuove forze politiche nell’agone, superati solo da un movimento scarsamente propositivo come il M5S, una stampa che dipende da contributi pubblici determinati dalla politica per la sua sopravvivenza, ed una magistratura che colpisce spesso e soprattutto chi non è allineato, rendono apparentemente impossibile un rovesciamento della situazione.
L’Italia è ancora teoricamente una nazione sovrana, e la maggioranza degli italiani ormai si rende conto che l’ impoverimento del paese e il sistematico saccheggio delle sue risorse sono partiti da una globalizzazione senza regole, pianificata dai grandi oligopoli mondiali della moneta e di certe materie prime, e dal congelamento nell’euro del cambio della lira col marco tedesco, cui nessuno dei nostri politici ha voluto opporsi a tempo debito: esisterebbe quindi ancora la concreta possibilità di riconquistare la nostra sovranità politica e monetaria, e con esse di ripristinare libertà e benessere nel nostro paese.
Per questa ragione la propaganda del sistema insiste da tempo, su larga scala ed in modo ossessivo sulla impossibilità (giuridica e de facto) di “tornare indietro”, e che uscire all’euro e/o da questa Europa rappresenterebbe la fine per il nostro paese. La verità è che non era mai avvenuto che nazioni diverse avessero una stessa moneta senza avere prima unificato i loro sistemi economici e  fiscali, e quelle europee erano ancora troppo disomogenee quando hanno avviato il loro esperimento di valuta comune. Le politica monetarie sono state quindi imposte dai paesi più forti (l’area tedesca) a scapito di tutti gli altri: se restassimo supinamente nell’euro, la tendenza che sta portando tutte le nostre produzioni  fuori mercato continuerà fino alla totale distruzione della nostra economia.  Per noi non v’è quindi ragione di restare in una Europa organizzata a beneficio dei banchieri, nonché dei burocrati e politici asserviti all’egemonia tedesca: una Europa impostaci con la propaganda e l’inganno, perché nulla ha a che vedere con quella confederale “delle nazioni” che tutti sognavamo e ci era stata prospettata.  Quando in una escursione si sbaglia un sentiero, non si continua… si torna indietro fino alla biforcazione ove si è sbagliato strada, e si riprende quella giusta! L’euro va rinegoziato e potrà (ripensato) restare moneta parallela, ma la moneta di ogni stato dovrà tornare ad essere emessa non da un sistema bancario transnazionale o nazionale, ma dal suo ministero del tesoro, a seconda delle necessità di sviluppo di ogni paese e delle sue politiche sociali. Nel processo di rinegoziazione ed assestamento, negli stati che Eurolandia ha privato di ogni liquidità potrà diffondersi l’uso di monete parallele, e non è da escludere che in Europa ci si possa trovare con “euro” a più velocità, cioè con più monete che riflettano l’omogeneità e le esigenze comuni di aree economiche sovranazionali. E’ comunque essenziale che qualunque sia il percorso e/o il punto di arrivo si rompa il monopolio delle banche centrali sull’emissione di moneta, perché ogni moneta appartiene al suo stato o comunità di riferimento: può infatti essere strumento di crescita e sviluppo solo se emessa senza indebitamento di sorta verso il sistema bancario, a seconda delle necessità della specifica economia in cui va a circolare.  
Poiché privi di una classe politica orientata al bene comune, che ci tutelasse ed all’occorrenza ci guidasse, abbiamo subito una guerra economica che ci sta privando di benessere, beni e libertà reale non meno di tante invasioni del passato: se vogliamo che il nostro paese non precipiti per decenni in un abisso dobbiamo aprire rinegoziazioni su questo euro e sulla nostra appartenenza a questa Europa, prima di diventare economicamente irrilevanti: persa infatti tutta la  nostra forza economica, ci verrebbe meno ogni capacità negoziale. La guida del nostro paese in questo difficile periodo di transizione non potrà essere nelle mani del signor Enrico Letta, che ha esordito come primo ministro andando immediatamente a Berlino a ricevere tutte le istruzioni del caso, né di politici compromessi con questa Seconda Repubblica, rivelatasi assai peggiore della prima…
Viste le difficoltà enormi create dal sistema a qualunque rinnovamento con leggi elettorali che rendono possibile solo  la nomina ed il governo di prescelti dall’oligarchia partitica, CHE FARE?
In genere le rivoluzioni sono state effettuate dai giovani: per questo il sistema ha attuato preventivamente una gigantesca campagna di disinformazione, appiattimento e confusione degli strati più giovani della popolazione, quelli che non hanno mai visto un sistema elettorale che permetta ai cittadini di eleggere parlamentari liberamente scelti, che ignorano che vi possano  essere modelli economici basati su impieghi diversi dal precariato, che non ricordano come nella nostra piccola Italia si potesse vivere bene quando le decisioni si prendevano nell’interesse dei cittadini e non ci venivano imposte dall’alto a vantaggio di sistema finanziario, banche e Germania.  I giovani ormai non hanno ricordo di come si vivesse meglio ed il sistema funzionasse quando produzione industriale, artigianale ed agricola “tiravano” l’economia producendo ricchezza ed occupazione, e la finanza era un servizio, non la casta dominante, un vampiro assetato di denaro che prosciuga ed uccide ogni settore produttivo.  
La crisi della famiglia e delle istituzioni religiose legate alla cultura del nostro territorio ha lasciato la gioventù senza riferimenti valoriali e punti di riferimento: le conseguenze del liberismo estremo indotto nel nostro paese dai potentati finanziari ed economici sono stati il consumismo ed il relativismo: gran parte della nostra gioventù attuale ha quindi perso in una generazione la forza morale “propulsiva” che le venivano da millenni di storia. Se decenni or sono l’insoddisfazione delle generazioni precedenti per motivazioni più irrilevanti aveva portato ad autentiche rivolte (il ’68), ed eventualmente alla diffusione di droghe, musiche obliteranti, alcool ed altro, le frustrazioni delle ultime leve hanno trovato sfogo nell’etere ed in strumenti informatici: così videogiochi e giochi d’azzardo abbruttiscono e sottraggono tempo, energie e denaro ad una generazione già culturalmente appiattita, privata del suo diritto al lavoro, ad una famiglia, ad una vita piena. Chi è conscio della situazione, e non vuole o non ha modo di servire il sistema, si perde poi in infinite chat, blog e siti ove ci si parla addosso bisticciando in modo improduttivo. Altri, spesso i migliori, emigrano! Ci sono due milioni di giovani italiani che vivono all’estero. Si tratta di persone che in Italia hanno studiato, spesso con profitto. Nel perverso meccanismo che viviamo, a beneficiare del loro apporto non sarà più lo stato italiano, nonostante quanto investito nel loro processo formativo: lo spazio demografico che essi lasciano, e quello dei milioni di altri costretti a lasciare il nostro paese, viene nel contempo occupato da immigrati spesso meno qualificati e poco assimilabili, che stemperano le caratteristiche culturali di fondo della nostra popolazione attenuandone la capacità di intendere e reagire.     
Buona parte delle nostre ultime generazioni vegeta dunque in un coma indotto dalla la politica e dai media suoi servi, e sembra rassegnata al continuo peggioramento della propria situazione, del precariato, di retribuzioni sempre più basse per gli occupati, nella necessità di mantenere i benefici delle generazioni precedenti e delle caste dominanti.  
Apparirebbe, come diceva il nostro giovane interlocutore lombardo due sabati fa, che data la potenza di fuoco dei nostri antagonisti, e l’accerchiamento in atto, il nostro “pasciuto” gruppo di borghesi desiderosi di cambiamento non abbia né la forza né gli strumenti per cambiare granchè, anche perché quei giovani che il sistema penalizza in ogni modo… sono stati narcotizzati e sembrano senza speranza: a questo punto ed ancora:  CHE FARE? Il lettore che faticosamente ha seguito fin qui il mio sproloquio, mi permetta un’ultima considerazione, una speranza ed un sogno!
La mia generazione ha avuto la fortuna di nascere, studiare, lavorare e vivere, per diversi decenni in Italia  senza guerre e nel benessere: un francobollo nello spazio e nella storia. Abbiamo visto il paese crescere, e sappiamo che nei limiti della scienza fisica, con un pizzico di fortuna tutto è possibile (o quasi!) se davvero lo si vuole! Anche nel sistema più chiuso, o nella gabbia a sbarre più strette, prima o poi si presentano strada e modi: l’importante è mantenere cognizione di cosa sia giusto e cosa sbagliato, e … di cosa veramente si sogna e si vuole!
Se avremo il coraggio di strappare il potere decisionale a burocrati lontani, e di riprendere come popolo  il nostro destino nelle nostre mani, dopo una inevitabile breve crisi di assestamento arresteremo il declino ed eviteremo la catastrofe cui ora siamo stati destinati.
Usciamo dal meccanismo perverso di questo Euro che ha diviso e separato l’Europa, favorendo le  nazioni del nord a scapito di quelle del sud, e rinegoziamo i trattati europei per ridefinire quella Europa Confederale di popoli e stati sovrani che la maggior parete dei suoi cittadini auspicavano: una Europa estranea alle politiche fiscali dei suoi singoli stati, che non abbia più spazi per agevolare certe sue nazioni a scapito di altre, che non abbia timore di imporre dazi per penalizzare importazioni da paesi che producano in situazioni difformi dalle nostre per rispetto dell’ambiente, dei diritti dei lavoratori ed altro, una Europa che mai più sponsorizzi con sussidi le esportazioni sul suo territorio di produzioni straniere, come avviene in questo momento a scapito della nostra agricoltura. Questa Europa, più simile al modello svizzero che a quello americano, è la sola in cui avremmo desiderio di vivere.
Sogno un’Italia tornata nel contempo decisionista e basata sul merito: una democrazia elettiva che sfoltisca ampiamente i compensi ed il numero dei parlamentari, diversifichi i ruoli dei due rami del Parlamento, e tagli radicalmente il costo della politica e del suo sottobosco. Immagino i suoi comuni, soli o in forma consortile, con la massima partecipazione della popolazione, tornati ad essere cuore pulsante dell’organizzazione e dell’amministrazione del paese. Poiché scarsamente utili, dal momento che tutte le decisioni vengono sempre prese a monte dalle segreterie dei partiti, vengono aboliti i consigli regionali, quelli provinciali ed il relativo sottobosco, e le loro mansioni sono svolte da prefetti nominati dall’alto, e da collaboratori che essi possono scegliersi: sul loro operato vigila una magistratura rinnovata nella funzione e nello spirito, che veda separazione di carriere e l’abolizione delle correnti che ne hanno finora condizionato il funzionamento. Anche per i compensi dei magistrati valgono i limiti imposti a quelli dei politici, con livelli retributivi essenziali e trasparenti. La riforma della magistratura altro non è stato che il primo passo di un  piano organico per assicurare il rispetto delle leggi e la sicurezza dei cittadini.    
Questo sogno, perché lo stato che vogliamo deve essere privo di ogni burocrazia inutile, e fiscalmente responsabile: la sua  possibilità di emettere direttamente moneta (senza indebitarsi verso il sistema bancario) per i progetti pubblici necessari al rilancio dell’economia ed altro limiterà sempre più il prelievo tributario: a fronte delle tasse torneranno ad esservi servizi effettuati per i suoi cittadini da una amministrazione pubblica sempre più efficiente.
Perché questo sogno possa realizzarsi, come economia ripartiamo dall’idea che la proprietà privata debba essere difesa, affinché possa un giorno tornare diffusa, e che la proprietà dei mezzi di produzione non debba essere di pochi finanzieri, ma il più possibile nelle mani di chi nelle aziende ci lavora: che le leggi non debbano favorire o sovvenzionare i grandi, ma gli artigiani, le piccole e medie imprese, le aziende con proprietà diffusa fra i loro lavoratori: che il piccolo commercio (col suo indotto produttivo, perlopiù locale) riprenda ruolo ed economicità di fronte alla grande distribuzione e riporti tipicità ai centri cittadini. Devono essere incentivati quegli imprenditori che sono direttamente coinvolti nella gestione operativa e globale delle loro aziende, e deve essere riconosciuto come  i loro interessi perlopiù convergano con quelli dei loro dirigenti, impiegati ed operai: per ovviare alle limitate dimensioni di queste imprese, cosi “italiane”, per ricerca e commercializzazione ne va favorita l’integrazione in consorzi.
Sulla immigrazione, dopo decenni di non-governo il nostro stato si porrà in modo diverso sia verso i paesi di provenienza dei flussi immigratori che verso le altre nazioni europee che hanno di fatto ripristinato frontiere, escludendo recentemente dalla libera circolazione in Europa gli sventurati che loro stesse ci premono ad accogliere sul nostro territorio: essi devono invece essere compartiti fra tutti i paesi europei, a seconda della loro popolazione. Spettano all’Europa iniziative e programmi per consentire ai migranti condizioni accettabili di vita nei loro paesi di provenienza. Si espellano invece gli immigrati colpevoli di reati penalmente significanti, stringendo accordi perché possano servire le pene nelle carceri dei paesi di provenienza. Che ai nativi non si neghino i diritti accordati ai migranti e gli immigrati  vengano educati ai doveri quanto ai diritti: si dia insomma a Cesare quello che è di Cesare, ma con quello spirito di carità e solidarietà umana che è insito nella nostra gente.  
Per la famiglia, che si rivaluti la famiglia naturale, come prima unità sociale ed economica dello stato, e base per l’educazione e l’etica delle generazioni che verranno. Che la sanità valorizzi e premi la prevenzione, e sia riorganizzata per dare priorità al servizio del malato, anziché sulla base di altre considerazioni, categorie o interessi.  
Sulla scuola: che torni a riconoscere il merito e che per gli studenti di valore sia davvero gratuita per tutta la durata degli studi: solo così potrà essere ancora quell’ascensore sociale per le classi più disagiate  che chi ha la mia età ancora ricorda, ed assicurare l’indispensabile ricambio alle classi dirigenziali del paese. Con una riorganizzazione statale che restituisca ai giovani il diritto ad un futuro ed ad un lavoro nel loro paese, gli investimenti nella scuola torneranno ad essere strategici ed essenziali.
Dobbiamo insomma tornare indietro al punto ove abbiamo sbagliato strada, per potere poi procedere di nuovo: non sarà compito facile, anche perché si sta portando il livello decisionale da quello nazionale dei singoli stati a quello sovranazionale europeo, allontanandolo ancor di più dalla portata dei singoli cittadini e di eventuali loro organizzazioni: ma l’alternativa è che il processo in atto arrivi alle sue conseguenze più estreme, e la fame e la disperazione dei più finiscano col portare alla rivolta, mentre culture diverse e/o religioni militarizzate potrebbero trovare in questo caos e vuoto valoriale spazi di espansione incontrollata. Pur in una situazione critica, ed in un sistema manipolato da un’Europa guidata da grandi interessi, lontani da ogni controllo democratico, il nostro futuro resta però ancora nelle nostre mani.


27 Ottobre 2013

 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu